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Dossier Sorveglianza: La sorveglianza di Stato

Inviato da tuxsa il
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Finora abbiamo parlato di aziende che ci spiano per venderci qualcosa. Ma c'è un altro attore, molto più potente, che osserva ogni nostra mossa: lo Stato.

La sorveglianza di Stato non è una novità. I governi hanno sempre cercato di controllare i cittadini, attraverso spie, intercettazioni, archivi. Ma la tecnologia digitale ha portato tutto a un livello completamente nuovo. Oggi, uno Stato può tracciare ogni vostro spostamento, ascoltare ogni conversazione, leggere ogni messaggio, riconoscere il vostro volto tra milioni di persone in tempo reale. E può farlo in silenzio, senza che voi lo sappiate mai.

La domanda è: dove finisce la sicurezza e dove inizia il controllo? La risposta, come vedremo, dipende da chi tiene il telecomando.


Clearview AI: il database di tutti i nostri volti

Cominciamo da Clearview AI, un'azienda americana che ha costruito il più grande database di volti mai esistito. Come? Facendo scraping di miliardi di foto da Facebook, Instagram, LinkedIn, YouTube, Venmo e altri social network. Senza chiedere il permesso a nessuno.

Clearview ha raccolto oltre 30 miliardi di immagini (dato aggiornato al 2024), creando un database di riconoscimento facciale che permette di identificare una persona da una sola foto. Le forze di polizia di tutto il mondo – Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Grecia, Ucraina e molti altri paesi – hanno usato Clearview per identificare sospetti, testimoni, manifestanti, persino vittime di reati.

Il problema? Clearview viola sistematicamente la privacy. Le persone non hanno mai dato il consenso per essere inserite in un database di riconoscimento facciale. E una volta che il vostro volto è lì, può essere usato per identificarvi in qualsiasi contesto: una foto scattata da una telecamera di sicurezza, un selfie pubblicato online, un'immagine catturata da un drone.

Nel 2021, le autorità europee per la privacy hanno multato Clearview per milioni di euro (Italia, Francia, Regno Unito, Svezia) e le hanno ordinato di cancellare i dati dei cittadini europei. Clearview ha fatto ricorso, sostenendo di operare al di fuori della giurisdizione europea. La battaglia legale è ancora in corso.

Ma il dado è tratto: il riconoscimento facciale è già usato su larga scala. E una volta che il vostro volto è nel database, non potete più nascondervi.


Pegasus: lo spyware che non lascia tracce

Se Clearview AI è il Grande Fratello che vi osserva, Pegasus è il ladro che entra in casa vostra senza lasciare segni di scasso.

Pegasus è uno spyware sviluppato dall'azienda israeliana NSO Group, venduto esclusivamente a governi e forze di polizia. La sua caratteristica principale è la capacità di infettare uno smartphone (sia iOS che Android) senza che la vittima debba cliccare su nulla. Basta un messaggio invisibile, un link che non viene mai aperto, un bug nel sistema operativo. In pochi secondi, Pegasus prende il controllo del telefono: legge messaggi, ascolta chiamate, attiva il microfono e la fotocamera, traccia la posizione, legge le password.

L'inchiesta più clamorosa è stata quella del Progetto Pegasus, condotta nel 2021 da un consorzio di 17 testate giornalistiche, tra cui The Guardian, Le Monde, The Washington Post. I giornalisti hanno scoperto che Pegasus era stato usato per spiare oltre 50.000 numeri di telefono in tutto il mondo, tra cui:

  • Jamal Khashoggi, il giornalista saudita assassinato nel consolato saudita a Istanbul nel 2018. Il telefono della sua fidanzata era stato infettato da Pegasus poco prima dell'omicidio.

  • Il presidente francese Emmanuel Macron e diversi ministri francesi.

  • Attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti, politici dell'opposizione in paesi come Messico, India, Marocco, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Ungheria, Polonia.

  • La fidanzata di Khashoggi, Hatice Cengiz, e il suo avvocato.

NSO Group ha sempre negato le accuse, sostenendo di vendere Pegasus solo a governi "democratici" per combattere terrorismo e criminalità grave. Ma le prove raccolte dai giornalisti sono schiaccianti: Pegasus è stato usato per spiare oppositori politici, giornalisti scomodi e attivisti per i diritti umani, in paesi autoritari come Arabia Saudita e Marocco.

Il caso Pegasus ha scatenato un terremoto politico e diplomatico. Il governo israeliano ha imposto nuove restrizioni all'esportazione di spyware, ma il business continua a fiorire. NSO Group è stata inserita nella lista nera del Dipartimento del Commercio americano, ma aziende simili continuano a operare (come la concorrente italiana RCS Labs, che produce lo spyware Hermit).

Pegasus ci ricorda che la sorveglianza di Stato non è più una questione di telecamere per strada. È una questione di software che può entrare nel vostro telefono senza che ve ne accorgiate, e trasformarlo in una microspia sempre attiva.


Il sistema di credito sociale: Cina e dintorni

Il caso più noto di sorveglianza di Stato su larga scala è il sistema di credito sociale in Cina.

Lanciato ufficialmente nel 2014, il sistema ha l'obiettivo dichiarato di "promuovere la fiducia sociale e migliorare la governance". In pratica, è un sistema di punteggio che assegna a ogni cittadino un "punteggio di affidabilità" basato su una serie di comportamenti: rispettare le leggi, pagare le multe, mantenere un buon comportamento sui social, non criticare il governo, non partecipare a proteste.

Il punteggio determina l'accesso a servizi fondamentali: prestiti bancari, voli aerei, treni ad alta velocità, affitti, assicurazioni, assunzioni pubbliche. Chi ha un punteggio basso viene penalizzato: non può viaggiare, non può ottenere finanziamenti, viene escluso da certi lavori.

Il sistema è alimentato da una rete di telecamere di riconoscimento facciale, sensori, app di messaggistica (WeChat), database governativi e aziendali. Ogni vostra azione viene registrata e valutata.

Il risultato è un controllo sociale totale, in cui la paura di perdere punti spinge i cittadini all'autocensura e alla conformità. I critici lo definiscono "un modello di autoritarismo digitale". Il governo cinese lo difende come "uno strumento per una società più giusta".

Ma il modello si sta diffondendo anche fuori dalla Cina. Negli Stati Uniti, le compagnie di assicurazione usano già sistemi di punteggio basati sul comportamento di guida (le cosiddette "scatole nere" installate nelle auto) per determinare il premio. In India, il sistema di identificazione biometrica Aadhaar è legato a servizi bancari e welfare. In Europa, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) vieta la profilazione discriminatoria, ma la pressione per sistemi di "credito sociale" è reale.


Riconoscimento facciale a Hong Kong

Un caso emblematico dell'uso politico del riconoscimento facciale è Hong Kong.

Durante le proteste del 2019-2020, il governo di Hong Kong ha dispiegato un sistema di riconoscimento facciale per identificare i manifestanti. Telecamere installate in tutta la città, collegate a un database centrale, permettevano di incrociare i volti dei partecipanti alle proteste con le foto dei documenti d'identità.

Il sistema era così preciso che poteva identificare una persona anche se indossava una mascherina, analizzando la forma del viso, la distanza tra gli occhi, la struttura ossea. Le autorità hanno usato questi dati per arrestare centinaia di manifestanti, spesso giorni o settimane dopo le proteste, quando pensavano di essere al sicuro.

Ma la sorveglianza non si è fermata alle strade. Le autorità hanno ottenuto l'accesso ai database di riconoscimento facciale degli edifici privati, dei condomini, dei centri commerciali. Hanno monitorato i gruppi WhatsApp e Telegram, tracciato i trasferimenti di denaro, analizzato i pattern di spostamento.

Il risultato è stato un effetto chilling immediato: le proteste si sono ridotte, la partecipazione è crollata, e molti attivisti hanno lasciato Hong Kong per paura di essere arrestati. La libertà di espressione e di assemblea, già compromessa, è stata di fatto cancellata.

Hong Kong è oggi considerato un laboratorio per le tecnologie di controllo sociale che Pechino sta perfezionando per esportarle in altre parti del mondo.


La sorveglianza di Stato in Occidente: il caso del Regno Unito

Quando pensiamo alla sorveglianza di Stato, tendiamo a immaginare la Cina o l'Arabia Saudita. Ma anche le democrazie occidentali non scherzano.

Il Regno Unito è uno dei paesi più sorvegliati al mondo. Si stima che ci sia una telecamera ogni 11 persone, tra telecamere pubbliche, private e domestiche. Londra è la città più sorvegliata d'Europa.

Nel 2020, la polizia metropolitana di Londra ha iniziato a utilizzare il riconoscimento facciale in tempo reale nelle zone affollate (stazioni, centri commerciali, manifestazioni). Il sistema scansiona i volti dei passanti e li confronta con un database di "persone ricercate". I critici hanno sollevato preoccupazioni sulla precisione: studi indipendenti hanno dimostrato che il sistema ha un tasso di falsi positivi superiore al 90%, e che colpisce in modo sproporzionato le persone di colore e le minoranze etniche.

Nonostante le critiche, il governo britannico ha continuato a espandere l'uso del riconoscimento facciale, giustificandolo come strumento di prevenzione del terrorismo e della criminalità. La società civile ha risposto con campagne e azioni legali, ma la battaglia è ancora aperta.

Anche in Francia, l'uso del riconoscimento facciale durante le Olimpiadi di Parigi 2024 ha scatenato un acceso dibattito. Il governo ha installato telecamere con sistemi di analisi video automatizzata, sostenendo che servissero per la sicurezza dell'evento. Le associazioni per i diritti digitali hanno denunciato una deriva autoritaria e hanno chiesto lo stop del sistema.


Il confine sottile: sicurezza vs controllo

L'argomento principale a favore della sorveglianza di Stato è la sicurezza. I governi dicono: "Se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere". È una frase fatta, ripetuta come un mantra, ma è profondamente sbagliata.

Primo: tutti abbiamo qualcosa da nascondere. La nostra vita privata, le nostre opinioni politiche, le nostre relazioni, i nostri gusti sessuali, le nostre debolezze. La privacy non serve a proteggere i criminali: serve a proteggere i cittadini onesti da un potere che potrebbe diventare arbitrario.

Secondo: i sistemi di sorveglianza, una volta installati, vengono quasi sempre estesi oltre i confini iniziali. Il Patriot Act americano, varato dopo l'11 settembre per combattere il terrorismo, è stato usato per spiare attivisti politici, giornalisti e cittadini comuni. La scusa della sicurezza diventa una foglia di fico per il controllo sociale.

Terzo: la sorveglianza di massa non funziona nemmeno per la sicurezza. Studi indipendenti hanno dimostrato che i sistemi di riconoscimento facciale non riducono significativamente la criminalità, ma alimentano la discriminazione e l'ingiustizia. La prevenzione del terrorismo basata sulla sorveglianza di massa ha un tasso di falsi positivi così alto da essere inutile.


In questa puntata abbiamo esplorato la sorveglianza di Stato: Clearview AI e il riconoscimento facciale, Pegasus e lo spionaggio digitale, il sistema di credito sociale cinese, Hong Kong, il Regno Unito. Abbiamo visto che il confine tra sicurezza e controllo è labile, e che la tecnologia può essere usata per opprimere oltre che per proteggere.

Ma la sorveglianza non ha solo conseguenze politiche. Ha conseguenze profonde sul nostro comportamento quotidiano, sulla nostra psiche, sulla nostra libertà interiore.


Per approfondire

  • Inchiesta Progetto Pegasus (The Guardian, Le Monde, Washington Post, 2021)

  • Rapporto di Amnesty International su Clearview AI

  • Documentario The Social Credit System (Al Jazeera, 2022)

  • Studio sulla precisione del riconoscimento facciale a Londra (Big Brother Watch, 2021)