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Opera (nuova versione): cosa c’è di buono, cosa no e perché dispiace che non sia open source

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Opera browser

La release più recente di Opera porta con sé novità interessanti: miglioramenti di interfaccia, funzioni orientate alla produttività e alcune integrazioni che mirano a rendere l’esperienza utente più fluida. Per un utente comune molte di queste aggiunte possono risultare utili; per chi, come noi, lavora in ambito IT e sicurezza, la valutazione richiede però uno sguardo più critico. Di seguito analizzo i punti di forza, i limiti e il motivo per cui la scelta di non essere open source resta una perdita per la comunità.

Cosa c’è di buono

  • Interfaccia e usabilità

    • Layout raffinato e funzionalità pensate per multitasking (pannelli laterali, workspace personalizzabili).

    • Miglior gestione delle schede e delle sessioni rispetto alle versioni precedenti.

  • Funzionalità integrate

    • Strumenti built-in come VPN/Proxy (se presenti), messaggistica integrata e blocco pubblicità che riducono la dipendenza da estensioni di terze parti.

    • Funzioni per risparmio energetico e ottimizzazione memoria utili su laptop e VPS desktop remoti.

  • Performance e compatibilità

    • Basato su motore Chromium: compatibilità elevata con il web moderno e supporto per WebExtensions.

    • Possibili ottimizzazioni lato rendering e caching che migliorano la reattività su sistemi con risorse moderate.

  • Sicurezza percepita

    • Miglioramenti a sandboxing e aggiornamenti automatici possono ridurre la finestra di esposizione a vulnerabilità note (da verificare tecnicamente).

Cosa non convince

  • Non è open source

    • Codice chiuso impedisce audit indipendenti, revisione della sicurezza e contributi della community.

    • Limitata trasparenza sulle telemetrie raccolte, su come vengono trattati i dati e su eventuali integrazioni con servizi proprietari.

  • Telemetria e privacy

    • Anche con opzioni di opt-out, l’assenza di codice visibile pone dubbi su endpoint, frequenza e portata della raccolta dati.

    • Funzionalità “impostate di default” (es. sincronizzazione cloud, integrazioni) possono trasferire dati sensibili senza che l’utente medio se ne accorga.

  • Dipendenza da Chromium

    • Vantaggi di compatibilità, ma anche limitazioni: difetti architetturali ereditati dal motore upstream, centralizzazione dello sviluppo web attorno a pochi vendor.

    • Differenze tra Chromium open e le parti proprietarie di Opera possono creare comportamento non riproducibile su build open.

  • Estensioni e controlli

    • Pur supportando WebExtensions, le API proprietarie o le politiche di distribuzione possono limitare sviluppatori o modifiche personalizzate per ambienti enterprise.

  • Aggiornamenti e packaging

    • Nei contesti Linux/server/VPS preferiamo pacchetti verificabili e ricostruibili; i binari proprietari non offrono la stessa garanzia.

Perché dispiace che non sia open source

  • Sicurezza e audit

    • Il modello open source permette audit continui da parte di ricercatori e mantenitori indipendenti, riducendo il rischio di backdoor o vulnerabilità non segnalate.

  • Trasparenza e fiducia

    • Codice visibile significa fiducia verificabile per aziende e professionisti che gestiscono dati sensibili o infrastrutture critiche.

  • Ecosistema e contribuzioni

    • La community potrebbe contribuire con patch, adattamenti per distribuzioni minori (es. build per Debian testing/unstable) e miglioramenti per accessibilità e performance.

  • Sovranità digitale

    • In un’epoca in cui la dipendenza da software proprietario incide sulla privacy e sui costi, un browser chiuso limita le opzioni per chi preferisce stack completamente verificabili.

Valutazione pratica per professionisti IT

  • Quando usare Opera

    • Utile come browser secondario per test di compatibilità o per utenti che apprezzano le integrazioni out-of-the-box.

    • Buona scelta su dispositivi personali dove la comodità e le feature integrate sono prioritarie rispetto alla massima trasparenza.

  • Quando evitarlo

    • Ambiente aziendale con requisiti di compliance e audit; server o workstation che richiedono ricostruibilità dei pacchetti; chi ha necessità di controllo totale sulle telemetrie.

  • Alternative consigliate

    • Firefox (per trasparenza e controlli privacy), Chromium/ungoogled-chromium (per compatibilità riducendo telemetria), Brave (per un approccio più orientato alla privacy, anche se non completamente “purista” open source), build di Chromium ricostruibili.

Verifiche tecniche consigliate

  • Analisi della telemetria

    • Monitorare connessioni in uscita con tcpdump/wireshark durante l’uso, isolare endpoint e frequenza.

  • Sandbox e permessi

    • Verificare come il processo del browser opera rispetto a user namespaces, seccomp e SELinux/AppArmor.

  • Controllo pacchetti

    • Preferire repository ufficiali della distribuzione o build ricostruite internamente dove possibile.

  • Testing di comportamento

    • Testare estensioni, sincronizzazione e integrazioni in ambienti isolati (VM/containere) prima di distribuirli in produzione.


La nuova versione di Opera mostra miglioramenti concreti e caratteristiche che possono accelerare la produttività di molti utenti. Tuttavia, per la comunità tecnica e per chi dà importanza alla sicurezza verificabile e alla sovranità digitale, la decisione di mantenere il codice chiuso è un limite significativo. Resta un buon prodotto consumer, ma la sua adozione in contesti professionali richiede cautela, controlli approfonditi e alternative open source come opzione primaria.