Quanti parchi e giardini pubblici possiede Salerno? Dopo aver incontrato una difficoltà simile cercando di contare gli alberi della città, anche questa domanda apparentemente elementare non restituisce immediatamente una risposta univoca.
Il Comune presenta sul proprio portale diversi parchi e giardini cittadini e dispone naturalmente delle informazioni amministrative necessarie alla loro gestione. Quello che non emerge immediatamente dalla consultazione pubblica è però un inventario unitario e georeferenziato delle aree verdi, accompagnato per ciascuna di esse da superficie, caratteristiche, attrezzature, accessibilità e stato di conservazione.
Prima di contare i parchi dobbiamo quindi decidere che cosa stiamo contando.
Che cos'è un parco?
La questione non è puramente terminologica. Il portale istituzionale del Comune inserisce nella categoria «Parco e giardino» realtà profondamente differenti: grandi parchi urbani, giardini storici, il Lungomare Trieste e persino una voce collettiva denominata «Parchi e giardini della zona orientale». Sono tutti elementi importanti del patrimonio verde ma non svolgono la stessa funzione.
Un parco urbano di dieci ettari non è equivalente a una piccola aiuola. Un giardino storico possiede caratteristiche diverse da un'area attrezzata di quartiere. Un lungomare alberato costituisce una straordinaria infrastruttura verde lineare, ma non può essere misurato con gli stessi criteri di un parco.
Per questo Salerno Verde propone innanzitutto di costruire una classificazione funzionale degli spazi verdi cittadini.
Non per stabilire quali siano più importanti ma per capire quale servizio offre ciascuno di essi alla città.
Il grande parco della zona orientale
Il caso più evidente è il Parco del Mercatello.
Inaugurato nel 1998, possiede secondo il Comune una superficie di circa 10 ettari. È articolato in quattro grandi aree: naturalistica, giardino mediterraneo, frutteto e prato, con la presenza del torrente Mercatello e di un laghetto. Dieci ettari significano circa 100.000 metri quadrati. Si tratta quindi di un'infrastruttura verde di scala urbana, capace di offrire contemporaneamente funzioni ecologiche, ricreative, sportive e sociali. La sua presenza rappresenta un valore fondamentale per la zona orientale.
Ma proprio le sue dimensioni mostrano perché non possiamo fermarci alla superficie complessiva. Un grande parco può incidere notevolmente sul dato medio del verde disponibile senza necessariamente risolvere il problema della prossimità per tutti gli abitanti dei quartieri circostanti.
Dobbiamo quindi sapere non soltanto quanto è grande. Dobbiamo sapere quante persone possono raggiungerlo facilmente a piedi.
Parco dell'Irno e Parco Pinocchio
Un secondo sistema particolarmente interessante è costituito dal Parco dell'Irno e dal Parco Pinocchio. La loro posizione possiede un valore strategico che va oltre la semplice presenza di uno spazio verde. Si trovano infatti lungo l'asse del fiume Irno, uno dei principali elementi naturali che attraversano il territorio comunale dalle aree interne verso il mare.
Nel futuro Piano civico questo sistema dovrà quindi essere analizzato contemporaneamente come:
- parco urbano;
- spazio di prossimità;
- elemento della rete ecologica;
- potenziale segmento di una connessione verde monte-mare.
È esattamente il tipo di luogo che dimostra perché parchi e infrastruttura ecologica non possano essere progettati separatamente.
Il Parco del Seminario
Il Parco del Seminario, situato nella parte alta della città tra Seripando e Mennola, introduce un'altra tipologia. È organizzato su terrazzamenti, possiede una vegetazione articolata e il Comune ne sottolinea l'accessibilità anche alle persone con disabilità. La sua posizione collinare gli attribuisce inoltre una funzione paesaggistica importante.
Anche in questo caso, però, dovremo passare dalla descrizione alla misurazione:
- Qual è la sua superficie?
- Quale popolazione vive entro 300, 500 e 1.000 metri?
- Quanto è facilmente raggiungibile a piedi considerando non soltanto la distanza lineare, ma anche la pendenza?
È un aspetto particolarmente importante in una città come Salerno.
Trecento metri in pianura e trecento metri lungo una strada fortemente inclinata non rappresentano la stessa accessibilità.
I giardini storici
Esiste poi una categoria completamente diversa: quella dei giardini che possiedono anche un rilevante valore storico e culturale.
La Villa Comunale rappresenta uno dei principali esempi. Il Giardino della Minerva, legato alla storia della Scuola Medica Salernitana, costituisce contemporaneamente patrimonio botanico, storico e culturale.
Sono spazi verdi preziosi. Ma anche qui dobbiamo distinguere la funzione ambientale dalla fruibilità quotidiana. Il Giardino della Minerva, per esempio, è un luogo visitabile con orari stabiliti e ingresso normalmente a pagamento. Deve quindi essere conteggiato nel patrimonio verde complessivo della città ma non può essere considerato equivalente a un giardino pubblico liberamente accessibile durante la giornata. Questa distinzione entrerà nella nostra classificazione.
Villa Carrara e il verde della zona orientale
A Pastena troviamo Villa Carrara. La documentazione comunale ricorda che l'antica villa di campagna possedeva originariamente un parco che arrivava fino al mare. È un dettaglio storico che racconta indirettamente la trasformazione urbana della zona orientale.
Il rapporto tra villa, parco e costa che un tempo caratterizzava questo luogo è stato progressivamente assorbito dalla crescita della città. Oggi rimane il giardino della villa, importante sia come spazio verde sia come polo culturale.
Questo caso suggerisce un'altra pista di ricerca per Salerno Verde: quanto verde storico è stato perduto durante l'espansione urbana e quali frammenti ne sopravvivono?
Non per ricostruire nostalgicamente la città del passato ma per capire come si è modificato il rapporto tra costruito e natura.
Il Lungomare: parco o infrastruttura verde?
Il Comune classifica anche il Lungomare Trieste come «Parco e giardino». È una scelta interessante. Il Lungomare non è infatti un parco tradizionale. È uno spazio pubblico lineare nel quale giardini, alberature, percorsi pedonali e rapporto con il mare convivono lungo uno degli assi più importanti della città.
Per Salerno Verde rappresenta quindi una categoria autonoma: infrastruttura verde lineare.
La sua importanza non dipende soltanto dai metri quadrati di aiuole. Dipende dalla continuità delle alberature, dalla copertura delle chiome, dall'ombra offerta ai percorsi pedonali, dalla permeabilità delle superfici e dalla capacità di collegare altri spazi pubblici.
Questa lettura diventerà fondamentale quando analizzeremo separatamente l'intera fascia costiera.
Grande parco e piccolo giardino non sono concorrenti
Una politica del verde non dovrebbe scegliere tra grandi parchi e piccoli spazi di quartiere. Servono entrambi. I grandi parchi svolgono funzioni ambientali e sociali che un piccolo giardino non può sostituire ma un piccolo spazio verde a cento metri da casa può svolgere una funzione quotidiana che un grande parco distante tre chilometri non può offrire.
Per questo proponiamo di classificare progressivamente il sistema salernitano almeno in queste categorie:
| Categoria | Funzione prevalente |
|---|---|
| Grande parco urbano | ecologica, ricreativa, sportiva |
| Parco di quartiere | ricreativa e sociale |
| Giardino di prossimità | uso quotidiano |
| Giardino storico/botanico | culturale, botanica, paesaggistica |
| Verde lineare | connessione e mobilità |
| Area naturalistica | ecologica |
| Verde scolastico | educativo e di quartiere |
| Pocket park | microverde di prossimità |
| Area verde attrezzata | gioco, sport e socialità |
Uno stesso luogo potrà naturalmente appartenere a più categorie.
Non basta che il parco esista
Dobbiamo inoltre introdurre il concetto di qualità del verde. Due giardini della stessa superficie possono offrire condizioni completamente differenti. Per ciascuna area dovremmo quindi rilevare progressivamente almeno:
- superficie;
- numero e dimensione indicativa degli alberi;
- percentuale di ombra;
- superficie permeabile;
- presenza di acqua;
- sedute;
- giochi;
- attrezzature sportive;
- fontanelle;
- servizi igienici, quando appropriati;
- accessibilità alle persone con disabilità;
- orari di apertura;
- stato di manutenzione;
- illuminazione;
- connessione con trasporto pubblico e percorsi pedonali.
Il risultato sarebbe una vera scheda del parco.
Il parco che esiste ma non si può usare
La fruibilità deve diventare un indicatore autonomo. Un'area può essere formalmente classificata come verde e contemporaneamente essere:
- chiusa;
- degradata;
- difficilmente raggiungibile;
- priva di ombra;
- non accessibile alle persone con disabilità;
- utilizzabile soltanto in determinati orari;
- oppure semplicemente inadatta alla sosta.
Per questo distingueremo sempre:
verde esistente da verde realmente fruibile.
È una differenza fondamentale.
La manutenzione è parte della pianificazione
Un Piano del Verde non può occuparsi soltanto di creare nuovi spazi. Deve garantire la sopravvivenza e la qualità di quelli esistenti. Un nuovo parco inaugurato oggi produce un beneficio soltanto se tra dieci, venti e trent'anni continuerà a essere curato. La manutenzione non deve quindi essere considerata la fase meno interessante che viene dopo il progetto. È parte del progetto.
Questo significa programmare risorse, irrigazione, potature, sostituzioni, pulizia, controllo delle attrezzature e progressivo rinnovo della vegetazione. La qualità di un parco dovrebbe essere valutata non nel giorno dell'inaugurazione ma dieci anni dopo!
Cura condivisa: un'opportunità, non una sostituzione
Dal 2025 il Comune di Salerno dispone inoltre di un nuovo Regolamento per la gestione condivisa delle aree verdi.
Cittadini, associazioni, scuole, comitati e altri soggetti possono proporre patti di collaborazione per la cura, la rigenerazione e la valorizzazione di aree comunali. Le possibilità comprendono manutenzione, riqualificazione, recupero sociale delle aree degradate, orti urbani, orti didattici e interventi a favore della biodiversità. Salerno Verde considera questa possibilità molto interessante.
La partecipazione dei cittadini può creare appartenenza, controllo sociale e nuove forme di cura del territorio.
Ma deve essere chiaro un principio: la collaborazione civica deve integrare la responsabilità pubblica, non sostituirla.
Un quartiere nel quale nessuna associazione adotta un giardino non deve avere un verde peggiore di quello nel quale esiste una comunità particolarmente attiva. La qualità minima dello spazio pubblico deve rimanere un diritto garantito a tutti.
Il verde scolastico
Il nuovo regolamento comunale include tra le aree potenzialmente interessate dalla gestione condivisa anche il verde di pertinenza degli edifici scolastici.
È un elemento che vogliamo approfondire perchè i cortili delle scuole possono costituire una parte importante dell'infrastruttura verde urbana. Possono ospitare alberi, orti didattici, giardini della biodiversità e superfici permeabili.
In alcuni casi, attraverso modalità compatibili con la sicurezza e l'attività scolastica, potrebbero persino diventare spazi utilizzabili dalla comunità fuori dagli orari delle lezioni. Una scuola immersa nell'asfalto e una scuola circondata da alberi non offrono inoltre le stesse condizioni climatiche ai bambini.
Per questo il verde scolastico dovrà entrare nel nostro censimento.
I piccoli spazi dimenticati
Dobbiamo poi cercare una categoria che difficilmente compare nelle guide turistiche della città:
- I piccoli giardini.
- Le aiuole sufficientemente grandi da poter essere trasformate.
- Le aree residuali.
- Gli spazi tra gli edifici.
- Le piccole superfici comunali.
Sono luoghi che singolarmente possono sembrare irrilevanti ma distribuiti in una città densamente costruita possono formare una rete estremamente importante.
Salerno Verde proporrà quindi un censimento del microverde urbano.
Perché una superficie di 500 metri quadrati collocata nel punto giusto può avere per un quartiere più valore quotidiano di ettari di verde lontani diversi chilometri.
Il primo inventario che ci serve
La nostra indagine deve quindi produrre progressivamente un database nel quale ogni area abbia almeno:
| Campo | Dato |
|---|---|
| Nome | denominazione ufficiale |
| Tipologia | parco, giardino, verde lineare ecc. |
| Localizzazione | coordinate/perimetro |
| Quartiere | area servita |
| Superficie | m² |
| Proprietà | pubblica/altro |
| Accesso | libero/regolamentato |
| Orari | quando presenti |
| Alberature | consistenza |
| Copertura arborea | % |
| Superficie permeabile | % |
| Attrezzature | tipologia |
| Accessibilità | livello |
| Stato | qualità/manutenzione |
| Bacino pedonale | popolazione entro 300/500/1000 m |
Questa tabella, trasformata in un dataset geografico, consentirebbe finalmente di passare dalle impressioni alle misurazioni.
Una città non ha mai abbastanza parchi?
Neppure questa sarebbe la domanda corretta. Non esiste un numero astratto di parchi che renda automaticamente una città verde. Una città può possedere molti piccoli giardini mal distribuiti oppure pochi grandi parchi lontani dalla popolazione.
Il vero obiettivo deve essere costruire una rete gerarchica e continua:
- grandi parchi urbani;
- parchi di quartiere;
- giardini di prossimità;
- microverde;
- alberature stradali;
- corridoi ecologici;
- collegamenti con il patrimonio naturale.
Ogni livello svolge una funzione diversa ed è la loro connessione a creare l'infrastruttura verde.
Dal censimento alla domanda politica
Non possiamo quindi terminare dicendo semplicemente quanti parchi possiede Salerno. La nostra prima ricognizione mostra già luoghi importanti: Parco del Mercatello, Parco dell'Irno, Parco Pinocchio, Parco del Seminario, Villa Comunale, Giardino della Minerva, Villa Carrara, Lungomare e altri spazi diffusi.
Ma non abbiamo ancora la fotografia che cerchiamo. Dobbiamo sapere quanto sono grandi, chi servono e quali parti della città rimangono fuori dalla loro rete.
Solo allora potremo porre la domanda politica: dove devono nascere i prossimi giardini di Salerno?
E la risposta non dovrebbe dipendere dalla disponibilità occasionale di un'area o dall'opportunità di un singolo progetto urbanistico. Dovrebbe derivare dalla mappa del bisogno. Prima individuiamo i cittadini che non hanno verde poi cerchiamo lo spazio per portarlo da loro.
È questa la differenza tra realizzare qualche nuovo giardino e costruire un Piano del Verde.