Nel 2023 Salerno si è dotata di un Piano Smart City che immaginava una città capace di utilizzare dati, tecnologie, sensori e servizi digitali per migliorare mobilità, ambiente, partecipazione e qualità della vita. Tre anni dopo alcuni passi sono stati compiuti, soprattutto nella digitalizzazione amministrativa, ma la trasformazione urbana delineata dal Piano appare ancora frammentaria e, soprattutto, poco verificabile dai cittadini. È arrivato il momento di passare dai singoli interventi a una pianificazione pubblica, misurabile e aggiornata.
Quando nel 2023 il Comune di Salerno approvò il proprio Piano Smart City, l'obiettivo dichiarato era decisamente più ambizioso della semplice informatizzazione degli uffici comunali. Il documento collocava la trasformazione della città all'interno di sei grandi aree — ambiente, governance, economia, mobilità, persone e qualità della vita — e immaginava un sistema nel quale servizi pubblici digitali, Open Data, partecipazione, sensori, monitoraggio ambientale, mobilità e gestione intelligente del territorio potessero progressivamente integrarsi.
Il Piano Smart City della Città di Salerno costituisce ancora oggi il riferimento necessario per valutare quanto è stato fatto, perché una strategia pubblica acquista significato soltanto se, a distanza di tempo, è possibile confrontare gli obiettivi dichiarati con i risultati raggiunti.
Ed è proprio effettuando questo confronto che emergono luci e ombre.
Non sarebbe corretto sostenere che in questi anni non sia accaduto nulla. Salerno ha partecipato a numerosi programmi di trasformazione digitale finanziati attraverso il PNRR e sono documentati interventi relativi al cloud della Pubblica Amministrazione, alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, a pagoPA, App IO, SPID e CIE, alla Piattaforma Notifiche Digitali, allo stato civile digitale, all'accessibilità, alla cybersecurity e alla digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE. Il Comune raccoglie questi interventi nella propria pagina dedicata all'attuazione delle misure PNRR per la digitalizzazione.
Sono interventi importanti e sarebbe sbagliato sottovalutarli. L'adesione alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, per esempio, dovrebbe favorire l'interoperabilità delle banche dati pubbliche e ridurre progressivamente la necessità per cittadini e imprese di fornire più volte informazioni già possedute dalla Pubblica Amministrazione. Anche gli investimenti sulla sicurezza informatica e sull'accessibilità rappresentano elementi indispensabili per una moderna amministrazione digitale.
C'è persino un risultato che merita particolare attenzione: nel gennaio 2026 il Comune ha annunciato che Milano ha adottato un sistema gestionale sviluppato dal Comune di Salerno, attraverso il meccanismo del riuso del software pubblico. È un'esperienza positiva, perché dimostra che un'amministrazione locale può anche produrre soluzioni tecnologiche riutilizzabili da altre città e non essere soltanto consumatrice di software e servizi acquistati all'esterno.
Ma proprio riconoscendo questi risultati diventa necessario porre una domanda più impegnativa: stiamo digitalizzando il Comune oppure stiamo realmente costruendo una Salerno Smart City?
Le due cose non coincidono.
Migrare applicazioni sul cloud, utilizzare SPID, consentire pagamenti con pagoPA o integrare servizi nell'App IO rappresentano ormai componenti essenziali della modernizzazione della Pubblica Amministrazione italiana. Sono passi necessari, ma non sufficienti per trasformare una città in una Smart City.
Il Piano del 2023 aveva prospettive molto più ampie. Parlava di sistemi di monitoraggio, sensori, traffico, parcheggi, dati ambientali, videosorveglianza, integrazione delle informazioni, strumenti di analisi e possibilità di costruire una vera capacità di governo della città attraverso i dati.
Ed è qui che, tre anni dopo, diventa molto più difficile per un cittadino comprendere cosa sia stato effettivamente realizzato.
Dove possiamo consultare lo stato di avanzamento complessivo del Piano Smart City? Quali interventi previsti nel 2023 sono stati completati? Quali sono in corso? Quali non sono ancora partiti? Quali risorse sono state impegnate? Quali risultati misurabili sono stati raggiunti?
Soprattutto: dove sono i dati della Smart City?
Il tema degli Open Data è probabilmente uno degli esempi più significativi. Il Piano prevedeva esplicitamente la pubblicazione di dataset in formato aperto e persino la costituzione di un team dedicato agli Open Data. Sul sito istituzionale esiste una sezione dedicata ai Dataset, ma ciò che oggi è immediatamente accessibile appare ancora molto distante dall'idea di un vero ecosistema comunale dei dati aperti.
Una città digitale dovrebbe disporre di un catalogo Open Data riconoscibile, strutturato, costantemente aggiornato e facilmente utilizzabile non soltanto dagli addetti ai lavori, ma anche da cittadini, associazioni, giornalisti, ricercatori, università, professionisti e imprese.
Mobilità, trasporto pubblico, traffico, parcheggi, qualità dell'aria, verde urbano, lavori pubblici, consumi energetici, rifiuti, turismo, cultura, demografia, incidenti stradali e utilizzo degli spazi pubblici sono soltanto alcuni degli ambiti nei quali i dati potrebbero diventare una vera infrastruttura pubblica della città.
Non basta raccoglierli. Devono essere disponibili, interoperabili, aggiornati e riutilizzabili.
La stessa considerazione vale per i sensori e per le infrastrutture intelligenti previste dalla strategia Smart City. Se esistono sistemi che monitorano traffico, ambiente, parcheggi o altri fenomeni urbani, il cittadino dovrebbe poter sapere quanti sono, dove sono installati, cosa misurano, quali informazioni producono e soprattutto in che modo quelle informazioni vengono utilizzate per migliorare le decisioni pubbliche.
Non si tratta di pubblicare dati sensibili o informazioni che possano compromettere sicurezza e privacy. Si tratta di applicare un principio molto semplice: una Smart City finanziata anche attraverso risorse pubbliche dovrebbe essere osservabile e misurabile pubblicamente.
Da questo punto di vista manca soprattutto uno strumento facilmente accessibile che consenta di seguire l'evoluzione del Piano: una dashboard pubblica nella quale ogni progetto abbia obiettivi, stato di avanzamento, risorse impiegate, tempi previsti, indicatori e risultati.
Una simile piattaforma trasformerebbe il Piano Smart City da documento programmatico a processo verificabile.
Nel giugno 2026 è arrivato anche il nuovo Portale della Cultura del Comune di Salerno, che raccoglie eventi, luoghi, itinerari e informazioni culturali. È certamente un servizio utile e rappresenta un ulteriore tassello della presenza digitale della città.
Ma bisogna mantenere le proporzioni.
Un Portale della Cultura, per quanto utile e ben realizzato possa essere, non rappresenta la trasformazione digitale di una città. È un servizio informativo settoriale. Una Smart City è invece un'infrastruttura molto più complessa, nella quale mobilità, ambiente, energia, servizi, dati, partecipazione e pianificazione urbana comunicano tra loro.
La stessa programmazione comunale dimostra, del resto, che il percorso non può considerarsi concluso. Nel documento strategico PRIUS pubblicato nel 2026 compare ancora l'obiettivo di una “Smart City per la mobilità sicura e sostenibile”, con interventi legati alla pianificazione urbana, all'innovazione e all'efficientamento dei servizi pubblici. Il tema Smart City rimane quindi presente nella programmazione dell'amministrazione.
Ed è proprio per questo che oggi occorre compiere un passo ulteriore.
Salerno non ha bisogno di un altro documento che descriva genericamente la città intelligente del futuro. Ha bisogno di una pianificazione operativa aggiornata, che riparta dal Piano del 2023 e dica con chiarezza cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e cosa deve essere realizzato nei prossimi anni.
Servirebbe un cronoprogramma pubblico, accompagnato da indicatori verificabili e aggiornamenti periodici. Servirebbe un vero portale Open Data. Servirebbe rendere comprensibili e, quando possibile, accessibili i dati prodotti dalle infrastrutture urbane. Servirebbe integrare maggiormente mobilità, ambiente, energia, territorio e servizi. E servirebbe coinvolgere università, associazioni, comunità tecnologiche, imprese e cittadini non soltanto come destinatari finali delle innovazioni, ma come soggetti capaci di utilizzare i dati e contribuire alla progettazione dei servizi.
Perché esiste anche un rischio che Salerno dovrebbe evitare: confondere una collezione di progetti digitali con una strategia digitale.
Si possono avere un nuovo portale, alcuni servizi online, applicazioni sul cloud, pagamenti elettronici e singoli sistemi tecnologici senza avere ancora costruito una Smart City. La differenza sta nell'integrazione, nella capacità di utilizzare i dati per governare meglio il territorio e soprattutto nella possibilità di misurare i risultati.
A tre anni dal Piano Smart City, quindi, il giudizio non può essere semplicemente negativo: alcune cose sono state fatte e alcune sono importanti. La digitalizzazione dell'amministrazione procede, infrastrutture nazionali come PDND, pagoPA, SPID, CIE e App IO stanno entrando sempre più profondamente nei servizi comunali e sono stati avviati interventi sulla cybersecurity e sull'accessibilità.
Ma proprio perché le fondamenta digitali stanno crescendo, diventa ancora più urgente costruire sopra di esse la città immaginata nel 2023.
Il vero ritardo non consiste soltanto nelle singole opere ancora da realizzare. Consiste nella difficoltà, per il cittadino, di vedere il disegno complessivo, seguirne l'avanzamento e misurarne i risultati.
Una città diventa davvero intelligente non quando utilizza molta tecnologia, ma quando riesce a trasformare tecnologia e dati in servizi migliori, decisioni più consapevoli, maggiore sostenibilità e una partecipazione più informata dei cittadini.
Salerno ha già scritto nel 2023 una parte importante di questo progetto.
Adesso deve renderlo visibile, misurabile e soprattutto realizzarlo.