La Regione Campania sta lavorando sulla propria presenza digitale nel settore turistico. L'Agenzia Campania Turismo ha pubblicato il 29 luglio 2026 un Avviso Pubblico per la costituzione di un elenco aperto di esperti e professionisti ai quali potranno essere conferiti incarichi finalizzati alla costituzione della redazione del Portale Turistico Regionale e alle attività di comunicazione. L'Avviso rimarrà aperto fino al 4 settembre 2026.
Una tempistica che concentra gran parte del periodo utile nel mese di agosto e che, senza voler attribuire intenzioni che non possiamo conoscere, certamente non favorisce quel confronto pubblico che sarebbe auspicabile intorno a una scelta che riguarda il modo in cui la Campania intende raccontare, organizzare e rendere disponibile il proprio patrimonio turistico.
Ma il problema che vogliamo porre come Collettivo TUXSA è ancora più generale. Non ci interessa discutere soltanto di come sarà organizzata una redazione.
Vogliamo capire quale infrastruttura digitale quella redazione dovrà alimentare e quale idea di innovazione ci sia dietro.
Un portale non è un ecosistema digitale
La prima precisazione è necessaria. L'Avviso riguarda principalmente professionalità editoriali e attività di comunicazione. Non si tratta, almeno per quanto emerge dalla documentazione esaminata, del capitolato tecnico per la realizzazione software del Portale.
Sarebbe quindi sbagliato sostenere semplicemente che nell'Avviso manca l'indicazione del CMS o che avrebbe dovuto essere imposto uno specifico software. La questione è diversa.
La Regione Campania dispone già di strutture, piattaforme e progetti che operano, con funzioni differenti, nel settore della cultura e del turismo: l'Ecosistema Digitale per la Cultura, strutture regionali specificamente dedicate agli ecosistemi digitali per cultura e turismo, Sinfonia Turismo SMART, InCampania e la comunicazione legata al brand Campania Divina.
Non intendiamo sostenere che questi strumenti siano inutili, duplicati o necessariamente in contraddizione tra loro ma poniamo una domanda molto più semplice: qual è il disegno complessivo?
Dove si trova il documento attraverso il quale un cittadino, un Comune, un'università, un'associazione o uno sviluppatore possa comprendere come questi sistemi dialogano tra loro? Qual è la fonte primaria delle informazioni? Dove risiedono i dati? Chi li aggiorna? Come vengono scambiati? Con quali licenze possono essere riutilizzati? Esistono API pubbliche? Quali standard garantiscono l'interoperabilità?
E soprattutto: il nuovo Portale Turistico Regionale sarà un altro luogo nel quale inserire informazioni oppure sarà una delle interfacce di accesso a un patrimonio informativo regionale unitario?
Sono due modelli completamente diversi.
Il problema non è costruire un altro bel sito
Per molti anni la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è stata interpretata come la trasformazione digitale di ciò che già esisteva: un ufficio diventava un portale, un modulo cartaceo diventava un PDF, n archivio diventava un database, una campagna promozionale diventava un sito Internet. Ma digitalizzare non significa necessariamente innovare.
Possiamo costruire un sito graficamente eccellente, ricco di fotografie, video, itinerari e contenuti editoriali e contemporaneamente continuare a mantenere le informazioni in banche dati separate, non interoperabili e difficilmente riutilizzabili. Possiamo avere dieci portali modernissimi e continuare ad avere dieci copie differenti della stessa informazione. Ed è precisamente questo il modello che dobbiamo superare.
Se cambia l'orario di apertura di un museo campano, quell'informazione dovrebbe essere modificata una volta sola, nella fonte autorevole, e da lì diventare disponibile automaticamente al portale regionale, al sito del Comune, alle applicazioni turistiche, ai servizi per l'accessibilità e a qualunque altro strumento autorizzato a utilizzarla.
Questa è innovazione. Copiare manualmente lo stesso orario in cinque piattaforme differenti non lo è, anche quando le cinque piattaforme sono nuove.
I dati vengono prima delle pagine
Un portale turistico dovrebbe essere pensato partendo dai dati e non dalle pagine. Musei, monumenti, siti archeologici, parchi, itinerari, eventi, strutture ricettive, trasporti, servizi, accessibilità, orari, coordinate geografiche e informazioni territoriali costituiscono un enorme patrimonio informativo. Se quelle informazioni vengono inserite semplicemente dentro un CMS, abbiamo costruito dei contenuti. Se invece vengono organizzate attraverso dati strutturati, identificatori condivisi, standard aperti e API, abbiamo costruito un'infrastruttura pubblica.
A quel punto il portale turistico diventa soltanto una delle possibili applicazioni.
Gli stessi dati possono alimentare il sito della Regione, quello del Comune di Salerno o di un piccolo Comune delle aree interne, un'applicazione realizzata da una startup, una ricerca universitaria, un progetto scolastico, una mappa accessibile, un servizio sviluppato da un'associazione o un nuovo strumento che oggi non possiamo nemmeno immaginare.
Il valore dell'investimento pubblico aumenta enormemente perché ciò che viene finanziato non rimane imprigionato dentro il prodotto per il quale era stato inizialmente realizzato.
Software Libero significa anche indipendenza
C'è poi una domanda che nell'innovazione della Pubblica Amministrazione continua troppo spesso a essere considerata secondaria: chi controlla realmente la tecnologia?
Non sappiamo, sulla base del solo Avviso, quale sia l'architettura software complessiva del Portale e proprio per questo abbiamo chiesto chiarimenti.
Ma per TUXSA il principio dovrebbe essere chiaro: quando tecnicamente possibile e conveniente, una Pubblica Amministrazione dovrebbe privilegiare Software Libero e Open Source, standard aperti e componenti riutilizzabili.
Non per una preferenza ideologica ma la realizzazione di una concreta indipendenza.
Il soggetto pubblico deve poter conoscere il software che utilizza, conservarne il codice quando ne ha titolo, affidarne la manutenzione a soggetti differenti, esportare integralmente i propri dati e cambiare fornitore senza dover ricostruire da zero un servizio pubblico. Un sistema finanziato con denaro pubblico non dovrebbe trasformarsi in una dipendenza permanente dal soggetto che lo ha realizzato. E c'è anche una dimensione territoriale.
La Campania dovrebbe utilizzare i propri investimenti digitali per costruire competenze, dentro l'Amministrazione e nel territorio, nelle università, nelle imprese, nelle comunità tecnologiche e tra i professionisti locali.
L'innovazione non può essere soltanto qualcosa che compriamo. Deve diventare qualcosa che sappiamo governare.
Open Data: il dato pubblico deve poter continuare a vivere
Lo stesso principio vale per i dati. Se la Regione raccoglie con risorse pubbliche informazioni su luoghi, eventi, servizi, accessibilità, itinerari e patrimonio culturale, perché quelle informazioni dovrebbero essere utilizzabili esclusivamente attraverso il portale regionale? Naturalmente esistono dati personali, informazioni soggette a diritti di terzi e contenuti che richiedono regole specifiche ma tutto ciò che può essere aperto dovrebbe essere pubblicato come Open Data, con formati standard, metadati comprensibili e licenze che ne consentano realmente il riutilizzo e possibilmente attraverso API pubbliche e documentate.
Il principio dovrebbe essere: il dato viene raccolto una volta e può generare cento servizi.
Non: per ogni nuovo servizio ricominciamo a raccogliere gli stessi dati.
Accessibilità: non una verifica alla fine
Anche l'accessibilità deve essere progettata all'inizio. Non basta verificare alla fine dello sviluppo se una pagina rispetta formalmente determinati requisiti. Una redazione pubblica digitale deve sapere fin dall'inizio come produrre testi accessibili, descrivere immagini, sottotitolare video, pubblicare documenti correttamente strutturati e organizzare informazioni che possano essere utilizzate anche attraverso tecnologie assistive.
L'accessibilità non è una funzione aggiuntiva del portale. È una caratteristica del servizio pubblico.
Ma manca soprattutto una cosa: la partecipazione
Tutto questo ci porta alla questione che consideriamo politicamente più importante. Quando sono stati coinvolti i cittadini? Quando sono state coinvolte le associazioni? Quando sono state coinvolte sistematicamente le università, le comunità del Software Libero e degli Open Data, gli enti locali, gli operatori culturali e turistici, i professionisti e i soggetti che quotidianamente producono e utilizzano queste informazioni?
Ancora una volta rischiamo di trovarci davanti a un processo nel quale la discussione pubblica comincia quando una parte rilevante delle decisioni è già stata presa.
Ed è questo modello che dovrebbe cambiare.
Non contestiamo la legittimità delle competenze amministrative né sosteniamo che ogni decisione tecnica debba essere sottoposta a una votazione popolare. Diciamo una cosa differente:
La partecipazione non può essere soltanto a valle della decisione.
Chiedere ai cittadini cosa pensano di un servizio già progettato è utile, ma non significa averli coinvolti nella sua progettazione, presentare pubblicamente una piattaforma terminata significa comunicare e solo questo.
Consultare associazioni, università, territori e comunità prima di definirne obiettivi e architettura significa invece coprogettare.
Ed è di questo secondo livello che abbiamo bisogno.
Prima i bisogni, poi i servizi, infine gli strumenti
Una vera svolta digitale della Campania dovrebbe partire da qui.
- Non dal portale.
- Non dal CMS.
- Non dall'affidamento.
- Non dalla campagna di comunicazione.
Ma partire dai bisogni:
- Quali informazioni servono a un turista?
- Quali a un cittadino?
- Quali a una persona con disabilità?
- Quali ai Comuni?
- Quali agli operatori?
- Quali alle università?
- Quali dati possediamo già?
- Chi ne è responsabile?
- Come possiamo evitare di raccoglierli nuovamente?
- Come possiamo renderli disponibili a tutti?
Solo dopo vengono i servizi. E soltanto alla fine si scelgono gli strumenti tecnologici necessari a realizzarli.
Prima i bisogni. Poi i servizi. Infine gli strumenti.
E allo stesso modo: prima la partecipazione, poi la decisione, quindi la realizzazione.
Undici domande alla Regione Campania
Per queste ragioni il Collettivo TUXSA ha deciso di non limitarsi alla critica.
Abbiamo trasmesso all'Agenzia Campania Turismo e agli uffici regionali competenti una richiesta formale di chiarimenti che affronta undici questioni: architettura complessiva del sistema, Software Libero, CMS e codice sorgente, indipendenza tecnologica, Open Data, API e interoperabilità, governance e unicità del dato, accessibilità, licenze, strategia regionale dell'informazione turistica e partecipazione alla costruzione delle politiche digitali.
Non aspetteremo la risposta per aprire questa discussione pubblica. Non perché la risposta non ci interessi, ma perché la procedura è già in corso e riteniamo che il confronto debba cominciare adesso. Quando l'Agenzia Campania Turismo o la Regione risponderanno, pubblicheremo la loro risposta integralmente e le daremo il dovuto spazio.
Perché lo scopo non è dimostrare che qualcuno ha torto ma capire se possiamo costruire qualcosa di migliore.
La Campania non ha bisogno soltanto di un nuovo portale
- Ha bisogno di una politica pubblica del dato.
- Ha bisogno di Software Libero e standard aperti.
- Ha bisogno di interoperabilità.
- Ha bisogno di Open Data e API.
- Ha bisogno di accessibilità progettata fin dall'inizio.
- Ha bisogno di competenze pubbliche e territoriali.
- Ha bisogno di indipendenza tecnologica.
- E soprattutto ha bisogno di un modo diverso di costruire le proprie politiche digitali.
Un modello nel quale istituzioni, università, territori, associazioni, imprese, comunità tecnologiche e cittadini possano incontrarsi prima che le decisioni siano trasformate in procedure già definite.
Perché un portale può diventare vecchio in pochi anni. Un'infrastruttura aperta può evolvere.
Un database chiuso produce un servizio. Un patrimonio di dati aperti può produrne cento.
E una decisione costruita soltanto negli uffici può forse essere formalmente perfetta, ma una decisione costruita anche attraverso conoscenze e competenze diffuse nel territorio ha molte più possibilità di rispondere ai bisogni reali.
La comunicazione racconta il territorio.
I dati ne costituiscono l'infrastruttura digitale.
La partecipazione rende entrambe patrimonio della comunità.
È da qui che, secondo noi, dovrebbe cominciare la vera innovazione digitale della Campania.