Salta al contenuto principale

Puntata 5 – Il turismo dei selfie: quando l'immagine sostituisce l'esperienza

Inviato da tuxsa il
turismo5

Uno degli aspetti più sorprendenti del turismo contemporaneo è che, pur vivendo nell'epoca in cui è più facile viaggiare, conoscere culture diverse e accedere a una quantità praticamente illimitata di informazioni, il rapporto con i luoghi sembra diventare sempre più superficiale.

Naturalmente sarebbe ingiusto generalizzare. Milioni di persone continuano a viaggiare con curiosità, interesse culturale e desiderio di comprensione. Tuttavia è difficile ignorare una trasformazione che negli ultimi quindici anni ha modificato profondamente il modo in cui una parte crescente dei visitatori si relaziona con le destinazioni turistiche.

L'avvento degli smartphone e dei social network ha introdotto una nuova dimensione dell'esperienza turistica: quella della sua continua rappresentazione.

Non basta più visitare un luogo.

Occorre fotografarlo, condividerlo, raccontarlo, documentarlo e, soprattutto, renderlo visibile agli altri.

Il viaggio, in molti casi, non termina con la pubblicazione di un'immagine. Al contrario, sembra quasi trovare proprio lì il suo compimento.

Dall'esperienza alla testimonianza

Per gran parte della storia umana il viaggio era innanzitutto un'esperienza personale. Poteva essere raccontato attraverso lettere, diari o resoconti, ma il suo significato principale risiedeva nell'incontro diretto con luoghi e persone.

Oggi assistiamo spesso a un fenomeno differente.

L'esperienza tende a essere valutata in funzione della sua capacità di essere condivisa. Il panorama deve essere fotografabile. Il locale deve essere riconoscibile. L'angolo della città deve possedere un valore comunicativo. La visita si trasforma così in una continua ricerca di immagini capaci di generare attenzione, approvazione e visibilità.

Non è necessariamente un comportamento superficiale. È piuttosto il risultato di una cultura nella quale la rappresentazione pubblica della propria vita occupa uno spazio crescente. Il problema emerge quando la rappresentazione finisce per diventare più importante dell'esperienza stessa.

Luoghi trasformati in scenografie

Molte amministrazioni e numerose attività commerciali hanno compreso perfettamente questa trasformazione. Sempre più spesso gli spazi urbani vengono progettati o modificati per risultare attraenti nelle fotografie e nei video condivisi online.

Panchine panoramiche, installazioni artistiche, decorazioni luminose, murales, punti selfie e percorsi esperienziali vengono spesso pensati non soltanto per essere vissuti, ma per essere fotografati.

In alcuni casi questo approccio produce risultati interessanti e contribuisce a valorizzare aree poco conosciute. In altri, però, si assiste a una sorta di teatralizzazione dello spazio urbano. Il luogo non viene più valorizzato per ciò che racconta o rappresenta, ma per la sua capacità di produrre immagini.

La città rischia così di diventare uno sfondo.

L'ossessione della presenza

Esiste un fenomeno curioso che caratterizza il turismo contemporaneo. Molte persone sembrano sentire la necessità di dimostrare costantemente la propria presenza nei luoghi visitati.

L'immagine non documenta semplicemente il viaggio. Certifica il fatto di esserci stati. La fotografia assume quasi la funzione di una prova. Non importa soltanto vedere un monumento, un paesaggio o un'opera d'arte. Diventa importante comparire accanto ad essi.

Questo meccanismo non è nuovo. I viaggiatori hanno sempre portato con sé ricordi e testimonianze delle proprie esperienze. Ciò che cambia oggi è la scala del fenomeno e la velocità con cui queste immagini vengono prodotte e diffuse.

L'attenzione tende progressivamente a spostarsi dall'oggetto osservato all'atto stesso dell'osservazione.

Quando tutti cercano la stessa foto

Uno degli effetti più evidenti dei social network riguarda la concentrazione dei flussi turistici. Milioni di persone vengono esposte quotidianamente alle stesse immagini e agli stessi contenuti. Alcuni luoghi acquisiscono improvvisamente una popolarità enorme, non necessariamente per il loro valore storico o culturale, ma perché diventano virali. Intere destinazioni finiscono per essere identificate con una singola inquadratura.

La conseguenza è che migliaia di visitatori si dirigono verso gli stessi punti, negli stessi momenti, per riprodurre la medesima fotografia. Il paradosso è evidente. La ricerca di un'esperienza personale e unica genera spesso comportamenti estremamente uniformi.

E Salerno?

Anche Salerno partecipa inevitabilmente a queste dinamiche.

Le Luci d'Artista, il lungomare, il centro storico, i collegamenti con la Costiera Amalfitana e numerosi altri luoghi della città vengono sempre più spesso raccontati e promossi attraverso immagini diffuse online. Si tratta di uno strumento potente e, per molti aspetti, utile. La visibilità digitale può contribuire a far conoscere il territorio e a sostenere l'economia locale.

Tuttavia sarebbe opportuno interrogarsi su quale tipo di turismo si intenda attrarre.

Un visitatore interessato a comprendere la storia, la cultura e le tradizioni di una città produce effetti molto diversi rispetto a chi ricerca esclusivamente una serie di immagini da accumulare e condividere. La differenza non riguarda il valore morale delle persone, ma il modello di fruizione del territorio.

Viaggiare o collezionare luoghi?

Forse la domanda più importante riguarda il significato stesso del viaggio. Visitare un luogo significa semplicemente attraversarlo e fotografarlo? Oppure significa dedicargli tempo, attenzione e disponibilità all'ascolto?

Le città, i paesaggi e le comunità non sono oggetti da consumare rapidamente. Sono realtà complesse che richiedono tempo per essere comprese.

Eppure il turismo contemporaneo sembra spesso muoversi nella direzione opposta.

Più destinazioni. Più immagini. Più contenuti. Più velocità. Meno permanenza. Meno approfondimento. Meno relazione.

Oltre il selfie

Il problema, in definitiva, non è il selfie. Le fotografie accompagnano da sempre il desiderio umano di conservare ricordi e condividere esperienze.

Il problema nasce quando la fotografia sostituisce il ricordo, quando l'immagine prende il posto dell'esperienza e quando il viaggio viene ridotto a una successione di luoghi da registrare piuttosto che da vivere.

Una città non dovrebbe essere apprezzata soltanto per la sua capacità di produrre immagini suggestive. Dovrebbe essere ricordata per ciò che riesce a trasmettere. Perché una fotografia può dimostrare che siamo stati in un luogo. Ma soltanto l'esperienza può spiegare perché quel luogo sia rimasto dentro di noi.


Nella prossima puntata analizzeremo un altro aspetto spesso trascurato del turismo contemporaneo: il costo che i residenti sostengono quotidianamente in termini di servizi pubblici, mobilità, gestione urbana e qualità della vita.