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L'Alta Corte francese boccia il divieto sui social: la repressione cede il passo al senso di realtà

Inviato da tuxsa il
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La notizia arrivata di recente dalla Francia è una di quelle che non ci sorprende, ma che merita una riflessione approfondita: l'Alta Corte francese ha bocciato il provvedimento che puntava a vietare o restringere drasticamente l'accesso ai social network per i minori.

Come collettivo TUXSA, avevamo già espresso forti perplessità nei confronti di questa misura. Non per superficialità o sottovalutazione dei rischi della rete, ma per una semplice constatazione di fatto: le misure puramente repressive e paternalistiche sono immancabilmente inefficaci dal punto di vista tecnico.
Qualsiasi tentativo di calare un "ban" dall'alto tramite filtri, verifiche dell'età centralizzate o blocchi IP si scontra con una realtà banale: oggi qualsiasi ragazzino sa come bypassare questi pseudo-divieti. Tra VPN, reti alternative, cambio di DNS e proxy, le barriere digitali imposte per legge diventano ostacoli ridicoli per chi è nato e cresciuto con uno smartphone in mano.

La politica continua a proporre soluzioni analogiche e rigide a problemi digitali e complessi, creando una falsa sensazione di sicurezza per i genitori e spingendo semplicemente i giovani verso zone d'ombra meno controllate.
Dietro la tentazione di "vietare" si nasconde spesso la pigrizia delle istituzioni. La repressione non risolve il problema alla radice, lo sposta soltanto.

Come TUXSA sosteniamo da sempre che l'unica strada percorribile non sia l'esclusione, ma un percorso sistematico di alfabetizzazione digitale consapevole, a partire dalle scuole. Serve un impegno concreto che coinvolga direttamente sia i giovani che le famiglie:
 
  • Comprendere gli strumenti: Insegnare come funzionano gli algoritmi, il valore dei propri dati personali, le dinamiche dell'economia dell'attenzione e la struttura della rete.


     

  • Sviluppare uno spirito critico: Imparare a riconoscere le logiche di dipendenza dei social senza dover ricorrere alla paura o al tabù.


     

  • Fornire alternative aperte e libere: Promuovere la cultura del software libero, della privacy e dell'autodeterminazione digitale.


     

La decisione del giudice francese dimostra che le scorciatoie demagogiche non tengono alla prova dei fatti e dei diritti. È il momento di smettere di trattare la tecnologia come un nemico da bandire e iniziare a trattarla come un terreno di cittadinanza da insegnare.