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Open Data senza Software Libero? Perché Salerno dovrebbe puntare su un ecosistema realmente aperto

Inviato da enzo de simone il
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Negli articoli precedenti abbiamo immaginato un Sistema Open Data del Patrimonio Culturale di Salerno capace di mettere in relazione monumenti, musei, archivi, biblioteche, itinerari ed eventi. Ma una domanda rimane ancora aperta: con quali strumenti dovrebbe essere costruita un'infrastruttura di questo tipo? La risposta, a nostro avviso, non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda il futuro stesso della città digitale.

Quando si parla di Open Data si tende spesso a concentrare l'attenzione esclusivamente sui dati. È comprensibile. Sono i dati che permettono di sviluppare nuove applicazioni, costruire servizi, realizzare ricerche, creare mappe interattive e favorire la partecipazione dei cittadini.

Ma i dati rappresentano soltanto una parte dell'infrastruttura. Esiste un secondo elemento, meno visibile ma altrettanto importante: il software che raccoglie, organizza, aggiorna e distribuisce quei dati.

È qui che entra in gioco il Software Libero.

Open Data e Software Libero non sono la stessa cosa

Un Comune potrebbe pubblicare Open Data utilizzando una piattaforma completamente proprietaria. Dal punto di vista giuridico i dati potrebbero essere aperti e riutilizzabili. Dal punto di vista tecnologico, però, l'intera infrastruttura dipenderebbe da un singolo fornitore.

Questo significa che aggiornamenti, manutenzione, evoluzione del sistema e, in alcuni casi, persino la possibilità di migrare verso altre soluzioni potrebbero dipendere da decisioni esterne all'amministrazione. Il risultato sarebbe una contraddizione.

I dati sono aperti. L'infrastruttura che li gestisce no.

Una città deve mantenere il controllo della propria infrastruttura digitale

Il patrimonio culturale rappresenta una delle ricchezze più importanti di Salerno. Le informazioni che lo descrivono costituiscono un patrimonio pubblico.

Ha quindi senso affidarne la gestione a piattaforme che non possono essere studiate, modificate o riutilizzate dalla stessa comunità che produce quei dati? Secondo noi no.

Una città dovrebbe conservare il pieno controllo della propria infrastruttura digitale, così come mantiene il controllo dei propri archivi, delle proprie biblioteche e dei propri musei.

Il Software Libero offre proprio questa possibilità. Il codice è disponibile. Può essere verificato. Può essere migliorato. Può essere adattato alle esigenze locali. Può essere riutilizzato anche da altri Comuni.

Una scelta che favorisce l'economia del territorio

Esiste anche un aspetto economico spesso trascurato. Quando un'amministrazione utilizza esclusivamente piattaforme proprietarie, una parte significativa delle competenze tecniche rimane concentrata presso il fornitore.

Con il Software Libero, invece, qualsiasi impresa del territorio dotata delle competenze necessarie può contribuire allo sviluppo, alla manutenzione e all'evoluzione del sistema. Questo significa favorire la crescita di professionalità locali, università, cooperative, associazioni e piccole imprese innovative. Il valore economico rimane maggiormente sul territorio.

Il patrimonio culturale deve poter dialogare con il resto della città

Immaginiamo per un momento che il Sistema Open Data del Patrimonio Culturale sia ormai operativo.

A quel punto dovrebbe dialogare con:

  • il trasporto pubblico;
  • gli Open Data turistici;
  • il sistema dei parcheggi;
  • gli itinerari ciclabili;
  • gli eventi cittadini;
  • la pianificazione urbana;
  • il verde pubblico;
  • l'accessibilità;
  • i servizi comunali.

Se ogni settore utilizza piattaforme chiuse e incompatibili tra loro, l'integrazione diventa difficile e costosa. Se invece il progetto nasce fin dall'inizio utilizzando standard aperti e Software Libero, l'interoperabilità diventa una caratteristica naturale del sistema.

Una comunità che partecipa

Il Software Libero introduce anche un elemento che raramente viene preso in considerazione nelle politiche pubbliche. La partecipazione. Università, sviluppatori, associazioni, studenti e professionisti possono contribuire direttamente al miglioramento della piattaforma.

Non si tratta soltanto di correggere eventuali errori. Possono nascere nuove funzionalità, nuove applicazioni, nuove idee.

La città smette di essere soltanto utilizzatrice della tecnologia e diventa produttrice di innovazione.

Salerno non deve reinventare tutto

Una delle obiezioni più frequenti è che un progetto di questo tipo sarebbe troppo costoso. In realtà il Software Libero offre già oggi strumenti maturi per costruire sistemi Open Data, cataloghi geografici, portali culturali, API e piattaforme di interoperabilità.

Non bisogna partire da zero. Bisogna scegliere, integrare e adattare tecnologie già consolidate.

Le risorse economiche possono così essere concentrate non sull'acquisto delle licenze, ma sulla qualità dei dati, sulla formazione del personale e sullo sviluppo di nuovi servizi.

Un patrimonio che appartiene alla comunità

Esiste infine una riflessione che va oltre gli aspetti tecnici. Il patrimonio culturale appartiene alla collettività.

I dati che lo descrivono sono prodotti grazie al lavoro di istituzioni pubbliche, archivisti, bibliotecari, storici dell'arte, archeologi, tecnici e amministrazioni. È naturale che questo patrimonio possa essere consultato, studiato e riutilizzato.

Ma è altrettanto naturale che anche gli strumenti utilizzati per gestirlo siano trasparenti e verificabili. Open Data e Software Libero rappresentano due facce della stessa idea di bene comune. Separarli significa rinunciare a una parte importante del progetto.

Una proposta per Salerno

Per questo motivo riteniamo che un futuro Sistema Open Data del Patrimonio Culturale di Salerno dovrebbe fondarsi su alcuni principi molto semplici:

  • utilizzo di software libero;
  • adozione di standard aperti;
  • interoperabilità tra le piattaforme;
  • dati pubblicati con licenze aperte;
  • API documentate;
  • formati aperti e documentati;
  • possibilità di riuso da parte di altre amministrazioni;
  • partecipazione della comunità tecnica e scientifica locale.

Non si tratta di una scelta ideologica. È una scelta di sostenibilità. Significa costruire un'infrastruttura che possa evolversi nel tempo, indipendentemente dai fornitori e dalle tecnologie del momento.


Con questo articolo si conclude la parte dedicata ai principi generali del progetto.

Dal prossimo appuntamento entreremo nella fase più operativa della serie.

Proveremo infatti a delineare una possibile architettura del Sistema Open Data del Patrimonio Culturale di Salerno, individuando componenti, strumenti, flussi informativi e organizzazione del lavoro, con l'obiettivo di dimostrare che una città di medie dimensioni può costruire una moderna infrastruttura digitale senza dipendere esclusivamente da soluzioni proprietarie e valorizzando il patrimonio di competenze già presente sul territorio.

Perché una città intelligente non è quella che utilizza la tecnologia più costosa. È quella che riesce a costruire conoscenza condivisa, autonomia e innovazione duratura.