C'è un momento in cui una città inizia a cambiare natura.
Non avviene all'improvviso. Non esiste una data precisa da segnare sul calendario. È un processo lento, quasi impercettibile, che si sviluppa anno dopo anno. Un appartamento che viene trasformato in casa vacanze. Una famiglia che lascia il centro storico perché l'affitto è diventato troppo alto. Una bottega che chiude. Un negozio per residenti che lascia il posto a un'attività pensata esclusivamente per i visitatori.
Presi singolarmente, questi episodi sembrano normali trasformazioni urbane. Considerati nel loro insieme, però, raccontano qualcosa di diverso. Raccontano il rischio che una città smetta gradualmente di appartenere a chi la vive ogni giorno.
La casa come merce turistica
Per secoli le abitazioni hanno avuto una funzione semplice: ospitare le persone che vivevano in una determinata comunità ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. La diffusione delle piattaforme digitali per gli affitti brevi ha trasformato migliaia di appartamenti in strutture ricettive. Per molti proprietari si tratta di una scelta economicamente vantaggiosa. Affittare per pochi giorni a turisti può risultare più redditizio rispetto a un contratto tradizionale.
È una decisione comprensibile dal punto di vista individuale. Ma cosa accade quando questa scelta viene compiuta contemporaneamente da centinaia o migliaia di proprietari? Accade che il numero di abitazioni disponibili per i residenti diminuisce.
E quando l'offerta diminuisce, i prezzi salgono.
Il caso delle grandi città europee
Negli ultimi anni numerose città hanno iniziato a confrontarsi con questo fenomeno. A Barcellona, interi quartieri hanno visto crescere in modo significativo il numero degli alloggi destinati ai visitatori. A Lisbona, molti residenti hanno denunciato difficoltà crescenti nel trovare abitazioni a prezzi sostenibili. A Venezia il problema è diventato emblematico.
Mentre il numero dei visitatori continuava a crescere, la popolazione residente del centro storico diminuiva progressivamente. La città diventava sempre più famosa nel mondo. Ma sempre meno persone riuscivano a viverci stabilmente.
Non si tratta di casi isolati. Molti centri urbani europei stanno affrontando lo stesso interrogativo: Come trovare un equilibrio tra l'accoglienza dei visitatori e il diritto dei cittadini a vivere nella propria città?
Quando il quartiere cambia volto
L'impatto non riguarda soltanto il mercato immobiliare. Quando diminuiscono i residenti cambiano anche le attività economiche.
Un quartiere abitato ha bisogno di:
alimentari;
ferramenta;
farmacie;
scuole;
servizi quotidiani.
Un quartiere turistico richiede invece:
souvenir;
ristorazione veloce;
attività orientate al consumo occasionale;
servizi per soggiorni brevi.
Progressivamente il tessuto urbano si trasforma. Le attività pensate per chi vive il territorio ogni giorno diventano meno redditizie.
Quelle rivolte ai visitatori si moltiplicano. Il risultato è una città che funziona sempre meglio per chi resta pochi giorni e sempre meno per chi ci abita tutto l'anno.
Il rischio della città-scenografia
L'antropologo Marc Augé utilizzò l'espressione "non luogo" per descrivere spazi privi di identità e relazioni durature. Naturalmente un centro storico non può essere definito un non luogo nel senso stretto del termine. Tuttavia esiste il rischio che alcune città assumano caratteristiche simili.
Le persone arrivano. Scattano fotografie. Consumano esperienze. Ripartono.
La città continua a esistere come immagine ma perde progressivamente la propria dimensione comunitaria. Diventa una scenografia perfetta da osservare. Sempre meno un luogo da abitare.
E Salerno?
Salerno non si trova nella situazione di Venezia o Barcellona. Sarebbe scorretto sostenerlo. Tuttavia la crescita del turismo e delle strutture ricettive registrata negli ultimi anni rende legittima una riflessione. Quanti appartamenti sono stati destinati agli affitti brevi? Quale impatto stanno avendo sul mercato immobiliare? I giovani riescono ancora a trovare casa nelle aree più richieste? Il centro storico sta mantenendo il proprio equilibrio sociale oppure sta cambiando funzione?
Sono domande che meritano risposte basate su dati e analisi, non su impressioni perché i problemi delle grandi città europee non sono comparsi all'improvviso ma si sono sviluppati lentamente, spesso quando i primi segnali venivano considerati trascurabili.
Il diritto alla città
Il sociologo francese Henri Lefebvre parlava di "diritto alla città" come del diritto dei cittadini a partecipare alla vita urbana e a modellare gli spazi in cui vivono. È un concetto che oggi appare più attuale che mai. Una città non è soltanto un bene economico. Non è un marchio. Non è una destinazione. È il luogo in cui si costruiscono relazioni, identità, memorie collettive e forme di appartenenza.
Per questo il tema non riguarda soltanto il turismo ma riguarda il futuro stesso delle nostre comunità. Perché una città può sopravvivere senza turisti ma difficilmente può sopravvivere senza abitanti.
Nella prossima puntata affronteremo un altro aspetto spesso sottovalutato: l'impatto ambientale del turismo di massa e il consumo crescente di risorse naturali, territorio e paesaggio.