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Le aree strategiche

Inviato da tuxsa il

Una città non può proteggere soltanto ciò che è già diventato parco. Deve saper riconoscere in anticipo i luoghi che possiedono un valore ambientale, paesaggistico o territoriale tale da rendere particolarmente delicata ogni futura trasformazione.

È da questa convinzione che Salerno Verde introduce il concetto di area strategica:

  • Non è necessariamente un’area pubblica.
  • Non è necessariamente un’area sottoposta a vincolo assoluto.
  • Non è necessariamente un luogo incontaminato.

Può essere un terreno privato, una superficie degradata, un’area agricola, un colle, una fascia fluviale o persino uno spazio già parzialmente artificializzato.

Ciò che la rende strategica è un’altra cosa: la sua trasformazione può incidere in maniera significativa sul futuro ambientale della città.

Proteggere prima, non protestare dopo

Questo principio deriva direttamente dall’impostazione politica che abbiamo scelto all’inizio del progetto.

Troppo spesso la discussione pubblica sul territorio comincia quando compare un progetto. A quel punto esistono già proprietà, investimenti, progettazioni, aspettative economiche, procedimenti amministrativi e interessi consolidati. La comunità viene chiamata a discutere quando una parte delle decisioni può essere già maturata.

Salerno Verde propone di invertire questo processo.

  • Prima individuiamo i luoghi che riteniamo strategici.
  • Poi discutiamo pubblicamente quale funzione debbano avere.

Solo successivamente valutiamo quali trasformazioni siano compatibili con quella funzione. Non significa impedire ogni cambiamento. Significa stabilire che alcuni luoghi non possono essere considerati semplicemente superfici disponibili.

Come riconoscere un’area strategica

Per evitare che la definizione diventi arbitraria, proponiamo alcuni criteri. Un’area può essere considerata strategica quando presenta uno o più dei seguenti caratteri:

  • grande estensione di suolo permeabile;
  • presenza significativa di vegetazione;
  • continuità con boschi, parchi o corridoi ecologici;
  • ruolo nella connessione monte-mare;
  • funzione idraulica o fluviale;
  • posizione in quartieri con forte deficit di verde;
  • valore paesaggistico;
  • valore agricolo;
  • capacità di mitigazione climatica;
  • possibilità di diventare un nuovo parco o corridoio verde;
  • rarità, cioè presenza di uno degli ultimi spazi liberi in un settore fortemente urbanizzato;
  • rischio potenziale di trasformazione o frammentazione.

Non è quindi necessario che un luogo soddisfi tutti questi criteri.A volte ne basta uno particolarmente importante.

Una Carta delle aree strategiche

Il futuro Piano civico dovrebbe produrre una vera Carta delle aree strategiche di Salerno.

Non sostituirebbe la Carta dei Vincoli o la Rete Ecologica del PUC ma sarebbe affiancata da una lettura civica.

Per ogni area dovremmo costruire una scheda contenente almeno:

CampoContenuto
Denominazionenome dell’area
Localizzazionequartiere e coordinate
Superficieettari/m²
Proprietàpubblica, privata, mista
Destinazione urbanisticaPUC vigente
Vincolipaesaggistici, idrogeologici ecc.
Rete ecologicaruolo e classificazione
Copertura del suolovegetata, agricola, artificiale
Permeabilitàlivello
Valore paesaggisticodescrizione
Funzione climaticapotenziale
Connessioniparchi, colline, corsi d’acqua
Stato attualeconservato, degradato, frammentato
Trasformazioni noterealizzate o programmate
Segnalazioniinformazioni non ancora documentate
Proposta Salerno Verdetutela, recupero, rinaturalizzazione

Questa distinzione è fondamentale perché ci permetterà di tenere separati fatti, segnalazioni e proposta politica.

1. Colle Bellaria

Il primo luogo da inserire nella Carta non può che essere Colle Bellaria.

La sua posizione è eccezionale. Non si trova ai margini remoti del territorio comunale. È una grande presenza collinare inserita praticamente nel sistema urbano centrale, visibile da buona parte della città e capace di mantenere una forte continuità paesaggistica tra il costruito e le alture.

Proprio questa posizione rende Bellaria prezioso. Ed esposto.

Salerno Verde propone quindi di considerarlo fin dall’inizio una area strategica prioritaria. Non perché disponiamo oggi della prova di un progetto edificatorio imminente ma perché sarebbe politicamente miope aspettare un eventuale progetto prima di discutere il futuro del colle.

Bellaria ha già attirato attenzione progettuale

La ricerca documentale fornisce anche un elemento utile. Negli atti amministrativi compare la collaborazione dell’Ufficio di Piano alla preparazione di un concorso di idee denominato “Antenna Landmark” su Colle Bellaria. Questo dato non dimostra alcuna attuale operazione speculativa e non deve essere utilizzato in quel senso.

Dimostra però una cosa più semplice:

Bellaria è già stato considerato in passato come luogo sul quale immaginare interventi e trasformazioni progettuali.

È quindi perfettamente legittimo che oggi la comunità formuli una propria visione preventiva.

La proposta di partenza per Bellaria

Non definiremmo ancora un progetto definitivo. Ma possiamo già stabilire una direzione:

Colle Bellaria dovrebbe essere studiato prioritariamente come grande infrastruttura ecologica e paesaggistica urbana.

La sua eventuale valorizzazione dovrebbe partire dal minimo intervento necessario:

  • percorsi pedonali;
  • recupero della vegetazione;
  • prevenzione degli incendi;
  • gestione forestale;
  • punti panoramici;
  • educazione ambientale;
  • connessioni con i quartieri.

Prima di qualsiasi infrastruttura pesante dovrebbe essere dimostrata la sua effettiva necessità.

Il principio sarebbe: prima conservare, poi eventualmente aggiungere.

2. Il sistema dell’Irno

La seconda area strategica non è un singolo terreno. È un sistema territoriale. Il fiume Irno e le sue fasce circostanti collegano l’interno della città al mare e mettono in relazione aree verdi, parchi e spazi urbanizzati.

Le NTA vigenti riconoscono esplicitamente per il Parco dell’Irno interventi finalizzati alla rinaturalizzazione delle sponde e delle aree circostanti.

Salerno Verde considera quindi tutto l’asse dell’Irno una priorità e non soltanto il tratto già trasformato in parco.

L’obiettivo dovrebbe essere costruire nel tempo una continuità ecologica e pedonale quanto più possibile riconoscibile, dall’interno fino alla foce.

3. La foce dell’Irno

La foce merita però una scheda autonoma. È il punto nel quale si incontrano:

  • fiume;
  • mare;
  • fascia costiera;
  • città centrale;
  • zona orientale.

Quattro sistemi in un unico luogo.

Per questo ogni trasformazione dell’area dovrebbe essere valutata non soltanto in termini edilizi o infrastrutturali, ma rispetto alla possibilità di rafforzare il nodo verde-blu dell’Irno.

Il principio di Salerno Verde sarebbe semplice: ogni intervento futuro dovrebbe aumentare, e non diminuire, permeabilità, vegetazione, continuità ecologica e accessibilità pubblica.

4. La Litoranea Orientale

La quarta grande area strategica è la fascia compresa nella zona F10 del PUC. Le NTA vigenti definiscono il Parco Attrezzato della Litoranea Orientale all’interno di una vasta area a monte e a valle di via Salvator Allende, nella quale sono comprese attrezzature pubbliche e private esistenti e di progetto.

La revisione del PUC continua inoltre a censire interventi e attrezzature importanti nella zona, comprese aree relative al palazzetto dello sport e al Campo Volpe.

Questa è forse la più grande occasione futura di Salerno Verde perché qui esistono ancora superfici nelle quali la città può decidere se ripetere prevalentemente un modello di urbanizzazione oppure costruire una parte importante della propria infrastruttura ecologica costiera.

5. Fuorni e i corridoi fluviali orientali

Negli allegati del PUC compaiono diverse aree legate al Fiume Fuorni, alcune di dimensione significativa, insieme a un “Parco Fluviale Fuorni”. Questo suggerisce che l’Irno non dovrebbe essere l’unico asse blu-verde del Piano.

Il sistema Fuorni e gli altri corsi d’acqua orientali possono diventare corridoi capaci di collegare le aree interne alla fascia costiera.

Sono luoghi che dovremo studiare cartograficamente prima di stabilire la loro effettiva continuità. Ma entrano già nella lista delle aree da non considerare residuali.

6. Mariconda–Arbostella–San Leonardo

Nella parte orientale la documentazione urbanistica individua diverse aree verdi e parchi, tra cui Parco Mariconda e Parco San Leonardo.

Qui il problema cambia.

Non siamo più soltanto davanti alla tutela di grandi superfici naturali.

Siamo in un settore urbanizzato nel quale gli spazi ancora disponibili possono diventare fondamentali per garantire continuità tra:

  • quartieri;
  • parchi;
  • stadio;
  • litoranea;
  • corsi d’acqua;
  • aree agricole residue.

Salerno Verde dovrà quindi verificare quali superfici possano formare una rete orientale del verde anziché essere analizzate singolarmente.

7. Le aree agricole residue

Un’altra categoria strategica non può essere individuata soltanto attraverso i nomi. Sono le aree agricole residue ai margini del costruito.

In una città che ha già consumato una quota significativa del proprio territorio, il valore di queste superfici cresce con il diminuire della loro disponibilità.

Non proponiamo di trasformarle automaticamente in parchi. Al contrario. In molti casi la strategia migliore potrebbe essere conservarne l’uso agricolo.

Agricoltura periurbana, orti, produzioni locali e paesaggio rurale possono diventare parti della cintura verde cittadina.

8. Le aree degradate

Essere strategico non significa necessariamente essere verde oggi. Alcune superfici già artificializzate possono risultare decisive proprio perché offrono la possibilità di restituire suolo alla natura senza consumarne altro.

Aree industriali dismesse.

Parcheggi sovradimensionati.

Piazzali inutilizzati.

Superfici infrastrutturali non più necessarie.

Qui il principio cambia:

non tutela preventiva,

ma rinaturalizzazione prioritaria.

Ogni metro quadrato recuperato in queste aree riduce la pressione sulle superfici ancora libere.

9. Gli ultimi vuoti nella città compatta

Esiste infine la categoria probabilmente più delicata. Piccoli terreni liberi rimasti all’interno di quartieri densamente costruiti. Presi singolarmente possono apparire irrilevanti. Ma proprio perché sono gli ultimi possono possedere un valore enorme.

Una superficie di 2.000 metri quadrati in mezzo a un quartiere privo di verde potrebbe diventare un giardino di prossimità.

Se edificata, quella possibilità potrebbe scomparire definitivamente.

Salerno Verde propone quindi un principio specifico:

più un quartiere è povero di verde, maggiore deve essere il livello di attenzione verso ogni superficie libera residua.

Non tutte le aree devono diventare pubbliche

Dobbiamo evitare un equivoco.

Inserire un terreno nella Carta delle aree strategiche non significa chiedere automaticamente al Comune di acquistarlo.

Gli strumenti possibili sono molti.

Il futuro Piano dovrà valutare caso per caso:

  • tutela urbanistica;
  • mantenimento della destinazione agricola;
  • convenzioni con i proprietari;
  • acquisizioni mirate;
  • perequazione;
  • cessioni compensative;
  • gestione privata con funzione ecologica;
  • uso temporaneo;
  • rinaturalizzazione;
  • parchi pubblici.

La proprietà e la tutela ambientale non sono necessariamente concetti incompatibili.

Le aree strategiche non sono un elenco chiuso

Questa prima ricognizione non pretende quindi di essere definitiva.

Costituisce una lista iniziale di indagine:

Colle Bellaria;

sistema dell’Irno;

foce dell’Irno;

Litoranea Orientale;

sistema del Fuorni e corsi d’acqua orientali;

Mariconda–Arbostella–San Leonardo;

aree agricole residue;

aree degradate rinaturalizzabili;

ultimi spazi liberi nella città compatta.

Altre aree emergeranno studiando le mappe e attraverso le segnalazioni dei cittadini.

Ed è giusto che sia così.

Un livello di allerta civica

Per rendere operativo il principio della tutela preventiva potremmo introdurre nella futura Carta anche un semplice sistema di classificazione.

Area A – da proteggere prioritariamente

Elevato valore ecologico o territoriale e trasformazione potenzialmente irreversibile.

Area B – da recuperare o rinaturalizzare

Area degradata o artificializzata con forte potenziale ambientale.

Area C – da monitorare

Area sulla quale esistono trasformazioni previste, ipotesi progettuali, cambiamenti di destinazione o segnalazioni che meritano approfondimento.

La categoria C sarebbe particolarmente importante.

Perché permette di registrare anche quelle “voci” e preoccupazioni civiche delle quali abbiamo parlato all’inizio del progetto senza presentarle come fatti accertati.

Possiamo dire: questa area merita attenzione.

E cominciare a raccogliere documenti prima che sia troppo tardi.

Trasparenza prima delle trasformazioni

Da qui deriva anche una richiesta politica. Per tutte le aree che presentano particolare valore ambientale, ogni proposta di trasformazione significativa dovrebbe essere resa pubblicamente conoscibile il prima possibile. Non soltanto quando il procedimento amministrativo è ormai arrivato alle sue fasi finali.

La comunità dovrebbe poter conoscere:

  • chi propone;
  • che cosa propone;
  • su quale superficie;
  • quale destinazione urbanistica esiste;
  • quanta superficie permeabile viene persa;
  • quanti alberi sono interessati;
  • quale compensazione ambientale viene prevista.

La partecipazione pubblica è tanto più utile quanto più avviene prima.

La città decide anche non facendo

C’è infine un principio culturale che attraversa tutto questo capitolo. Siamo abituati a valutare le amministrazioni attraverso le opere realizzate. Ma anche non costruire può essere una scelta di governo del territorio.

Proteggere una collina, onservare un terreno agricolo, lasciare permeabile una fascia fluviale, impedire la frammentazione di un corridoio ecologico sono decisioni urbanistiche anche se non producono inaugurazioni.

La riserva di futuro

Le aree strategiche sono, in definitiva, una riserva di futuro. Una città che consuma tutti i propri spazi liberi decide non soltanto per gli abitanti di oggi. Decide anche per quelli che vivranno qui tra cinquanta anni. E riduce progressivamente le possibilità che avranno di correggere le nostre scelte.

Per questo Salerno Verde propone un principio che dovrebbe diventare uno degli assi del Piano civico: quanto più una risorsa territoriale è difficile o impossibile da ricreare, tanto prima deve essere discussa la sua tutela.

Gli alberi possono essere ripiantati, anche se serviranno decenni, un giardino può essere ricostruito ma una collina urbanizzata, un terreno impermeabilizzato o un corridoio ecologico interrotto possono essere estremamente difficili da recuperare.

La domanda da porre davanti a ogni area strategica non è quindi soltanto: cosa possiamo farci oggi?

È: quali possibilità vogliamo lasciare aperte alla Salerno di domani?