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La Spianata del Calore: Perché Piazza del Crescent a Salerno è un Monumento all'Errore Urbanistico (e Come Rimediare)

Inviato da enzo de simone il
Di https://www.salernonotizie.it/2021/09/20/salerno-la-prima-foto-notturna-di-piazza-della-liberta-e-subito-da-cartolina/, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=110314027

C’è un luogo, a Salerno, che in queste torride giornate estive diventa la perfetta metafora di ciò che non dovremmo mai fare alle nostre città. Parlo di Piazza del Crescent (la chiamo così perchè di Libertà ne vedo veramente poca!), o meglio della sua “spianata”. Un’area che, con il suo design, sembra voler sfidare la natura, dichiarando guerra al clima, alla biodiversità e al benessere dei cittadini.

La mia analisi è impietosa, ma necessaria: quella piazza è un monumento alla forza distruttiva dell’uomo sull’ambiente, una summa di errori che, purtroppo, si ripetono in troppe città italiane.

I Tre Peccati Capitali del Crescent

1.  L’Inferno di Pietra (Isola di Calore): La copertura totale del suolo con materiali come porfido, cemento e pietra chiara è un astro termico. Questi materiali assorbono le radiazioni solari durante il giorno e le rilasciano lentamente durante la notte, creando il fenomeno dell'**isola di calore urbana**. In giornate come queste, l’area diventa letteralmente invivibile: la temperatura percepita può essere di4-6°C superiore rispetto a una zona alberata o con suolo drenante. Non è solo una questione di comfort: è un rischio per la salute, in particolare per anziani e bambini.

2.  Il Parcheggio Privato e il Ristorante come Fornaci: Non contenti di aver sigillato il suolo, si è scelto di destinare gran parte dello spazio a parcheggi (uso privato, non pubblico) e attività di ristorazione. Le auto, con i loro motori e l’asfalto nero su cui sostano, sono ulteriori accumulatori di calore. I dehors dei ristoranti, con tende e strutture, contribuiscono a intrappolare l’aria calda. Il risultato? Un microclima artificiale che amplifica la sensazione di afa, allontanando le persone invece di attrarle.

3.  La Spianata delle Moschee (Senza Alberi): L’assenza totale di alberature è il colpo di grazia. Non un filare di lecci, non una magnolia, non un piccolo giardino pensile. Niente. Lo spazio è una distesa piatta e brulla, che ricorda più una spianata di cemento che una piazza mediterranea. Gli alberi non sono solo un ornamento: sono i nostri migliori alleati contro il caldo. Forniscono ombra, abbassano la temperatura attraverso l’evapotraspirazione, assorbono CO2 e polveri sottili, e creano un habitat per uccelli e insetti. La loro assenza è una scelta ideologica, un pensiero di totale dominio sulla natura che si ritorce contro di noi.

La Natura si Ribella: Il Calore Notturno

La sera, quando il sole tramonta, la “spianata” non si raffredda. Anzi, restituisce tutto il calore accumulato durante il giorno, mantenendo temperature di almeno 3°C superiori rispetto alle aree verdi circostanti. Questo non solo rende sgradevole una passeggiata serale, ma danneggia l’intero ecosistema urbano: altera i cicli di sonno degli abitanti, aumenta il consumo energetico per i condizionatori (creando un circolo vizioso) e stressa la fauna locale.

Correttivi Possibili: Esistono, ma Manca la Volontà

La domanda è: si può rimediare? La risposta è sì, ma serve una presa di coscienza e la volontà di modificare un pensiero progettuale sbagliato e puramente propagandistico. Ecco alcune buone pratiche, già applicate con successo in altre città, che potrebbero trasformare la Piazza da forno a polmone verde:

1.  Da Piazza di Cemento a Giardino Pluviale (Es. Portland, USA): A Portland, molte piazze asfaltate sono state trasformate in **giardini pluviali**. Si scava il suolo, si inseriscono piante autoctone resistenti alla siccità e si creano sistemi di drenaggio che convogliano l'acqua piovana. Il risultato? Spazi freschi, permeabili, che riducono le isole di calore e gestiscono le acque meteoriche. Si potrebbero rimuovere ampie porzioni di pavimentazione, creare aiuole rialzate con alberi e arbusti mediterranei (oleandri, lentischi, filliree) e installare un sistema di irrigazione a goccia alimentato da acqua piovana.

2.  Il "Pavimento Fresco" e le Superfici Riflettenti (Es. Los Angeles, USA): Los Angeles ha sperimentato con successo l'uso di **pavimentazioni chiare e riflettenti** (cool pavements) che respingono la radiazione solare invece di assorbirla. Si potrebbe sostituire la parte pavimentazione scura con materiali di colore chiaro, porosi e ad alta riflettanza. Non risolverebbe il problema dell'ombra, ma ridurrebbe drasticamente l'accumulo di calore.

3.  Il "Bosco Urbano" su Ex Parcheggi (Es. Milano, Italia - Biblioteca degli Alberi): A Milano, l'area della **Biblioteca degli Alberi** è un esempio perfetto di come riconvert uno spazio precedentemente degradato. Un ex parcheggio è stato trasformato in un parco lineare con centinaia di alberi, prati e percorsi pedonali. Si potrebbe eliminare la maggior parte dei parcheggi (spostandoli in strutture interrate o periferiche) e creare un vero e proprio bosco urbano con alberi ad alto fusto (querce, tigli, aceri) che forniscano ombra e frescura.

4.  Il "De-paving" e la Riqualificazione Partecipata (Es. Londra, UK - "Pocket Parks"): Londra ha promosso il **"de-paving"** (rimozione dell'asfalto) in piccole aree pubbliche, trasformandole in "pocket parks" gestiti dai cittadini. Si potrebbe avviare un processo partecipato con i residenti e i commercianti per ridisegnare la piazza, inserendo aree verdi, giochi per bambini, fontane a raso (che rinfrescano l'aria) e spazi di socializzazione all'ombra.


Il Crescent di Salerno non è solo un errore estetico o funzionale. È il simbolo di un modello di sviluppo che considera la natura un ostacolo da domare, non una risorsa da integrare. La buona notizia è che esistono soluzioni tecniche, economiche e progettuali per invertire la rotta. La cattiva notizia è che manca la volontà politica e culturale di ammettere l'errore e di investire in un futuro più verde e vivibile.

Non si tratta di "abbellire" la piazza, ma di **rigenerarla**. Di trasformarla da monumento all'arroganza umana a esempio di resilienza climatica. La natura si ribella, sì, ma ci sta anche offrendo una seconda possibilità. Sta a noi coglierla.