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Puntata 1.5 – Salute mentale: ansia, depressione, confronto sociale

Inviato da tuxsa il
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«Instagram rende la vita degli altri più bella e la nostra più brutta.»

Questa frase, raccolta in un'intervista da una ragazza di 17 anni durante uno studio dell'Università di Copenaghen, sintetizza in poche parole l'effetto più pervasivo dei social media sulla salute mentale: il confronto sociale tossico.

Nelle puntate precedenti abbiamo analizzato il modello di business, la dipendenza psicologica, la polarizzazione e la disinformazione. Ora entriamo nel vivo delle conseguenze personali: come i social media influenzano la nostra autostima, la perce'ansia, la depressione e il senso di solitudine.

Non si tratta di generalizzazioni: esistono decine di studi scientifici, documenti interni delle piattaforme (emersi grazie a whistleblower) e testimonianze dirette che dimostrano una correlazione forte – e in molti casi causale – tra l'uso intensivo dei social e il malessere psicologico, soprattutto tra gli adolescenti.

Il confronto sociale tossico: la vetrina della vita perfetta

Il meccanismo psicologico alla base di molti danni alla salute mentale è il confronto sociale, un processo naturale che tutti compiamo per valutarci rispetto agli altri. Il problema è che sui social media il confronto è distorto, selettivo e incessante.

Le persone tendono a pubblicare solo i momenti positivi della propria vita: vacanze, successi, feste, momenti felici in coppia o con amici. La noia, la solitudine, i fallimenti, le delusioni restano fuori dal feed. Il risultato è una vetrina di vite perfette che non corrisponde alla realtà.

Chi osserva questa vetrina, soprattutto se adolescente, tende a confrontare la propria vita (con i suoi alti e bassi) con quella apparentemente perfetta degli altri. Il divario genera un senso di inadeguatezza, invidia e insoddisfazione cronica.

Caso concreto: lo studio di Copenaghen. Nel 2017, un'équipe dell'Università di Copenaghen ha condotto uno studio su 1.000 utenti di Facebook, dividendoli in due gruppi: un gruppo continuava a usare Facebook normalmente, l'altro ne sospendeva l'uso per una settimana. I risultati sono stati netti: il gruppo che aveva smesso di usare Facebook ha riportato un aumento significativo della soddisfazione per la propria vita e una riduzione dei livelli di stress. Lo studio conferma che il confronto sociale mediato dai social ha un effetto negativo misurabile.

Instagram e gli adolescenti: i documenti interni di Facebook

Il caso più eclatante e documentato riguarda Instagram e il suo impatto sugli adolescenti. Nel 2021, la whistleblower Frances Haugen ha rivelato migliaia di documenti interni di Facebook (oggi Meta), dimostrando che l'azienda era perfettamente consapevole degli effetti negativi della piattaforma sulla salute mentale dei giovani, ma aveva scelto di non intervenire per non ridurre i profitti.

Uno dei documenti più scioccanti era una presentazione interna del 2019, intitolata "Teens' mental health and Instagram", che riportava i risultati di una ricerca condotta da Facebook stessa. Le conclusioni erano drammatiche:

  • Il 32% delle ragazze adolescenti ha dichiarato che, quando si sentiva male con il proprio corpo, Instagram peggiorava la situazione.

  • Il 13% degli utenti britannici adolescenti ha attribuito a Instagram l'insorgenza di pensieri suicidari.

  • Una ragazza su cinque ha dichiarato che Instagram aumentava i sentimenti di inadeguatezza e ansia.

La presentazione includeva anche una diapositiva che diceva esplicitamente: "We make body image issues worse for one in three teen girls" (Peggioriamo i disturbi dell'immagine corporea per una ragazza adolescente su tre).

Nonostante queste evidenze, Facebook ha scelto di non rendere pubblici i dati e di non apportare modifiche significative alla piattaforma. Anzi, ha continuato a sviluppare funzionalità (come Instagram Reels) progettate per aumentare il tempo di permanenza, amplificando gli stessi effetti dannosi.

Le conseguenze. Diversi studi successivi hanno confermato e approfondito questi dati. Una ricerca della Royal Society for Public Health britannica ha classificato Instagram come la peggiore piattaforma per la salute mentale dei giovani, seguita da Snapchat e Facebook. I motivi: confronto sociale, immagine corporea, FOMO, cyberbullismo e disturbi del sonno.

Ansia e depressione: i numeri della crisi

La correlazione tra uso intensivo dei social e sintomi di ansia e depressione è ormai solidamente documentata. Una meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry nel 2019, che ha esaminato 23 studi su oltre 300.000 adolescenti, ha trovato una associazione significativa tra tempo passato sui social e sintomi depressivi.

I meccanismi sono molteplici:

  • Riduzione del sonno – L'uso serale e notturno dei social interferisce con il sonno, e la privazione di sonno è un fattore di rischio noto per la depressione.

  • Riduzione dell'attività fisica – Più tempo si passa sui social, meno tempo si dedica ad attività fisiche e relazionali che proteggono la salute mentale.

  • Confronto sociale – Come abbiamo visto, alimenta insoddisfazione e inadeguatezza.

  • Cyberbullismo – Una delle forme più dannose di violenza psicologica, amplificata dai social.

  • FOMO – La paura di essere esclusi genera ansia cronica.

Caso concreto: lo studio dell'Università della Pennsylvania. Nel 2018, un team di ricercatori guidato dalla professoressa Melissa Hunt ha condotto un esperimento randomizzato: 143 studenti universitari sono stati divisi in due gruppi. Il primo gruppo ha limitato l'uso di Facebook, Instagram e Snapchat a 10 minuti per piattaforma al giorno; il secondo gruppo ha continuato a usarli liberamente. Dopo tre settimane, il gruppo con accesso limitato ha mostrato una riduzione significativa di solitudine e depressione rispetto al gruppo di controllo. L'effetto era più pronunciato per chi aveva una maggiore tendenza al confronto sociale.

Immagine corporea e disturbi alimentari

Il legame tra social media e disturbi dell'immagine corporea è particolarmente forte, soprattutto tra le ragazze adolescenti e le giovani donne. Le piattaforme, e Instagram in particolare, sono piene di immagini di corpi "perfetti" – spesso ritoccati, filtrati o ottenuti con angolazioni e illuminazioni studiate.

Questo bombardamento visivo crea uno standard irrealistico con cui le giovani si confrontano, generando insoddisfazione corporea e, nei casi più gravi, disturbi alimentari come anoressia e bulimia.

Il ruolo dei filtri. I filtri di bellezza su Instagram e Snapchat sono un esempio particolarmente insidioso. Questi filtri modificano i tratti del viso (pelle più liscia, occhi più grandi, naso più piccolo) per avvicinarsi a canoni estetici spesso irraggiungibili. Uno studio del 2021 ha coniato il termine "dismorfia da selfie" per descrivere il fenomeno per cui le persone, abituate a vedersi con i filtri, sviluppano un'immagine distorta del proprio aspetto reale e desiderano ricorrere alla chirurgia estetica per assomigliare alla versione filtrata di sé stesse.

Caso concreto: #thinspiration e #proana. Nonostante i tentativi di moderazione, su Instagram, Pinterest e TikTok circolano ancora contenuti che promuovono l'anoressia e la magrezza estrema sotto hashtag come #thinspiration (ispirazione per essere magri) o #proana (pro-anoressia). Una ricerca dell'Università di Harvard ha mostrato che le ragazze esposte a questi contenuti hanno una probabilità significativamente maggiore di sviluppare comportamenti alimentari a rischio.

La solitudine in un mondo iperconnesso

Paradosso dei social media: più siamo connessi virtualmente, più 

ci sentiamo soli nella vita reale. Questo paradosso è al centro di un crescente corpo di ricerche.

Uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine ha analizzato i dati di 5.000 adulti americani e ha scoperto che chi trascorreva più tempo sui social (oltre 2 ore al giorno) aveva il triple delle probabilità di sentirsi socialmente isolato rispetto a chi li usava meno di mezz'ora al giorno. Il dato è controintuitivo: i social dovrebbero connetterci, ma sembrano invece aumentare la solitudine.

Perché? I social media sostituiscono le interazioni faccia a faccia con interazioni superficiali. Un like o un commento non equivalgono a una conversazione reale, a un abbraccio, a una risata condivisa. Col tempo, si instaura una dipendenza dalla connessione virtuale cheisce le relazioni reali. Si hanno centinaia di "amici" online, ma p persone con cui parlare davvero.

Caso concreto: lo studio di Twenge. La psicologa Jean Twenge, autrice di iGen, ha analizzato i dati di grandi survey americane sugli adolescenti tra il 2010 e il 2015, un periodo di rapida diffusione smartphone e dei social. I risultati sono allarmanti:

  • Gli adolescenti che trascorrevano più tempo sui social avevano una probabilità maggiore del 48% di dichiararsi infelici.

  • I tassi di depressione tra gli adolescenti sono aumentati del 60% tra il 2010 e il 2015.

  • Il tasso di suicidi tra i 13-18 anni è aumentato del 31% nello stesso periodo.

Twenge conclude che l'ascesa degli smartphone e dei social media è il principale fattore esplicativo di questo aumento del malessere psicologico tra i giovani. Non l'unico, ma certamente il più significativo.

Oltre la denuncia: cosa possiamo fare?

Anche in questo caso, la conoscenza è potere. Ecco alcune strategie pratiche per proteggere la propria salute mentale dai danni dei social:

A livello individuale:

  • Limitare il tempo di utilizzo – Impostare limiti giornalieri (es. 30 minuti al giorno per i social). I tool di "benessere digitale" degli smartphone possono aiutare.

  • Fare detox periodici – Una settimana senza social, o anche solo un weekend, può avere effetti benefici misurabili sull'umore.

  • Scegliere cosa seguire – Non seguire account che fanno sentire inadeguati. Scegliere attivamente contenuti che ispirano, educano o fanno stare bene.

  • Disattivare i like – Instagram e Twitter permettono di nascondere i like. Ridurre la visibilità della "valutazione sociale" diminuisce il confronto.

  • Preferire le interazioni reali – Investire tempo nelle relazioni faccia a faccia. Un caffè con un amico vale più di cento commenti.

  • Non usare il telefono prima di dormire – La luce blu interferisce con il sonno, e lo scrolling notturno aumenta ansia e insonnia.

A livello collettivo:

  • Educazione digitale nelle scuole – Insegnare ai ragazzi come funzionano i social, quali sono i rischi per la salute mentale e come difendersi.

  • Design etico – Chiedere alle piattaforme di adottare design che privileg il benessere degli utenti rispetto al tempo di permanenza (es. nascondere i like di default, eliminare lo scroll infinito).

  • Regolamentazione – Leggi come l'Age Appropriate Design Code britannico (noto come "Children's Code") impongono alle piattaforme di progett i loro servizi tenendo conto del ben dei minori, non solo del profitto.

  • Supporto psicologico – Potenziare i servizi di supporto per i giovani che soffrono di ansia, depressione o disturbi alimentari legati all'uso dei social.


Anticipazione della prossima puntata

L'impatto sulla salute mentale è ancora più grave quando si parla di minori. Nella Puntata 1.6 esploreremo il lato oscuro dei social per i più giovani: cyberbullismo, grooming, adescamento, esposizione a contenuti inappropriati, dipendenza da schermi. E la responsabilità delle piattaforme nella mancanza di tutele.


Prossimamente: Puntata 1.6 – Il lato oscuro per i minori


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