Immaginate per un momento che a Salerno venga organizzata la presentazione di un libro dal titolo «Come praticare il satanismo ed essere felici» nell’Atrio del Duomo. Un libro scritto da seguaci dichiarati di Satana, che rivendicano apertamente la forza del Male e la superiorità delle tenebre sulla luce. Un luogo sacro, simbolo della fede cristiana e della storia cittadina, trasformato in palco per l’apologia del diavolo.
Sarebbe scandaloso? Certamente. Sarebbe lesivo della libertà se la Curia si rifiutasse di concedere lo spazio? Assolutamente no. Non si tratterebbe di censurare il libro – che può essere pubblicato, letto, discusso altrove – ma di difendere la dignità e il significato di un luogo. Perché la libertà di espressione non significa avere diritto a qualsiasi palcoscenico, specialmente quando quel palcoscenico appartiene a una comunità che ripudia ciò che rappresenti.
Eppure, qualcuno potrebbe obiettare: «Ma il libro parla di felicità, un sentimento universale. Perché non dialogare? Perché non cercare una pacificazione tra seguaci di Dio e di Satana?». Sarebbe un argomento ipocrita, perché chi presenta il libro si dichiara esplicitamente seguace del Male, e non c’è pacificazione che tenga quando una delle due parti nega i fondamenti stessi dell’altra.
Fermatevi un attimo. Avete capito bene: questo episodio non esiste. È un paradosso, un esempio inventato per far comprendere una dinamica che invece è drammaticamente reale. Perché oggi, a Salerno, sta accadendo esattamente la stessa cosa, ma in ambito politico.
Oggi, al Salone dei Marmi del Comune di Salerno, una sala istituzionale nata dalla Costituzione repubblicana e antifascista, verrà presentato un libro scritto da un attore e pubblicato da un editore che si dichiarano apertamente, e senza vergogna, fascisti. Non c’è ambiguità, non c’è bisogno di interpretazioni: loro stessi rivendicano l’appartenenza a un movimento che la Costituzione condanna, che ha insanguinato il nostro Paese e che rappresenta l’esatto opposto dei valori democratici su cui si fonda la Repubblica.
Il paradosso, come dicevo, è servito a smascherare l’ipocrisia di chi oggi tace. Perché se nessuno oserebbe difendere la presentazione di un libro satanista nell’Atrio del Duomo invocando la «libertà di espressione», allo stesso modo nessuno dovrebbe difendere la concessione del Salone dei Marmi a chi si professa fascista. Il meccanismo è identico: il problema non è il libro, non è il contenuto, non è la libertà di pensiero. Il problema è il luogo.
Concedere il Salone dei Marmi a chi dichiara di non riconoscersi nella Costituzione è uno schiaffo alla democrazia, alla memoria, e costituisce un precedente vergognoso. È l’indecenza di chi, pur dichiarandosi antifascista a parole, apre le porte a chi il fascismo lo rivendica, nascondendosi dietro mezze verità e falsa tolleranza.
E allora, mentre qualcuno tace per calcolo politico, mentre chi dovrebbe essere punto di riferimento per il rispetto della Costituzione finge indifferenza, a Salerno si consuma un paradosso che è tutto tranne che inventato.
Il libro su Satana non esiste. Ma la ferita alla democrazia, questa sì, è reale.