Avete presente quella sensazione, quando aprite Instagram e l'annuncio pubblicitario che appare è proprio quel paio di scarpe di cui avete parlato ieri sera a cena con un amico? Non è un caso. Non è un trucco di magia. È il motore dell'economia digitale, un sistema che muove centinaia di miliardi di dollari all'anno e che si regge su un unico, semplice principio: i vostri dati valgono più del vostro denaro.
Lo chiamano capitalismo della sorveglianza. L'espressione è della studiosa americana Shoshana Zuboff, che nel suo libro del 2019 Il capitalismo della sorveglianza ha messo nero su bianco quello che molti sospettavano ma pochi riuscivano a dimostrare. Le grandi piattaforme digitali – Google, Meta, Amazon, Microsoft, Apple – non vendono servizi. Vendono previsioni sul comportamento umano. E per fare previsioni, hanno bisogno di osservarci. Tutti. Sempre.
Ma andiamo con ordine. Come funziona, esattamente, questo modello di business? E perché è così difficile sottrarsi?
La materia prima più preziosa del XXI secolo
Ogni volta che navigate su un sito, guardate un video su YouTube, cliccate su un link, scrivete un messaggio su WhatsApp, cercate un ristorante su Google Maps o chiedete ad Alexa di accendere la luce, lasciate una traccia. Una traccia minuscola, insignificante. Ma milioni di tracce, messe insieme, diventano un ritratto dettagliato di chi siete: cosa vi piace, cosa temete, cosa desiderate, cosa siete disposti a comprare.
Queste tracce – i dati – sono la materia prima del XXI secolo. Le aziende le raccolgono, le analizzano, le mettono in relazione tra loro e poi le rivendono. Non i dati grezzi, attenzione: il prodotto finito sono le profilazioni, cioè pacchetti di informazioni su di voi che permettono a un inserzionista di sapere esattamente quando, dove e come colpirvi con il suo messaggio pubblicitario.
Il meccanismo è semplice quanto geniale. Un'azienda come Unilever o Procter & Gamble non vuole sapere il vostro nome e cognome. Vuole sapere che siete una donna di 34 anni, residente a Milano, con un cane, che negli ultimi tre mesi ha cercato cibo per animali ipoallergenico e che ogni sera, alle 22, ordina cibo a domicilio. A questo punto, l'inserzionista può proporvi esattamente la marca di crocchette che fa per voi, nel momento in cui siete più propensi a comprare.
E tutto questo avviene in millisecondi, senza che voi ne siate consapevoli.
Google: l'oracolo che sa tutto di noi
Partiamo dal gigante di Mountain View. Google non è un motore di ricerca: è la più grande macchina di raccolta dati mai costruita dall'uomo. Ogni servizio che offre – Search, Gmail, YouTube, Maps, Android, Chrome – è un rubinetto che versa dati nel suo immenso serbatoio.
Quando usate Google per cercare qualcosa, non state facendo una domanda al web. State dicendo a Google qualcosa di voi: che avete mal di testa, che volete cambiare lavoro, che siete alla ricerca di un regalo per il vostro partner, che siete preoccupati per un sintomo strano. Google registra tutto: la parola chiave, l'ora, il luogo da cui avete cercato, il dispositivo che avete usato, quanto tempo siete rimasti sulla pagina dei risultati, su quale risultato avete cliccato.
Con Gmail, Google legge le vostre email. Non lo fa più per mostrarvi annunci? Da qualche anno ha smesso ufficialmente di scansionare la posta per finalità pubblicitarie, ma la pressione per riprendere è costante, e l'infrastruttura per farlo è ancora lì.
Con YouTube, Google sa quali video guardate, per quanto tempo, quali commentate, quali condividete. Sa se siete depressi (video motivazionali, playlist malinconiche), se siete arrabbiati (video politici radicali), se siete innamorati (canzoni romantiche, tutorial su come conquistare una persona).
Con Android, Google sa dove siete in ogni momento. Sa a che ora uscite di casa, quanto tempo passate al lavoro, dove andate nel fine settimana, in quali negozi entrate. Sa se guidate, se camminate, se prendete i mezzi.
Tutti questi dati vengono incrociati e analizzati. Google non vi conosce per nome: vi conosce per identificatore pubblicitario, un codice univoco associato al vostro account o al vostro dispositivo. A quel codice vengono agganciati centinaia di attributi: età, sesso, interessi, abitudini, reddito stimato, stato civile, orientamento politico, religione.
E poi tutto viene messo all'asta. Ogni volta che caricate una pagina web con un annuncio Google, il sistema organizza un'asta in tempo reale: decine di inserzionisti offrono una cifra per apparire proprio davanti ai vostri occhi. Vince chi paga di più. E Google incassa.
Nel 2023, la sola pubblicità ha fruttato a Google oltre 230 miliardi di dollari. Più del PIL di molti paesi. E tutto grazie a voi, che cercate, guardate, cliccate.
Meta: il social network che vi conosce meglio dei vostri amici
Se Google è il detective che vi segue ovunque, Meta è l'amico che vi ascolta al bar. Ma un amico un po' particolare: uno che registra ogni parola e la rivende.
Facebook, Instagram, WhatsApp. Tre piattaforme, una sola azienda, un unico obiettivo: sapere tutto di voi per vendervi qualsiasi cosa.
Il cuore del sistema Meta è il Pixel, un pezzo di codice invisibile che i siti web installano per tracciare le visite. Avete mai notato che dopo aver guardato un paio di scarpe su un sito, qualche ora dopo quello stesso paio di scarpe appare come pubblicità su Instagram? Ecco, quello è il Pixel. Quando visitate un sito che lo usa, il sito invia un messaggio a Meta: "Ehi, questo utente è interessato a scarpe Nike modello X". Meta aggiorna il vostro profilo, e poco dopo l'annuncio arriva.
Ma c'è di più. Meta raccoglie dati non solo da ciò che fate esplicitamente sulle sue piattaforme (post, like, commenti, foto), ma anche da ciò che fate indirettamente. Le pagine che seguite, il tempo che passate a guardare un video, i messaggi che non inviate (ma iniziate a scrivere), le persone a cui inviate richieste di amicizia e quelle che rifiutate, le storie che riguardate due volte. Tutto viene registrato.
Con WhatsApp, la situazione è più complessa. I messaggi sono crittografati end-to-end, il che significa che Meta non può leggerli. Ma può vedere con chi parlate, per quanto tempo, a che ora. E può usare questi dati per costruire il vostro "grafo sociale", la mappa delle vostre relazioni. Sapere chi sono i vostri contatti più stretti è prezioso per gli inserzionisti: se il vostro migliore amico compra un prodotto, è probabile che lo compriate anche voi.
Nel 2021, Meta ha guadagnato circa 115 miliardi di dollari solo dalla pubblicità. Un business immenso, costruito sulla vostra attenzione e sulla vostra vita sociale.
Amazon: il venditore che vi conosce meglio di voi stessi
Amazon è forse il caso più emblematico. Perché diversamente da Google e Meta, che vivono di pubblicità, Amazon ha un modello ibrido: vende prodotti direttamente, ma usa i dati per vendere ancora di più.
Ogni volta che acquistate su Amazon, lasciate una traccia. Non solo cosa avete comprato, ma anche cosa avete cercato, cosa avete messo nel carrello e poi rimosso, quanto tempo avete passato a leggere le recensioni, quali prodotti avete confrontato. Amazon sa se siete attenti al prezzo o se invece siete disposti a pagare di più per la spedizione veloce. Sa se preferite marche famose o se cercate l'offerta. Sa se comprate regali per bambini, per animali o se cercate l'offerta. Sa se comprate regali per bambini, per animali o per anziani. Sa se siete in una fase di cambiamento (mudanza, nascita di un figlio, separazione) perché gli acquisti cambiano drasticamente.
Ma il vero capolavoro di Amazon è Alexa. L'assistente vocale è un microfono sempre acceso nelle vostre case. Aspetta il comando "Alexa", ma in realtà ascolta tutto. Ogni conversazione, ogni rumore di sottofondo, ogni programma televisivo. Amazon giura che le registrazioni vengono attivate solo dopo la parola chiave, ma le inchieste giornalistiche hanno dimostrato che non è vero: migliaia di dipendenti Amazon ascoltano ogni giorno frammenti di conversazioni private, registrati per errore o perché Alexa ha frainteso.
Cosa ci guadagna Amazon? Due cose. Primo: i dati vocali permettono di migliorare il riconoscimento, rendendo Alexa più efficiente e quindi più difficile da evitare. Secondo: sapere cosa si dice in una casa è il Santo Graal della pubblicità. Se Alexa sente che state organizzando una cena, può suggerirvi di comprare stoviglie nuove. Se sente che siete stressati, può proporvi un corso di meditazione o un libro sulla gestione dell'ansia.
Tutto questo viene incrociato con i dati di acquisto, con le wishlist, con i resi, con le recensioni, con il tempo trascorso su Prime Video. Il risultato è un ritratto così preciso di ogni cliente che Amazon può permettersi di anticipare i desideri: lo chiamano anticipatory shipping, la spedizione predittiva, in cui i prodotti vengono spediti prima ancora che voi li ordiniate, basandosi sulle probabilità statistiche.
Nel 2023, Amazon ha generato oltre 500 miliardi di dollari di ricavi. Una parte significativa viene dalla pubblicità, che è il suo settore in più rapida crescita. E anche qui, la materia prima siete voi.
Il free non è gratis: il prodotto siete voi
A questo punto dovrebbe essere chiaro: quando un servizio è gratuito, non siete voi i clienti. Siete il prodotto. O meglio, siete la materia prima. L'informazione grezza da estrarre, raffinare e rivendere.
Prendete le app "gratuite" che avete sullo smartphone. La torcia elettrica che funge da torcia? Raccolta dati sulla posizione. Il gioco di parole? Raccolta dati sui contatti. Il calcolatore di calorie? Raccolta dati sulle abitudini alimentari. Tutto viene venduto a società di data brokerage, che a loro volta lo rivendono agli inserzionisti.
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Il prezzo nascosto della pubblicità mirata
Qualcuno potrebbe obiettare: "Ma cosa mi importa? Se ricevo annunci più pertinenti, è meglio per me, no?"
Questa obiezione merita una risposta articolata.
Primo, la pubblicità mirata non è solo più efficace: è anche più pericolosa. Perché permette di colpire le persone nei momenti di vulnerabilità. Lo sapeva bene la Cambridge Analytica, la società che nel 2016 ha usato i dati di Facebook per influenzare le elezioni americane e il referendum sulla Brexit. Conoscendo le paure e le debolezze degli elettori, si possono costruire messaggi su misura per manipolarli.
Secondo, la pubblicità mirata alimenta le camere d'eco. I social media vi mostrano ciò che già vi piace, creando bolle informative in cui le vostre convinzioni vengono costantemente rinforzate. Questo polarizza la società, rende difficile il dialogo e alimenta estremismi.
Terzo, e forse più importante: la sorveglianza non si ferma alla pubblicità. Una volta costruita l'infrastruttura per raccogliere dati, chiunque può usarli. I governi lo fanno per controllare i cittadini. Le assicurazioni per alzare i premi. Le banche per negare prestiti. I datori di lavoro per scremare i candidati. La profilazione che oggi serve a vendervi scarpe, domani potrebbe servire a negarvi un mutuo.
Per approfondire
Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza (2019)
Cathy O'Neil, Armi di distruzione matematica (2016)
Investigazione di The Markup su Google Analytics
Report di The Guardian sulle registrazioni di Alexa