Quando si parla di verde cittadino l’attenzione si concentra quasi sempre sui luoghi più evidenti: parchi, giardini, alberi lungo le strade, aiuole e spazi pubblici ma una parte fondamentale del patrimonio ambientale di Salerno si trova fuori dalla città compatta o ai suoi margini.
Sono:
- Le colline.
- I valloni.
- I corsi d’acqua.
- Le aree agricole.
- I boschi.
- I terreni incolti.
- Le aree seminaturali.
Spesso non vengono percepiti come una vera infrastruttura urbana perché non sono attrezzati, non possiedono panchine, non sono sempre accessibili e in molti casi appartengono a soggetti privati. Eppure possono svolgere funzioni ambientali persino più importanti di molti spazi verdi tradizionali.
Il verde che non deve necessariamente diventare parco
Salerno Verde parte da un principio semplice: non tutto il verde deve essere trasformato in parco pubblico per avere valore.
Un bosco può essere più utile lasciato bosco. Un terreno agricolo può conservare una funzione produttiva. Un vallone può continuare a svolgere il proprio ruolo ecologico e idraulico. Un’area seminaturale può essere mantenuta tale senza sentieri, illuminazione e arredi.
L’idea secondo cui uno spazio è valorizzato soltanto quando viene attrezzato è una delle semplificazioni che vogliamo evitare. In alcuni casi valorizzare significa proprio non trasformare.
Le colline fanno parte della città
Salerno possiede una relazione molto stretta con il proprio sistema collinare. Le colline non costituiscono uno sfondo lontano. Arrivano in diversi punti praticamente a ridosso del tessuto urbano e contribuiscono in maniera determinante al paesaggio della città. Ma il loro valore non è soltanto paesaggistico.
Le superfici collinari vegetate contribuiscono alla regolazione delle acque, alla conservazione del suolo, alla biodiversità e alla continuità ecologica. Costituiscono inoltre una riserva di permeabilità fondamentale in un territorio nel quale la fascia costiera urbanizzata presenta livelli elevati di artificializzazione.
Per questo Salerno Verde considera le colline una componente dell’infrastruttura verde urbana, anche quando amministrativamente ricadono fuori dalla città compatta.
Il PUC riconosce questa funzione
Non stiamo introducendo un principio completamente estraneo alla pianificazione vigente. La Carta della Rete Ecologica Comunale P5, confermata nella revisione del PUC approvata nel 2022, individua le parti del territorio sottoposte a maggiore tutela e costituisce uno degli elaborati strutturali del Piano. Lo stesso Consiglio comunale, nella deliberazione di approvazione della variante, ha ribadito che la Carta resta ferma e coincide sostanzialmente con quella prevista dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.
Nelle Norme Tecniche di Attuazione aggiornate compaiono categorie molto significative:
- aree a elevata biodiversità reale o potenziale;
- aree di media biodiversità e collegamento ecologico;
- zone cuscinetto;
- aree permeabili periurbane a elevata frammentazione ecosistemica e paesaggistica;
- corridoi ecologici costituiti;
- corridoi ecologici da formare o potenziare.
Questo significa che Salerno possiede già una lettura ecologica del proprio territorio. Il problema allora è capire quanto questa lettura sia diventata una reale politica urbana.
Boschi e aree naturali
Per le aree a elevata naturalità e per quelle coperte da foreste e boschi, le norme della Rete Ecologica prevedono il divieto di soppressione del bosco salvo le normali attività di gestione e manutenzione; vietano inoltre il rimboschimento con specie alloctone e subordinano le infrastrutture alla condizione che non producano alterazioni permanenti significative della copertura forestale.
Gli indirizzi del PUC prevedono inoltre:
- il mantenimento dei boschi esistenti;
- la conservazione delle fasi mature e senescenti dei boschi;
- la salvaguardia degli alberi di grandi dimensioni;
- il recupero dei castagneti da frutto;
- il mantenimento di boschetti, macchie e grandi alberi isolati;
- il progressivo incremento della vegetazione dove questi elementi risultano assenti o rari.
Sono principi che Salerno Verde può assumere e rafforzare.
Le aree agricole non sono vuoti urbani
Particolare attenzione deve essere dedicata alle aree agricole e rurali. Le Norme Tecniche del PUC riconoscono alle aree boschive, incolte e pascolive l’obiettivo di conservare le caratteristiche del paesaggio rurale e di migliorare il patrimonio boschivo, al quale viene attribuita una rilevante valenza paesistica e ambientale.
Per noi questo comporta una conseguenza politica importante. Un terreno agricolo che si trova vicino alla città non deve essere automaticamente considerato un’area “in attesa” di urbanizzazione.
Può svolgere almeno quattro funzioni contemporaneamente:
- produttiva;
- paesaggistica;
- ecologica;
- climatica.
Il mantenimento dell’agricoltura periurbana può quindi diventare una componente del futuro Piano del Verde.
Anche gli incolti hanno valore
La parola “incolto” viene spesso usata in senso quasi negativo. Un terreno incolto viene percepito come trascurato, improduttivo o inutilizzato. Ma dal punto di vista ambientale non è necessariamente così.
Un’area incolta può ospitare vegetazione spontanea, insetti, piccoli animali, suolo permeabile e comunità vegetali che non troverebbero spazio nella città costruita. Naturalmente un terreno abbandonato può anche presentare problemi: incendi, rifiuti, specie invasive o degrado ma questo non significa che la sua soluzione debba essere l’edificazione.
Tra abbandono e cemento esiste una terza possibilità: recuperare la funzione ecologica del luogo.
I valloni come infrastrutture naturali
Salerno è attraversata e delimitata da numerosi sistemi vallivi. Nella città moderna questi elementi possono apparire secondari o residuali. In realtà costituiscono una parte fondamentale della rete di drenaggio naturale del territorio.
Il loro ruolo è destinato a diventare ancora più importante con l’aumento degli eventi meteorologici intensi. Cementare, tombare o restringere progressivamente questi sistemi significa ridurre la capacità naturale del territorio di gestire le acque.
Salerno Verde propone quindi di considerare valloni e impluvi come vere infrastrutture blu-verdi.
Non soltanto canali attraverso i quali deve passare l’acqua ma corridoi ecologici che possono collegare le aree collinari alla città.
Fiumi e torrenti: la norma è già molto avanzata
Su questo punto il PUC contiene indicazioni particolarmente interessanti.
Per fiumi, torrenti e corsi d’acqua le Norme della Rete Ecologica prescrivono, salvo specifiche eccezioni, la rinaturalizzazione e il recupero della fruibilità delle sponde, prevedendo laddove possibile l’accessibilità ciclopedonale attraverso percorsi pubblici. Le norme chiedono inoltre la continuità delle alberature lungo le fasce vegetate delle sponde, da completare e reintegrare quando necessario.
È quasi esattamente il tipo di approccio che Salerno Verde vorrebbe promuovere. Questo significa che almeno in parte non dobbiamo inventare nuove regole.
Dobbiamo chiederci perché quelle già previste non siano ancora percepibili come una rete continua nella città reale.
L’Irno come asse verde-blu
Il fiume Irno rappresenta naturalmente il caso più evidente. Non dovrebbe essere letto soltanto come un corso d’acqua che attraversa Salerno. Potrebbe diventare una delle principali infrastrutture ecologiche della città.
Il sistema potrebbe collegare:
- aree interne e collinari;
- vegetazione riparia;
- Parco dell’Irno;
- Parco Pinocchio;
- percorsi pedonali e ciclabili;
- la foce;
- il mare.
Un vero asse verde-blu.
Questo principio potrebbe essere applicato, su scala differente, anche ad altri corsi d’acqua e valloni.
Il ruolo delle zone cuscinetto
La Rete Ecologica Comunale introduce anche un concetto molto interessante: le zone cuscinetto. Sono aree che svolgono una funzione di filtro protettivo nei confronti degli spazi a maggiore naturalità rispetto agli effetti prodotti dalla matrice urbanizzata.
Gli indirizzi del PUC prevedono qui il mantenimento di boschi, siepi, filari, vecchi alberi e destinazioni agricole o pascolive che consentano di conservare le aree aperte.
È un principio molto importante. Proteggere un’area naturale non significa soltanto tracciare un confine intorno ad essa.
Bisogna proteggere anche ciò che le sta intorno, altrimenti rischiamo di conservare piccole isole ecologiche progressivamente circondate da costruzioni e infrastrutture.
Colle Bellaria: da spazio residuale ad area strategica
Ed è qui che arriviamo inevitabilmente a Colle Bellaria. La sua posizione rende il colle un caso particolarmente significativo.
È una grande presenza verde immediatamente riconoscibile nel paesaggio della città e allo stesso tempo una delle principali aree non densamente urbanizzate collocate praticamente nel cuore del sistema urbano.
Salerno Verde non intende partire dall’ipotesi che esista necessariamente oggi un progetto edificatorio sull’area ma, come abbiamo chiarito all’inizio del nostro percorso, questo non significa attendere passivamente eventuali trasformazioni.
Al contrario.
Bellaria deve diventare oggetto di discussione pubblica proprio prima che il suo futuro venga deciso attraverso singole operazioni urbanistiche.
La domanda non è: chi vuole costruire sul colle?
La domanda è: quale funzione deve avere Colle Bellaria nella Salerno dei prossimi cinquant’anni?
Prima di tutto dobbiamo conoscerlo
Per rispondere dobbiamo però ricostruire con precisione:
- proprietà pubbliche e private;
- destinazioni previste dal PUC;
- vincoli esistenti;
- classificazione nella Rete Ecologica;
- vegetazione presente;
- livelli di permeabilità;
- percorsi e sentieri;
- eventuali edifici o manufatti;
- situazione idrogeologica;
- accessibilità;
- relazione con i quartieri circostanti;
- eventuali progetti, proposte o precedenti ipotesi di trasformazione.
La ricerca documentale ha già fatto emergere un elemento che merita approfondimento: negli atti comunali degli anni passati compare un concorso di idee denominato “Antenna Landmark” su Colle Bellaria.
Questo non dimostra alcuna attuale volontà edificatoria ma dimostra che il colle è già stato considerato dall’Amministrazione come luogo suscettibile di specifiche progettazioni.
Per Salerno Verde è quindi una ragione in più per ricostruirne la storia urbanistica prima di formulare una proposta definitiva.
Non necessariamente un grande parco tradizionale
Proteggere Bellaria non significa necessariamente immaginare un grande parco urbano completamente attrezzato. Potrebbe essere un errore. Illuminazione diffusa, strade, parcheggi, edifici, pavimentazioni e strutture ricreative potrebbero trasformare profondamente ciò che intendiamo invece tutelare.
Una possibilità molto più interessante potrebbe essere quella di un parco naturale urbano a bassa infrastrutturazione:
- Sentieri.
- Vegetazione mediterranea.
- Recupero ecologico.
- Punti panoramici.
- Gestione forestale.
- Prevenzione degli incendi.
- Percorsi educativi.
- Collegamenti pedonali con i quartieri circostanti.
Interventi minimi e reversibili.
Prima di progettare, però, dovremo conoscere il luogo.
La tutela preventiva
Bellaria ci permette di definire uno dei principi politici fondamentali del futuro Piano.
Le aree strategiche devono essere individuate e protette prima che emergano progetti di trasformazione.
Aspettare significa spesso intervenire quando le decisioni sono già maturate. Salerno Verde vuole invece costruire una Carta delle aree strategiche da preservare. Non soltanto quelle già sottoposte a vincoli. Anche quelle che la comunità ritiene indispensabili per il futuro ambientale della città.
Proprietà privata e interesse collettivo
Naturalmente molte di queste superfici possono appartenere a privati ma non significa che la comunità non possa discutere della funzione urbanistica e ambientale di quei terreni. È esattamente ciò che fa la pianificazione urbana. Un terreno può essere privato e contemporaneamente svolgere una funzione ecologica di interesse collettivo.
La questione diventa quindi individuare gli strumenti più appropriati:
- vincoli urbanistici;
- accordi;
- perequazione;
- acquisizione pubblica quando possibile;
- convenzioni;
- compensazioni;
- gestione condivisa;
- incentivi alla conservazione.
Il futuro Piano civico dovrà studiare queste possibilità senza proporre soluzioni astratte.
Una cintura verde per Salerno?
Osservando il sistema collinare nel suo insieme emerge infine una possibilità più ambiziosa. Invece di analizzare separatamente ogni collina e ogni area naturale potremmo provare a riconoscerle come parti di una cintura verde di Salerno.
Non una cintura continua nel senso geometrico del termine.
Una struttura ecologica composta da:
- boschi;
- aree agricole;
- colline;
- valloni;
- corsi d’acqua;
- parchi territoriali;
- aree seminaturali;
- corridoi ecologici.
Questa cintura potrebbe costituire la grande infrastruttura naturale esterna della città. La rete degli alberi, dei parchi e delle strade verdi costituirebbe invece l’infrastruttura interna. Le connessioni monte-mare le collegherebbero.
Avremmo così tre livelli:
cintura verde → corridoi ecologici → verde urbano diffuso.
È forse la prima vera immagine strutturale del futuro Piano Salerno Verde.
Non tutto ciò che è libero deve essere riempito
Arriviamo così al principio conclusivo di questo capitolo. La città moderna ha spesso considerato i terreni liberi attraverso ciò che vi mancava:
- non c’è un edificio;
- non c’è una strada;
- non c’è un’attrezzatura;
- non c’è un’attività economica.
Salerno Verde propone di guardare quegli stessi luoghi attraverso ciò che già possiedono.
- Suolo.
- Acqua.
- Vegetazione.
- Permeabilità.
- Paesaggio.
- Biodiversità.
- Spazio.
- Possibilità future.
Un terreno non costruito non è necessariamente un vuoto urbano. Può essere una delle parti più preziose della città.
Ed è proprio perché non possiamo ricrearlo facilmente dopo averlo perso che dobbiamo cominciare a riconoscerne il valore prima che qualcuno proponga di trasformarlo.
La domanda del Punto 7 diventa quindi:
quanto patrimonio naturale possiede ancora Salerno e quale parte di esso decidiamo oggi che non dovrà essere consumata domani?