Quando si parla di dataset si pensa spesso a un semplice elenco di informazioni. In realtà ogni dataset rappresenta un tassello di un sistema più ampio, destinato a dialogare con tutti gli altri. Il valore non risiede soltanto nei singoli dati, ma soprattutto nelle relazioni che possono essere costruite tra essi.
L'obiettivo non è quindi pubblicare molti file separati, ma creare un patrimonio informativo coerente, nel quale ogni elemento sia collegato agli altri attraverso identificativi stabili, coordinate geografiche e metadati condivisi.
1. Il catalogo dei beni culturali
Il primo e più importante dataset dovrebbe essere il Catalogo del Patrimonio Culturale di Salerno.
Ogni bene dovrebbe essere identificato in maniera univoca e accompagnato almeno da:
- denominazione ufficiale;
- tipologia del bene;
- descrizione storico-artistica;
- indirizzo;
- coordinate geografiche;
- epoca di costruzione;
- autore, quando noto;
- stato di conservazione;
- proprietà;
- livello di tutela;
- fotografie;
- collegamenti ai cataloghi regionali e ministeriali;
- eventuali riferimenti bibliografici.
Questo dataset costituirebbe il cuore dell'intero sistema.
2. Musei, biblioteche e archivi
Le istituzioni culturali non sono semplicemente edifici.
Sono servizi pubblici.
Per ciascuna struttura dovrebbero essere disponibili informazioni costantemente aggiornate riguardanti:
- orari;
- recapiti;
- sito web;
- servizi disponibili;
- accessibilità;
- modalità di prenotazione;
- eventi ospitati;
- collezioni principali;
- disponibilità di visite guidate.
L'aggiornamento dovrebbe avvenire da un'unica fonte ufficiale, evitando che le stesse informazioni vengano replicate su decine di siti differenti.
3. Opere d'arte pubbliche
Una città racconta la propria storia anche attraverso statue, monumenti, fontane, mosaici e installazioni contemporanee.
Oggi queste informazioni risultano spesso disperse.
Un dataset dedicato dovrebbe contenere:
- autore;
- titolo;
- anno;
- materiale;
- coordinate;
- fotografie;
- stato di conservazione;
- eventuali restauri;
- riferimenti storici.
Un turista potrebbe così costruire itinerari dedicati all'arte pubblica semplicemente utilizzando un'applicazione sviluppata da terzi.
4. Itinerari culturali
Un monumento non vive isolato.
Fa parte di una rete di relazioni.
Per questo motivo il sistema dovrebbe prevedere un dataset dedicato agli itinerari culturali.
Ad esempio:
- Salerno longobarda;
- Scuola Medica Salernitana;
- centro storico medievale;
- architettura contemporanea;
- ville storiche;
- archeologia urbana;
- percorsi religiosi;
- lungomare e architetture del Novecento.
Ogni itinerario potrebbe essere rappresentato come una sequenza georeferenziata di punti di interesse.
5. Eventi culturali
Uno degli aspetti più dinamici della città riguarda gli eventi.
Mostre, concerti, conferenze, visite guidate e iniziative culturali dovrebbero essere pubblicati attraverso un dataset unico contenente:
- titolo;
- descrizione;
- data;
- orario;
- luogo;
- organizzatore;
- eventuale costo;
- modalità di prenotazione;
- categoria dell'evento.
In questo modo ogni piattaforma potrebbe riutilizzare automaticamente gli stessi dati senza doverli inserire manualmente.
6. Accessibilità
Un moderno sistema Open Data non può ignorare il tema dell'accessibilità.
Ogni luogo della cultura dovrebbe indicare chiaramente:
- presenza di rampe;
- ascensori;
- servizi igienici accessibili;
- parcheggi dedicati;
- percorsi tattili;
- audioguide;
- contenuti in LIS;
- eventuali limitazioni.
Non si tratta di informazioni secondarie.
Per molte persone rappresentano il presupposto stesso della visita.
7. Immagini e contenuti multimediali
Il patrimonio culturale produce una quantità enorme di fotografie, video, ricostruzioni storiche e modelli tridimensionali.
Quando i diritti lo consentono, questi materiali dovrebbero essere accompagnati da licenze aperte che ne permettano il riutilizzo per finalità educative, turistiche e di ricerca.
Una città che rende disponibili immagini di qualità favorisce automaticamente la produzione di nuovi contenuti culturali.
8. Collegamenti con il territorio
Il patrimonio culturale non esiste separatamente dal resto della città.
Per questo motivo ogni bene dovrebbe poter dialogare con altri dataset pubblici, ad esempio:
- fermate del trasporto pubblico;
- piste ciclabili;
- parcheggi;
- servizi igienici pubblici;
- fontane;
- aree verdi;
- percorsi accessibili;
- punti informativi;
- strutture ricettive.
Questo permetterebbe di costruire servizi realmente utili per cittadini e visitatori.
Un sistema pensato per essere riutilizzato
La pubblicazione dei dataset rappresenta soltanto il primo passo.
Ogni informazione dovrebbe essere disponibile attraverso formati aperti come CSV, JSON e GeoJSON, accompagnata da metadati completi, licenze chiare e, soprattutto, da API pubbliche che consentano agli sviluppatori di costruire nuovi servizi.
L'obiettivo non è che il Comune realizzi tutte le applicazioni possibili. L'obiettivo è mettere chiunque nelle condizioni di svilupparle.
Perché partire proprio da questi dataset?
La scelta non è casuale.
Questi dataset costituiscono il nucleo minimo capace di descrivere una città dal punto di vista culturale.
Da essi possono derivare decine di servizi differenti:
- guide turistiche;
- mappe interattive;
- percorsi scolastici;
- strumenti per persone con disabilità;
- applicazioni di realtà aumentata;
- assistenti virtuali;
- sistemi di analisi dei flussi turistici;
- strumenti per la ricerca storica.
Ogni nuovo dataset aumenterebbe progressivamente il valore dell'intero sistema.
Una proposta aperta alla città
Quello presentato non vuole essere un elenco definitivo. Al contrario. Vorremmo che diventasse il punto di partenza per una discussione pubblica che coinvolga amministrazione, università, scuole, musei, archivi, associazioni culturali, imprese, sviluppatori e cittadini.
Gli Open Data funzionano davvero quando nascono come progetto condiviso.
Il prossimo passo
Finora abbiamo parlato soprattutto di dati.
Nel prossimo articolo affronteremo invece un tema decisivo per il futuro di questa proposta:
perché un Sistema Open Data del Patrimonio Culturale dovrebbe essere costruito utilizzando software libero e standard aperti.
Non si tratta di una semplice preferenza tecnica.
È una scelta che riguarda autonomia, sostenibilità, trasparenza e capacità della città di costruire competenze durature, evitando dipendenze tecnologiche e valorizzando il lavoro della propria comunità digitale.
Perché i dati aperti rappresentano il patrimonio della città.
Ma è il software con cui vengono gestiti a determinarne, nel tempo, libertà, continuità e possibilità di crescita.