Esiste una affermazione che negli ultimi anni è diventata quasi un dogma.
«Il turismo porta ricchezza.»
La sentiamo ripetere da amministratori, associazioni di categoria, operatori economici e mezzi di informazione. Quando aumentano gli arrivi e le presenze turistiche, il risultato viene quasi sempre presentato come una buona notizia. Se i numeri crescono, si conclude automaticamente che la città stia meglio.
Ma è davvero così?
Prima di rispondere occorre chiarire un punto fondamentale: il turismo genera certamente ricchezza. Sarebbe assurdo negarlo. Alberghi, ristoranti, bar, servizi turistici, trasporti e commercio ricevono un beneficio diretto dalla presenza dei visitatori.
La vera domanda, però, è un'altra.
Chi beneficia realmente di questa ricchezza?
E soprattutto: i vantaggi sono distribuiti in modo equilibrato oppure si concentrano nelle mani di pochi soggetti?
Quando i grandi numeri raccontano solo una parte della storia
Negli ultimi decenni il turismo è diventato uno dei principali settori economici a livello mondiale. L'Italia è tra i Paesi più visitati del pianeta e molte amministrazioni locali hanno investito ingenti risorse per attrarre visitatori.
Il successo viene generalmente misurato attraverso alcuni indicatori semplici:
numero di arrivi;
numero di presenze;
spesa turistica;
tasso di occupazione delle strutture ricettive.
Sono dati importanti, ma non raccontano tutto.
Se una città registra un milione di presenze turistiche in più rispetto all'anno precedente, non significa automaticamente che tutti i cittadini stiano meglio. Significa soltanto che sono arrivati più visitatori.
Per capire gli effetti reali bisogna osservare come la ricchezza viene distribuita all'interno della comunità.
L'economia della rendita
Uno degli effetti più evidenti della crescita turistica riguarda il mercato immobiliare.
In molte città italiane ed europee un appartamento affittato a residenti produce un reddito inferiore rispetto allo stesso immobile destinato agli affitti brevi.
La conseguenza è semplice.
Molti proprietari preferiscono orientarsi verso il turismo.
Dal loro punto di vista si tratta di una scelta razionale. Dal punto di vista collettivo, però, emergono problemi significativi:
diminuzione delle abitazioni disponibili per i residenti;
aumento dei canoni di locazione;
espulsione delle famiglie dai centri storici;
trasformazione dei quartieri in aree prevalentemente turistiche.
È il passaggio da un'economia produttiva a un'economia della rendita.
Non si crea nuova ricchezza attraverso attività produttive o innovazione. Si valorizza soprattutto il possesso di immobili in zone richieste dal mercato turistico.
Chi possiede immobili guadagna.
Chi cerca una casa spesso paga il prezzo più alto.
Lavoro: quantità o qualità?
Un altro argomento frequentemente utilizzato riguarda l'occupazione.
Anche in questo caso il turismo crea posti di lavoro reali. Tuttavia occorre analizzarne la qualità.
Molte attività legate al turismo sono caratterizzate da:
stagionalità;
salari contenuti;
forte flessibilità;
elevata rotazione del personale.
Il risultato è che una crescita del turismo non sempre coincide con la creazione di occupazione stabile e ben retribuita.
In alcune realtà si assiste addirittura a un paradosso.
La città riceve milioni di visitatori ogni anno, ma una parte significativa dei lavoratori continua a vivere in condizioni economiche precarie.
La quantità del lavoro aumenta.
La qualità non necessariamente segue lo stesso percorso.
Quando i profitti lasciano il territorio
Un altro aspetto poco discusso riguarda la destinazione finale dei profitti.
Non tutto il denaro speso dai turisti rimane nella città visitata.
Una parte significativa viene assorbita da:
piattaforme di prenotazione;
grandi gruppi alberghieri;
intermediari internazionali;
operatori esterni al territorio.
In altre parole, il turista spende a Salerno, ma una quota dei ricavi può finire altrove.
Per questo motivo il numero di visitatori non coincide automaticamente con il beneficio economico netto per la comunità locale.
Salerno: una crescita che merita attenzione
Negli ultimi anni Salerno ha conosciuto una notevole crescita della propria attrattività turistica.
Eventi, crociere, collegamenti marittimi, valorizzazione del centro storico e una crescente notorietà della Costiera Amalfitana hanno contribuito ad aumentare la presenza di visitatori.
Per molti aspetti si tratta di un risultato positivo.
La domanda che oggi occorre porsi, tuttavia, non riguarda soltanto la crescita.
Riguarda la direzione di questa crescita.
I benefici stanno raggiungendo l'intera comunità?
Le attività tradizionali vengono valorizzate oppure sostituite?
Le nuove opportunità economiche stanno creando occupazione stabile o principalmente rendite?
I servizi pubblici riescono a sostenere l'aumento dei flussi?
Sono interrogativi che non mettono in discussione il turismo in sé, ma il modo in cui viene governato.
Oltre i numeri
Per troppo tempo il dibattito pubblico ha identificato il successo turistico con l'aumento delle statistiche.
Più arrivi.
Più presenze.
Più pernottamenti.
Ma una città non è un albergo.
Una città è una comunità fatta di residenti, lavoratori, studenti, famiglie, anziani e attività economiche che devono convivere ogni giorno nello stesso spazio.
La domanda da cui partire non è quanti turisti riusciamo ad attirare.
La domanda è molto più semplice e molto più importante.
Il turismo sta migliorando la vita dei cittadini oppure la sta progressivamente trasformando in qualcosa che non riconoscono più?
Nella prossima puntata analizzeremo uno degli effetti più controversi della crescita turistica: la trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive e il rischio che i centri storici smettano lentamente di appartenere ai loro residenti.