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Quanto suolo abbiamo consumato

Inviato da tuxsa il

Nel capitolo precedente abbiamo lasciato aperta una domanda: mentre Salerno perdeva abitanti, cosa accadeva al suo territorio? È una domanda fondamentale per comprendere il rapporto tra sviluppo urbano e patrimonio verde, perché il suolo è una risorsa particolare: a differenza di molti altri beni utilizzati dalla città, non può essere facilmente ricostruito una volta trasformato.

Prima di guardare i numeri occorre però chiarire cosa intendiamo per consumo di suolo. Non coincide semplicemente con la presenza di edifici.

ISPRA definisce il fenomeno attraverso il passaggio da una copertura non artificiale a una copertura artificiale del terreno. Ne fanno quindi parte non soltanto gli edifici, ma anche strade, parcheggi, piazzali, infrastrutture, cantieri e altre superfici artificializzate.

L'impermeabilizzazione attraverso cemento e asfalto ne costituisce la manifestazione più evidente e spesso più difficile da invertire. È una distinzione importante.

Quando parleremo di consumo di suolo in Salerno Verde, quindi, non staremo misurando semplicemente «quanto si è costruito», ma quanto territorio ha perso la propria precedente condizione naturale, agricola o seminaturale a favore di una copertura artificiale.

Salerno: circa un terzo del territorio comunale è consumato

Il Comune di Salerno dispone di una superficie territoriale di circa 60 chilometri quadrati, equivalenti a poco meno di 6.000 ettari.

Su questo territorio, secondo i dati ISPRA riportati nel Rapporto Ambientale della revisione del PUC, nel 2006 risultavano consumati circa 1.650 ettari, corrispondenti al 28,1% del territorio comunale.

Dieci anni dopo la superficie risultava salita a circa 2.056 ettari, pari al 34,5%.

AnnoSuolo consumatoQuota del territorio comunale
20061.650 ha28,1%
20141.860 ha31,1%
20152.054,84 ha34,5%
20162.055,9 ha34,5%

Fonte: ISPRA, dati riportati nel Rapporto Ambientale del PUC del Comune di Salerno.

Il documento comunale rileva quindi, tra il 2006 e il 2016, una crescita di circa sei punti percentuali.

In termini assoluti significa che, confrontando direttamente i due valori riportati, la superficie classificata come consumata cresce di circa 406 ettari.

Per rendere comprensibile la dimensione: un ettaro corrisponde a 10.000 metri quadrati.

Quattrocentosei ettari equivalgono quindi a circa 4 milioni di metri quadrati.

Il confronto va comunque utilizzato con cautela: le metodologie ISPRA di rilevazione e classificazione del consumo di suolo sono state progressivamente affinate e non tutta la differenza tra rilevazioni effettuate in anni lontani può essere automaticamente interpretata come nuova cementificazione avvenuta materialmente in quel periodo.

Il dato più solido è quindi la direzione del fenomeno:

la superficie classificata come consumata è aumentata.

E gli abitanti diminuivano

È a questo punto che possiamo sovrapporre i due fenomeni analizzati nei primi capitoli.

Nel 1981 Salerno aveva raggiunto 157.385 residenti.

Nel 2006 la città era già entrata da tempo nella sua fase di contrazione demografica.

Negli anni successivi la popolazione ha continuato a diminuire, fino agli attuali circa 125.000 abitanti.

Il territorio artificializzato, invece, non ha seguito la stessa direzione.

Possiamo quindi affermare qualcosa di più preciso rispetto all'ipotesi formulata nel capitolo precedente:

il declino demografico di Salerno non ha prodotto un corrispondente arresto del consumo di suolo.

Questo non significa, naturalmente, che esista un rapporto matematico diretto tra numero degli abitanti e superficie urbanizzata.

Le famiglie diventano più piccole, cambiano le esigenze abitative, vengono costruite infrastrutture e servizi, sorgono attività economiche e commerciali e una città capoluogo svolge funzioni che vanno molto oltre la popolazione residente.

Ma il confronto pone una questione politica e urbanistica che non può essere ignorata.

Se la città perde popolazione mentre continua a utilizzare nuovo territorio, dobbiamo chiederci:

perché abbiamo avuto bisogno di altro suolo?

Non tutto il territorio di Salerno è realmente disponibile

C'è poi un elemento che rende la percentuale comunale ancora più interessante.

Dire che circa un terzo del territorio comunale risulta consumato potrebbe far pensare che rimangano a disposizione enormi superfici libere ma geograficamente non è così. Una parte consistente del territorio di Salerno è costituita da colline, versanti, valloni, corsi d'acqua e aree caratterizzate da condizioni morfologiche o ambientali che ne limitano fortemente la trasformabilità. La percentuale calcolata sull'intera superficie comunale rischia quindi di nascondere ciò che accade nella parte realmente urbanizzata della città.

Chi osserva la fascia urbana compresa tra le colline e il mare incontra una situazione completamente diversa dalla media comunale: il costruito, le infrastrutture e le superfici impermeabilizzate presentano in molti settori una forte continuità.

Questo sarà un punto da approfondire cartograficamente nel progetto. Non ci interessa soltanto sapere quanto suolo libero rimane nel territorio amministrativo di Salerno.

Ci interessa sapere soprattutto: quanto suolo libero rimane nelle parti della città nelle quali vive quotidianamente la maggioranza dei salernitani?

Il dato più recente

Le rilevazioni SNPA più recenti confermano sostanzialmente l'ordine di grandezza raggiunto. Nel Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2024, riferito ai dati 2023, Salerno compare con circa 2.068 ettari di superficie consumata.

Parliamo di oltre 20 milioni di metri quadrati di territorio artificializzato. Il confronto con il 2016 mostra che negli ultimi anni la crescita complessiva è diventata molto più contenuta rispetto alle trasformazioni precedenti.

Questo però non significa che il problema possa essere considerato risolto. Una città che ha già artificializzato una quota significativa del proprio territorio dovrebbe infatti valutare ogni nuovo consumo non soltanto in relazione alla sua dimensione, ma rispetto alla quantità e soprattutto alla qualità del suolo libero rimasto.

Dieci ettari consumati quando una città possiede grandi superfici pianeggianti disponibili non hanno lo stesso peso territoriale di dieci ettari sottratti agli ultimi spazi liberi presenti in un tessuto urbano fortemente consolidato.

Il suolo non è semplicemente uno spazio vuoto

Qui Salerno Verde introduce un principio fondamentale. Un terreno non costruito non è necessariamente un terreno «in attesa» di qualcosa. Anche un'area apparentemente inutilizzata può assorbire acqua piovana, ospitare vegetazione spontanea, ridurre le temperature superficiali, conservare biodiversità e lasciare aperta alla comunità la possibilità di utilizzarla diversamente in futuro. Il consumo di suolo comporta invece la perdita, totale o parziale, di queste funzioni.

ISPRA richiama proprio il valore dei cosiddetti servizi ecosistemici: capacità del terreno di trattenere acqua, immagazzinare carbonio, regolare il clima, sostenere la produzione agricola e mantenere habitat naturali.

A livello nazionale ISPRA stima che la sola riduzione dell'“effetto spugna” provocata dal consumo di suolo comporti costi superiori a 400 milioni di euro l'anno.

Il terreno libero possiede quindi un valore anche quando non produce una rendita immobiliare.

Dal 1988 a oggi: una trasformazione ancora più lunga

Le serie storiche ISPRA consentono di spingerci più indietro. Una precedente rilevazione relativa alle aree urbane stimava per Salerno circa 1.421 ettari di superficie consumata nel 1988.

Successivamente risultavano circa 1.493 ettari nel 1997, 1.497 nel 1998 e 1.657 ettari nel 2006. Le metodologie utilizzate nelle diverse serie storiche non consentono di sommare o confrontare meccanicamente tutti questi valori con quelli delle rilevazioni più recenti ma la direzione complessiva appare chiara:

la superficie artificiale di Salerno si è progressivamente estesa anche nella fase storica nella quale la popolazione della città aveva già cominciato a diminuire.

Ed è questo il dato che interessa maggiormente la nostra indagine.

Due curve che vanno in direzioni opposte

Possiamo quindi mettere insieme i risultati dei primi due capitoli.

Nel 1981 Salerno raggiunge il massimo censuario con 157.385 abitanti.

Nel 1988 una rilevazione ISPRA stimava circa 1.421 ettari di superficie consumata.

Nel 2006 il consumo di suolo viene indicato in circa 1.650 ettari.

Nel 2016 arriva a circa 2.056 ettari.

Nel 2023 siamo nell'ordine dei 2.068 ettari.

Nel frattempo la popolazione è scesa fino agli attuali circa 125.000 residenti.

Non utilizzeremo questi numeri per costruire una correlazione artificiale, perché popolazione e consumo di suolo sono fenomeni molto più complessi ma possiamo già osservare una caratteristica strutturale della trasformazione recente di Salerno: la città ha perso abitanti mentre il territorio artificializzato aumentava.

È forse il primo grande paradosso che emerge da Salerno in cifre.

Una questione politica

La domanda, quindi, non può essere soltanto quanta superficie sia stata consumata in passato. La domanda diventa: quanto altro suolo siamo disposti a consumare?

Salerno non è più la città degli anni Cinquanta e Sessanta che doveva rispondere a una crescita rapidissima della popolazione. È una città che perde residenti da oltre quarant'anni, con una popolazione che invecchia e con un territorio fisicamente limitato tra mare e colline.

In queste condizioni Salerno Verde ritiene necessario discutere un principio semplice: il consumo netto di nuovo suolo dovrebbe tendere a zero.

Le necessità di trasformazione della città dovrebbero essere soddisfatte prioritariamente attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione delle aree già artificializzate, il riuso degli edifici vuoti o sottoutilizzati e la trasformazione delle superfici degradate.

Non significa immobilizzare la città. Significa spostare il luogo nel quale la città può continuare a trasformarsi: non espandendosi ulteriormente sul territorio libero, ma rigenerando quello che ha già occupato.

Il suolo libero come patrimonio futuro

Per Salerno Verde il punto di arrivo è quindi anche il punto di partenza del futuro Piano civico.

Il terreno ancora libero deve essere considerato una riserva strategica della città.

Non necessariamente perché debba diventare tutto parco pubblico.

Può essere bosco, terreno agricolo, area naturale, spazio per la gestione delle acque, corridoio ecologico, giardino, superficie permeabile o semplicemente territorio che scegliamo di non trasformare. Conservarlo significa mantenere aperte possibilità che una volta costruito potrebbero scomparire definitivamente. Per questo, quando nei prossimi capitoli analizzeremo Colle Bellaria, le aree collinari, la fascia costiera e gli altri spazi strategici, non partiremo dalla domanda:

«cosa possiamo costruirci?»

Partiremo dalla domanda opposta:

«cosa perderebbe Salerno se questo terreno venisse trasformato?»

È una differenza apparentemente piccola ma significa rovesciare completamente il modo di pensare il territorio.