Il termine sharenting (dall’inglese share + parenting) indica la pratica dei genitori di condividere foto, video e informazioni personali dei propri figli sui social media. Secondo uno studio del 2021 di Internet Matters (UK), l’80% dei bambini europei ha una presenza digitale prima del secondo anno di età. Negli Stati Uniti, una ricerca della Pew Research Center (2022) ha rilevato che il 60% dei genitori ha pubblicato foto dei propri figli online, e il 30% lo fa almeno una volta a settimana.
1.2. I dati reali: cosa si condivide e quando
- L’ecografia è la prima foto pubblica. Su Instagram, ogni giorno vengono condivise decine di migliaia di immagini di ecografie. Secondo un’analisi di Child Safety Network (2023), il 15% dei profili pubblici di neogenitori include la foto dell’ecografia.
- Account creati prima della nascita. Negli Stati Uniti, uno studio del Family Online Safety Institute (2020) ha stimato che il 23% dei bambini ha un account social o email creato dai genitori prima di compiere 1 anno.
- Dati biometrici. Le foto dei neonati vengono utilizzate dalle piattaforme per addestrare algoritmi di riconoscimento facciale. Microsoft ha ammesso in un report interno (2021) di aver utilizzato immagini pubbliche di bambini per migliorare il proprio sistema di riconoscimento, scatenando polemiche.
1.3. Rischi concreti e documentati
a) Furto d’identità digitale
I dati dei minori (nome, data di nascita, foto) sono particolarmente appetibili per i criminali informatici perché non vengono monitorati attivamente fino alla maggiore età. Un rapporto del Javelin Strategy & Research (2022) ha rilevato che il furto di identità dei minori è aumentato del 30% in 5 anni, con danni medi di 1.200 dollari per ogni caso.
b) Esposizione a pedopornografia
Foto innocenti (bambini in costume, sul water, con espressioni buffe) possono essere rubate e ripubblicate su siti pedopornografici. Un’indagine dell’Australian eSafety Commissioner (2023) ha trovato oltre 50 milioni di immagini di minori “innocue” in banche dati illegali, molte delle quali provenienti da profili social pubblici.
c) Danno psicologico futuro
Crescere sapendo che tutta la propriaanzia è stata documentata e condivisa può generare ansia da prestazione, mancanza di fiducia nei genitori e un senso di perdita di controllo sulla propria identità. Uno studio dell’Università del Michigan (2022) ha intervistato adolescenti i cui genitori avevano condiviso foto: il 45% ha dichiarato di sentirsi “imbarazzato” o “tradito”.
1.4. Normative a confronto (fine tabella)
| Paese | Legge | Punto chiave |
|---|---|---|
| Italia | D.Lgs. 196/2003 + novelle GDPR | Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte sanzionato genitori e scuole per pubblicazione di foto di minori senza consenso. Sentenza emblematica: Garante Privacy, provvedimento 15 luglio 2021, n. 250 – multa a una scuola per aver pubblicato foto di alunni senza autorizzazione scritta. |
| California (USA) | SB 362 – Delete Act (2023, esteso) | Dal 2025, i genitori possono richiedere la cancellazione definitiva di tutti i dati dei minori (sotto i 18 anni) dalle piattaforme, con obbligo di rimozione in 30 giorni. |
| Regno Unito | Age Appropriate Design Code (Children's Code) | Obbliga le piattaforme a progettare i servizi con la privacy dei minori come impostazione predefinita (es. geolocalizzazione disattivata, profili privati per default). |
1.5. Il caso concreto che fa riflettere
Nel 2020, una mamma australiana ha scoperto che una foto della figlia di 4 anni, pubblicata su Facebook con il commento "La mia principessa ama le unghie colorate", era stata rubata e ripubblicata su un sito pedopornografico. La foto ritraeva la bambina a torso nudo (in estate, in giardino) mentre mostrava le unghie. La madre ha sporto denuncia, ma la piattaforma ha impiegato 6 mesi per rimuovere il contenuto illegale, e solo dopo l'intervento di un'organizzazione no-profit.
Questo caso non è isolato. Secondo il National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC), nel 2023 sono state segnalate oltre 36 milioni di immagini sospette di minori, molte delle quali provenienti da profili social pubblici di genitori.
1.6. Cosa fare? Dieci regole concrete per genitori (e futuri genitori)
- Non pubblicare ecografie. La prima immagine del bambino appartiene a lui, non al mondo.
- Imposta il profilo come privato. I social non sono diari pubblici. Scegli gruppi ristretti (es. parenti stretti).
- Chiedi permesso al bambino. A 3-4 anni, un bambino può già dire "no" a una foto. Rispettalo.
- Non condividere dati biometrici. Evita foto di impronte digitali, palmo della mano, iride. Sono uniche e insostituibili.
- Non pubblicare foto in costume o a torso nudo. Anche in piscina, in spiaggia, a casa. Sono le più rubate.
- Non rivelare la scuola, l'indirizzo, la targa dell'auto. Sembrano dettagli innocui, ma permettono la geolocalizzazione.
- Usa watermark o filtri temporanei (es. "Storie" che spariscono in 24 ore), ma ricorda: uno screenshot può sempre essere fatto.
- Controlla i tag. Non lasciare che altri genitori o parenti pubblichino foto di tuo figlio senza il tuo consenso.
- Informati sulla piattaforma. Facebook, Instagram, TikTok sono progettati per adulti. Non esistono "impostazioni sicure" per bambini sotto i 13 anni.
- Parla con altri genitori. Lo sharenting è una pressione sociale. Rompi il silenzio: spiega perché non pubblichi foto.