Sapere quanto verde possiede complessivamente Salerno è importante. Sapere dove si trova lo è ancora di più.
Una media comunale può infatti raccontarci quanta superficie verde corrisponde teoricamente a ciascun abitante, ma non può dirci se quel verde sia distribuito in maniera equilibrata, se sia raggiungibile a piedi, se si trovi vicino alle zone maggiormente abitate o se, al contrario, sia concentrato in poche grandi aree. È quindi necessario abbandonare progressivamente la scala dell'intero Comune e cominciare a osservare Salerno come un insieme di territori differenti.
Perché il verde non è distribuito uniformemente. E neppure lo sono gli abitanti.
Una città lunga e stretta tra mare e colline
La particolare conformazione geografica di Salerno condiziona profondamente il rapporto tra città e natura. Il tessuto urbano principale si sviluppa prevalentemente lungo una fascia relativamente stretta compresa tra il mare e i rilievi collinari, allargandosi progressivamente verso oriente e penetrando attraverso alcune vallate verso l'interno. Alle spalle della città compatta rimangono invece estese superfici collinari, naturali, seminaturali o agricole.
Osservata complessivamente dall'alto, Salerno può quindi apparire una città circondata e attraversata dal verde. Osservata dalla strada, la percezione può essere molto diversa. È questa apparente contraddizione che dobbiamo misurare.
Essere vicini a una collina verde non significa necessariamente vivere in un quartiere verde.
Due geografie sovrapposte
Per comprendere Salerno dobbiamo quindi distinguere due differenti geografie.
La prima è quella del verde territoriale: comprende colline, versanti, valloni, aree agricole, vegetazione spontanea, corsi d'acqua e superfici naturali o seminaturali. È una componente essenziale dell'ecosistema cittadino e svolge funzioni ambientali fondamentali: biodiversità, drenaggio delle acque, mitigazione climatica, stabilità dei versanti e continuità ecologica.
La seconda è quella del verde della città quotidiana: comprende parchi, giardini, alberature stradali, piazze alberate, aree scolastiche verdi, piccoli spazi di prossimità e tutte quelle presenze vegetali con le quali il cittadino entra concretamente in relazione durante la propria giornata.
Le due reti dovrebbero dialogare. Oggi dobbiamo capire quanto realmente lo facciano.
I grandi poli verdi
Salerno possiede alcuni importanti spazi verdi urbani.
Il Parco del Mercatello costituisce uno dei principali polmoni verdi della zona orientale e uno dei maggiori parchi urbani della città.
Il Parco dell'Irno rappresenta un altro grande spazio verde, collocato lungo uno degli assi naturali più importanti del territorio cittadino.
Il Parco del Seminario serve una parte della città più interna rispetto alla fascia costiera.
La Villa Comunale, il Giardino della Minerva, Villa Carrara e numerosi altri giardini costituiscono ulteriori elementi della rete.
Sono luoghi importanti e alcuni possiedono anche un notevole valore storico, culturale e paesaggistico ma una rete del verde non può essere valutata soltanto contando i suoi elementi maggiori. Dobbiamo capire che cosa esiste tra un grande parco e l'altro.
Il problema degli spazi intermedi
Immaginiamo due abitanti: il primo vive a poche centinaia di metri da un grande parco mentre il secondo vive in una zona densamente edificata e per raggiungere uno spazio verde significativo deve percorrere un chilometro o più, attraversando magari strade prive di alberature e fortemente esposte al sole.
Statisticamente entrambi possono avere a disposizione gli stessi metri quadrati di verde per abitante però nella vita quotidiana non possiedono affatto lo stesso servizio.
È qui che entra in gioco il verde di prossimità.
Non servono sempre grandi parchi. Una rete efficace può essere costituita anche da piccoli giardini, pocket park, piazze alberate, cortili scolastici utilizzabili, filari stradali e microaree verdi collegate attraverso percorsi pedonali ombreggiati.
In una città già fortemente costruita questa rete diffusa può diventare persino più importante della realizzazione di nuovi grandi parchi, spesso difficile per mancanza di superfici disponibili.
Dal parco alla rete
Per questo Salerno Verde propone di superare un modo di ragionare basato esclusivamente sui singoli luoghi.
Il Parco del Mercatello non dovrebbe essere soltanto un grande spazio verde.
Dovrebbe diventare un nodo di una rete.
Lo stesso vale per il Parco dell'Irno, il Parco del Seminario, la Villa Comunale e gli altri giardini.
La domanda diventa: come arriviamo da un'area verde all'altra?
Se per spostarsi tra due parchi dobbiamo percorrere strade completamente impermeabilizzate, prive di alberi e poco adatte alla mobilità pedonale, possediamo due aree verdi ma non possediamo ancora una infrastruttura verde. Una vera rete dovrebbe invece collegare i suoi nodi attraverso alberature stradali, percorsi verdi, corsi d'acqua, piste ciclabili ombreggiate, aiuole, superfici permeabili e corridoi ecologici.
La Rete Ecologica Comunale
Il Piano Urbanistico Comunale vigente comprende la Carta della Rete Ecologica Comunale – P5, alla scala 1:15.000.
È un documento particolarmente importante per Salerno Verde perché dimostra che il territorio viene già letto attraverso relazioni ecologiche e non soltanto attraverso destinazioni edificatorie.
Il nostro compito non sarà quindi inventare una rete ignorando quella prevista dagli strumenti urbanistici. Faremo l'operazione opposta. Partiremo dalla Rete Ecologica Comunale e ci chiederemo: quanto questa rete entra realmente nella città costruita?
E ancora: quanto viene percepita e utilizzata dai cittadini nella vita quotidiana?
Una rete ecologica può infatti essere perfettamente leggibile su una carta urbanistica e contemporaneamente quasi invisibile a chi percorre la città a piedi.
Proveremo a mettere in relazione queste due dimensioni.
Le connessioni monte-mare
La geografia di Salerno offre una possibilità particolarmente interessante. Le colline distano relativamente poco dal mare. Tra questi due sistemi esistono valloni, corsi d'acqua e assi territoriali che potrebbero diventare elementi di una rete ecologica capace di attraversare la città. Il sistema dell'Irno rappresenta l'esempio più evidente, ma non necessariamente l'unico.
Invece di immaginare il verde soltanto longitudinalmente, seguendo la forma della città lungo la costa, potremmo cominciare a pensarlo anche trasversalmente: collina → quartiere → parco → strada alberata → lungomare → mare.
Queste connessioni monte-mare potrebbero diventare una delle strutture fondamentali del futuro Piano civico.
E poi c'è la costa
Esiste infine un asse che attraversa quasi tutta Salerno e che merita un'analisi autonoma: la fascia costiera.
Il Lungomare Trieste costituisce una delle principali presenze alberate della città storica e centrale ma procedendo verso oriente il rapporto tra costa, alberature, superfici impermeabili, infrastrutture e spazi pubblici cambia ripetutamente.
Salerno Verde dovrà quindi studiare l'intero fronte costiero non come una successione di interventi indipendenti, ma come un unico sistema.
La domanda sarà: è possibile costruire una continuità verde costiera dal porto fino all'estremità orientale della città?
Non necessariamente un parco lineare continuo nel senso tradizionale. Piuttosto una sequenza riconoscibile di alberature, giardini, superfici permeabili, percorsi pedonali ombreggiati e spazi pubblici capaci di creare una vera infrastruttura climatica costiera.
Il verde e le disuguaglianze urbane
Il verde è anche una questione di equità urbana. Due famiglie che vivono nella stessa città possono avere condizioni ambientali molto diverse: Una può affacciarsi su alberi maturi, percorrere strade ombreggiate e raggiungere un parco in cinque minuti, l'altra può vivere circondata da edifici, parcheggi e asfalto.
Durante un'ondata di calore questa differenza non è soltanto estetica. Diventa una differenza nella qualità della vita. E colpisce maggiormente proprio chi dispone di minori possibilità di spostamento: bambini, anziani, persone con disabilità e cittadini che non possiedono un'automobile.
Per questo nel nostro Piano parleremo di disuguaglianza verde.
Una mappa diversa
Le tradizionali mappe del verde mostrano generalmente dove si trovano parchi, giardini e aree naturali.
Noi vogliamo provare a produrre anche la mappa opposta:
la mappa di dove il verde manca.
Per costruirla dovremo sovrapporre diversi livelli informativi:
| Livello | Informazione |
|---|---|
| Popolazione | residenti e densità |
| Parchi e giardini | localizzazione e superficie |
| Alberature | distribuzione stradale |
| Copertura arborea | superficie coperta dalle chiome |
| Verde territoriale | colline, boschi e aree naturali |
| Rete ecologica | connessioni previste dal PUC |
| Suolo consumato | superfici artificializzate |
| Impermeabilizzazione | asfalto e pavimentazioni |
| Temperature | eventuali isole di calore |
| Accessibilità | distanza pedonale dal verde |
Sovrapponendo progressivamente questi dati potremo individuare le aree di deficit. E quelle aree dovrebbero diventare prioritarie nelle future politiche di piantumazione e rigenerazione.
Prima dove serve, poi dove è possibile
Questo comporta anche un cambiamento nel modo di programmare le nuove alberature. Normalmente una piantumazione urbana è condizionata dalla disponibilità immediata dello spazio: si pianta dove esiste un'aiuola, dove manca un albero o dove un intervento urbanistico consente di inserirlo. Noi proponiamo di invertire il ragionamento.
Prima dobbiamo individuare dove gli alberi servono maggiormente. Poi dobbiamo trovare il modo di creare lì lo spazio necessario.
Questo potrebbe richiedere di eliminare alcuni posti auto, restringere superfici asfaltate sovradimensionate, modificare marciapiedi, trasformare spartitraffico, recuperare aree residuali o deimpermeabilizzare piccole superfici.
In alcuni casi sarà facile. In altri comporterà inevitabilmente delle scelte.
Ed è proprio qui che un Piano del Verde diventa uno strumento politico e non semplicemente manutentivo.
La città dei 300 metri
Possiamo quindi formulare una prima ipotesi concreta da verificare nel futuro Piano:
ogni residente di Salerno dovrebbe poter raggiungere uno spazio verde pubblico di qualità attraverso un percorso pedonale ragionevole, assumendo indicativamente i 300 metri come prima soglia di analisi per il verde di prossimità.
Non significa che ogni 300 metri debba esistere un grande parco. Può trattarsi di un giardino, una piazza realmente alberata, un pocket park o un altro spazio pubblico capace di offrire vegetazione, ombra, sedute e condizioni climatiche migliori. La mappa dei 300 metri ci permetterebbe di individuare immediatamente le zone escluse.
Quelle zone diventerebbero le aree prioritarie di intervento.
Il patrimonio invisibile
Dovremo infine cercare ciò che le normali mappe dei parchi spesso non mostrano:
- Piccole aree comunali inutilizzate.
- Terreni residuali.
- Spazi tra infrastrutture.
- Aree scolastiche.
- Parcheggi sovradimensionati.
- Superfici asfaltate senza una funzione indispensabile.
- Aree dismesse.
- Terreni abbandonati.
Non tutti potranno diventare giardini ma alcuni potrebbero costituire i tasselli mancanti della rete.
Dobbiamo costruire anche un inventario delle opportunità. Non soltanto ciò che è verde oggi. Ma ciò che potrebbe diventarlo domani.
La prima geografia di Salerno Verde
Alla fine di questa fase non vogliamo ottenere una semplice carta con alcune macchie verdi.
Vogliamo arrivare progressivamente a distinguere almeno:
- grandi poli verdi;
- verde di quartiere;
- verde di prossimità;
- alberature e corridoi verdi;
- patrimonio naturale e collinare;
- connessioni monte-mare;
- asse verde costiero;
- aree con deficit di verde;
- aree potenzialmente rinaturalizzabili;
- aree strategiche da tutelare preventivamente.
Solo allora potremo rispondere seriamente alla domanda: dove si trova il verde di Salerno?
E probabilmente scopriremo che la domanda più importante è ancora un'altra: dove dovrebbe trovarsi e oggi non c'è?