Nel precedente articolo abbiamo evidenziato come le informazioni sul patrimonio culturale di Salerno esistano, ma risultino distribuite tra numerosi portali, banche dati e sistemi informativi che raramente dialogano tra loro. Il problema, quindi, non è soltanto la disponibilità dei dati, ma la loro organizzazione. La domanda da porsi diventa allora inevitabile: come dovrebbe essere un moderno Sistema Open Data del Patrimonio Culturale di Salerno?
Prima di rispondere è necessario chiarire un punto fondamentale.
Quando si parla di Open Data si immagina spesso un semplice archivio dal quale scaricare alcuni file CSV o JSON. In realtà un sistema moderno è molto di più. È un'infrastruttura digitale permanente, pensata per raccogliere, aggiornare, collegare e distribuire informazioni provenienti da soggetti diversi, mantenendo un unico riferimento ufficiale.
L'obiettivo non è creare un nuovo portale.
L'obiettivo è costruire un ecosistema.
Un patrimonio, un solo catalogo
Oggi le informazioni riguardanti il patrimonio culturale sono sparse tra Comune, Regione, Ministero della Cultura, musei, biblioteche, archivi, enti ecclesiastici e istituzioni pubbliche. Ogni soggetto svolge correttamente il proprio lavoro, ma spesso utilizza strumenti, criteri di catalogazione e modalità di pubblicazione differenti. Il risultato è che lo stesso bene culturale può comparire in più banche dati con descrizioni diverse, aggiornamenti differenti e informazioni non sempre complete.
Un Sistema Open Data cittadino dovrebbe invece introdurre un principio molto semplice:
ogni bene culturale deve avere una sola identità digitale.
Non significa accentrare tutte le informazioni in un unico database fisico, ma assegnare a ogni monumento, edificio storico, museo, archivio o opera d'arte un identificativo stabile che permetta di collegare automaticamente tutte le informazioni provenienti dai diversi sistemi.
In questo modo il Castello di Arechi, il Duomo di Salerno, il Giardino della Minerva o qualsiasi altro bene culturale potrebbero essere descritti attraverso una scheda univoca, continuamente arricchita dalle informazioni provenienti dalle varie istituzioni competenti.
Il dato deve nascere una sola volta
Uno dei principi fondamentali della moderna amministrazione digitale è il cosiddetto "Once Only Principle".
In altre parole, un'informazione non dovrebbe essere inserita più volte da uffici diversi.
Se cambiano gli orari di apertura di un museo, l'aggiornamento dovrebbe essere effettuato una sola volta e diventare immediatamente disponibile per tutti i servizi che utilizzano quel dato.
Lo stesso vale per fotografie, coordinate geografiche, descrizioni, recapiti, accessibilità, eventi collegati e informazioni storiche.
Ridurre la duplicazione significa aumentare qualità, affidabilità e risparmio di risorse.
Un patrimonio non è fatto soltanto di monumenti
Uno degli errori più frequenti consiste nel ridurre il patrimonio culturale a un elenco di edifici storici.
In realtà una moderna banca dati dovrebbe rappresentare l'intero ecosistema culturale della città.
Dovrebbero quindi trovare spazio almeno:
- monumenti;
- musei;
- biblioteche;
- archivi;
- chiese e complessi religiosi;
- siti archeologici;
- palazzi storici;
- opere d'arte pubbliche;
- percorsi culturali;
- itinerari turistici;
- alberi monumentali;
- fortificazioni;
- luoghi della memoria;
- beni della cultura materiale e immateriale;
- eventi permanenti e temporanei.
Ogni elemento dovrebbe poter essere collegato agli altri.
Una chiesa potrebbe essere collegata alle opere d'arte che custodisce, agli archivi che la documentano, agli eventi culturali che ospita e agli itinerari turistici nei quali è inserita.
Il valore del sistema non nasce dalla quantità dei dati, ma dalle relazioni tra i dati.
Le coordinate geografiche devono diventare centrali
Molti cataloghi culturali sono ancora costruiti come semplici elenchi alfabetici.
Un turista, però, ragiona in modo completamente diverso. Vuole sapere cosa si trova nelle vicinanze del luogo in cui si trova in quel momento.
Per questo ogni elemento del patrimonio dovrebbe essere georeferenziato con precisione. La geografia rappresenta il linguaggio naturale del turismo.
Una volta disponibili coordinate affidabili diventa possibile costruire mappe interattive, percorsi personalizzati, itinerari accessibili, visite tematiche, applicazioni mobili e sistemi di navigazione che accompagnino il visitatore lungo la città.
L'accessibilità deve diventare un dato pubblico
Uno degli aspetti ancora più trascurati riguarda l'accessibilità. Oggi molte persone con disabilità, anziani o famiglie con passeggini faticano a reperire informazioni affidabili prima di organizzare una visita.
Ogni bene culturale dovrebbe indicare chiaramente, ad esempio:
- presenza di barriere architettoniche;
- accessi dedicati;
- ascensori;
- servizi igienici accessibili;
- percorsi tattili;
- audioguide;
- contenuti in LIS;
- disponibilità di parcheggi riservati.
Queste informazioni non rappresentano un dettaglio. Sono parte integrante del diritto di accesso alla cultura.
Gli Open Data devono parlare più lingue
Salerno è ormai una città fortemente orientata al turismo internazionale. Per questo motivo non basta tradurre il sito web istituzionale. Anche i dati devono essere progettati per essere multilingue.
Descrizioni, categorie, servizi e informazioni principali dovrebbero poter essere pubblicati almeno in italiano e inglese, lasciando aperta la possibilità di ulteriori traduzioni.
In questo modo qualunque applicazione potrebbe riutilizzare automaticamente le informazioni nella lingua scelta dal visitatore.
Il software libero come scelta strategica
Qui entra in gioco un tema che riteniamo fondamentale.
Una piattaforma di questo tipo dovrebbe essere costruita utilizzando software libero, standard aperti e formati documentati.
Non si tratta di una posizione ideologica. Si tratta di una scelta di sostenibilità.
L'utilizzo di software libero consente all'amministrazione di mantenere il controllo della propria infrastruttura, evitare dipendenze tecnologiche da singoli fornitori, favorire la trasparenza, facilitare il riuso da parte di altri enti pubblici e permettere alla comunità locale di contribuire allo sviluppo del sistema.
Open Data senza software libero rischiano infatti di produrre una contraddizione: dati teoricamente aperti gestiti attraverso strumenti chiusi.
L'obiettivo dovrebbe essere invece quello di costruire un ecosistema coerente, nel quale dati aperti, standard aperti e software libero rappresentino tre componenti dello stesso progetto.
Una piattaforma aperta alla città
Un Sistema Open Data non dovrebbe essere pensato esclusivamente per gli uffici comunali.
Dovrebbe diventare una piattaforma condivisa.
Università, scuole, associazioni culturali, fondazioni, musei, biblioteche, enti ecclesiastici e cittadini potrebbero contribuire all'arricchimento dei contenuti attraverso procedure controllate e validate.
Il Comune conserverebbe naturalmente il ruolo di garante della qualità dei dati, ma la crescita del patrimonio informativo potrebbe diventare un processo partecipativo.
Questo modello è già utilizzato con successo in numerosi progetti internazionali.
Una piattaforma che genera servizi
Il successo di un Sistema Open Data non si misura dal numero dei dataset pubblicati.
Si misura dai servizi che riesce a generare.
Una volta costruita un'infrastruttura solida diventerebbe possibile sviluppare:
- applicazioni turistiche;
- mappe tematiche;
- percorsi dedicati alla Scuola Medica Salernitana;
- itinerari dell'arte contemporanea;
- visite accessibili;
- strumenti educativi per le scuole;
- pannelli informativi intelligenti;
- sistemi di realtà aumentata;
- assistenti virtuali;
- applicazioni sviluppate da imprese locali;
- analisi statistiche sui flussi turistici.
Il dato pubblico diventerebbe così un moltiplicatore di innovazione.
Un progetto realistico
Potrebbe sembrare un progetto molto ambizioso. In realtà buona parte del lavoro è già stata svolta. Le informazioni esistono.
Molti dati sono già stati catalogati dalla Regione Campania e dal Ministero della Cultura. Le tecnologie necessarie sono mature. Gli standard internazionali sono consolidati. Il software libero mette già a disposizione strumenti affidabili per costruire piattaforme interoperabili. Ciò che manca non è la tecnologia.
Manca soprattutto una strategia cittadina capace di mettere in relazione ciò che oggi è separato.
Questo articolo non vuole presentare un progetto definitivo.
Vuole descrivere una direzione.
Nel prossimo approfondimento entreremo nel cuore della proposta, individuando quali dataset dovrebbero costituire il nucleo di un Sistema Open Data del Patrimonio Culturale di Salerno, quali informazioni dovrebbero contenere e come potrebbero essere organizzati per diventare realmente utili a cittadini, turisti, scuole, imprese e amministrazioni.
Perché una città intelligente non è quella che possiede più dati.
È quella che riesce a trasformarli in conoscenza condivisa, servizi migliori e nuove opportunità di sviluppo.
E Salerno possiede tutte le condizioni per intraprendere questo percorso.