Ci sono luoghi di una città che sembrano destinati a rimanere immutabili. Non perché siano perfetti, ma perché, una volta completati, si ritiene che ogni discussione debba finire. Piazza della Libertà appartiene a questa categoria. Per anni il dibattito si è concentrato sui ritardi, sui costi, sull'architettura, sulle polemiche politiche. Ognuno ha espresso la propria opinione e, nel bene o nel male, la piazza è diventata parte del paesaggio di Salerno.
Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo molto critico sulla cosiddetta "spianata del Crescent", sostenendo che rappresenti uno degli esempi più evidenti di come una progettazione possa entrare in conflitto con il clima mediterraneo e con le esigenze di una città sempre più esposta alle ondate di calore. Non intendo ripetere quelle argomentazioni. Vorrei invece fare un passo avanti.
La domanda che mi pongo oggi è diversa e, forse, molto più interessante: come possiamo migliorare ciò che già esiste?
Non credo abbia senso immaginare demolizioni o interventi irrealizzabili. Le città non si costruiscono cancellando continuamente ciò che è stato fatto. Le città migliori sono quelle che sanno adattarsi, correggersi e imparare dai propri errori.
Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha modificato profondamente il modo in cui urbanisti, architetti del paesaggio e amministrazioni pubbliche progettano gli spazi aperti. Fino a pochi decenni fa una piazza era valutata soprattutto per la sua qualità estetica, la monumentalità e la capacità di ospitare eventi. Oggi a questi criteri se ne aggiungono altri: comfort termico, ombreggiamento, permeabilità del suolo, biodiversità, resilienza climatica e benessere delle persone. Numerosi studi dimostrano che alberature, superfici meno assorbenti e una progettazione attenta del microclima possono ridurre significativamente lo stress da calore negli spazi pubblici.
In altre parole, il problema non riguarda soltanto Piazza della Libertà. Riguarda il modo in cui le città mediterranee dovranno trasformarsi nei prossimi decenni. Le estati che stiamo vivendo rappresentano probabilmente la nuova normalità e progettare come si faceva vent'anni fa potrebbe non essere più sufficiente.
Per questo motivo nasce questa nuova serie di articoli. Non sarà una raccolta di critiche e nemmeno un esercizio di fantasia. L'obiettivo è costruire, passo dopo passo, una proposta concreta di rigenerazione climatica di Piazza della Libertà, compatibile con l'impianto architettonico esistente e capace di valorizzare ciò che rende questo luogo unico: il suo affaccio sul mare.
Parleremo di alberi e vegetazione mediterranea, ma anche di materiali, ombra, vento, acqua, biodiversità, qualità dello spazio pubblico ed esempi provenienti da altre città che hanno affrontato sfide simili. Cercheremo di capire quali interventi siano realmente realizzabili senza snaturare la piazza e senza trasformarla in qualcosa di completamente diverso.
Non si tratta di vincere una polemica. Si tratta di immaginare come potrebbe diventare uno dei luoghi più rappresentativi di Salerno in un'epoca in cui il clima è cambiato e continuerà a cambiare.
Alla fine di questo percorso proveremo a raccogliere tutte queste riflessioni in una proposta organica. Non un libro dei sogni, ma un contributo al dibattito cittadino, nella convinzione che le idee migliori nascano quando si smette di chiedersi chi avesse ragione ieri e si comincia a domandarsi come costruire una città migliore domani.