Da qualche tempo circola online la presentazione di un progetto chiamato "Aurora", promosso a Salerno da un soggetto privato che si propone, testualmente, di mettere "a vostra disposizione la nostra professionalità nel nostro compito di monitoraggio" del territorio cittadino, tramite droni. Le riprese - sempre secondo quanto dichiarato pubblicamente dal progetto stesso - non resteranno "chiuse in un archivio": diventeranno pubbliche sui profili digitali del promotore e saranno "messe a disposizione delle forze dell'ordine" attraverso non meglio precisati "tavoli tecnici sempre pronti ad essere convocati".
Il Collettivo TUXSA esprime la propria totale contrarietà a questa iniziativa, e lo fa senza mezzi termini: non è un dettaglio da poco che un compito di controllo del territorio - storicamente riservato a soggetti pubblici individuati dalla legge - venga rivendicato apertamente da un privato, con tanto di slogan da campagna di comunicazione ("Con queste immagini vi mostreremo quali sono gli incroci più critici di Salerno"). Non è vigilanza civica: è sorveglianza privatizzata, spacciata per servizio alla cittadinanza.
Non entriamo nel merito di chi sia il promotore specifico né vogliamo processare intenzioni: entriamo nel merito dei fatti, delle norme, e del metodo. Ed è già abbastanza.
I problemi giuridici
1. Nessuna funzione di vigilanza pubblica delegabile per autoinvestitura. Le funzioni di controllo del territorio e di polizia (anche locale) sono attribuite dalla legge a soggetti individuati. Un'associazione privata può segnalare, denunciare, collaborare occasionalmente - non può auto-attribuirsi un ruolo di monitoraggio sistematico parallelo alle forze dell'ordine, tantomeno annunciarlo come un "servizio" ai cittadini.
2. Autorizzazioni al volo. Le operazioni con droni (APR/SAPR) sopra aree urbane, in prossimità di infrastrutture o di assembramenti di persone, sono soggette a un regime autorizzativo ENAC/EASA stringente. "Drone professionale con tutte le autorizzazioni necessarie" è un'affermazione che va verificata nei fatti, non presa per buona sulla parola di chi la rilascia su di sé.
3. Trattamento illecito di dati personali. Se le riprese permettono di identificare persone, veicoli, targhe o abitazioni, si tratta di dati personali ai sensi del GDPR. Manca, per quanto è dato sapere pubblicamente:
- una base giuridica valida per il trattamento (l'interesse pubblico previsto dal Regolamento è riservato a soggetti che esercitano compiti istituzionali attribuiti per legge, non a chi si autopropone);
- il rispetto del principio di minimizzazione: pubblicare filmati sui social invece di consegnarli in forma riservata alle autorità competenti eccede ampiamente lo scopo dichiarato;
- il rispetto del principio di limitazione della conservazione: materiale pubblicato online e destinato a restarci "per sempre" è l'esatto opposto di un trattamento proporzionato;
- un'informativa privacy pubblica e accessibile che spieghi chi tratta i dati, per quale finalità, con quale base giuridica e per quanto tempo.
4. Diritto all'immagine. A prescindere dal GDPR, la pubblicazione di persone riconoscibili senza consenso viola l'art. 10 del Codice civile e gli artt. 96-97 della legge sul diritto d'autore, che ammettono deroghe solo per esigenze di giustizia o polizia - non certo per la pubblicazione promozionale su un profilo social.
5. Vuoto di responsabilità. Chi risponde se un filmato pubblicato online viene decontestualizzato, riutilizzato, o usato per additare pubblicamente una persona o un luogo? Non esiste, a quanto ci risulta, alcun atto pubblico - convenzione, protocollo, delibera - che formalizzi ruoli, responsabilità e limiti di questa attività.
Per questo, come Collettivo TUXSA, abbiamo inviato oggi richieste formali di accesso civico e di chiarimenti, via PEC, a Comune di Salerno, Questura di Salerno e Prefettura di Salerno, chiedendo se esista un rapporto formalizzato con il soggetto promotore, se siano state verificate le autorizzazioni al volo, e se sia stata effettuata una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati. Pubblicheremo integralmente le richieste inviate e, non appena arriveranno, le risposte ricevute - o il silenzio, se di silenzio si tratterà.
I problemi etici
Al di là della legalità stretta, c'è una questione di fondo che ci riguarda tutti come cittadini.
- La sorveglianza diffusa non ha bisogno di un mandato democratico per imporsi? le basta un drone e un profilo social? Nessuno ha eletto, delegato o autorizzato un soggetto privato a decidere quali incroci, quali quartieri, quali comportamenti meritino di essere ripresi e mostrati pubblicamente.
- Pubblicare significa esporre, non solo informare. Mostrare "gli incroci più critici" con le relative riprese - se contengono persone, veicoli, abitazioni - non è educazione alla sicurezza stradale: è gogna pubblica potenziale, senza contraddittorio, senza presunzione di innocenza, senza possibilità di replica per chi viene inquadrato.
- Chi controlla chi controlla? Le forze dell'ordine rispondono a una catena gerarchica, a un ordinamento, a organi di garanzia. Un'associazione privata che si autoproclama sentinella del territorio non risponde a nessuno di tutto questo, se non - nella migliore delle ipotesi - a se stessa.
- Il rischio di profilazione di luoghi e persone. Una mappatura "completa dei punti attenzionati" costruita raccogliendo segnalazioni indiscriminate dei cittadini, senza criteri trasparenti, rischia di trasformarsi in una schedatura informale di quartieri, abitudini, persone - con tutto il portato di stigmatizzazione che questo comporta.
L'uso superficiale (e pericoloso) degli strumenti digitali
Quello che colpisce di più, leggendo la presentazione del progetto, è la leggerezza con cui si maneggiano strumenti che leggerezza non ammettono.
- "Diventeranno pubbliche sui nostri profili digitali", si legge. Come se pubblicare un contenuto online fosse un gesto neutro e reversibile. Non lo è: internet non dimentica. Un video indicizzato, condiviso, salvato da terzi, resta disponibile ben oltre l'intenzione - spesso onesta sulla carta - di chi lo ha caricato.
- Nessuna traccia di policy editoriale o di moderazione. Chi decide cosa pubblicare e cosa no? Con quali criteri si oscura un volto, una targa, un ingresso di abitazione? Non risulta alcuna informativa in merito.
- La logica della segnalazione crowdsourced ("ogni segnalazione ha lo stesso valore", "abbiamo bisogno di voi") ricalca - probabilmente in modo inconsapevole - le dinamiche delle piattaforme di delazione tra cittadini, dove l'entusiasmo della partecipazione collettiva prende il posto della verifica e della proporzionalità.
- Assenza di autenticazione e tracciabilità tecnica del materiale. Un filmato pubblicato senza hash, senza metadati verificabili, senza catena di custodia documentata è materiale debole persino come prova, e allo stesso tempo facilmente manipolabile o decontestualizzabile una volta in circolazione.
- La comunicazione stessa del progetto è costruita con i codici del marketing social ("Restate aggiornati per visualizzare i nostri contenuti. A presto.") applicati a un tema - il controllo del territorio e la vita privata delle persone - che richiederebbe esattamente l'opposto: cautela, sobrietà, trasparenza procedurale.
È la fotografia di un problema più ampio di cui parliamo spesso in questo spazio: la tecnologia digitale viene adottata entusiasticamente per la sua efficacia, ma quasi mai con la stessa cura per le sue implicazioni. Un drone non è solo un attrezzo utile: è un dispositivo di raccolta dati che, una volta acceso, produce conseguenze giuridiche precise - che lo si sappia o no, che lo si voglia o no.
Cosa faremo
Questo articolo è il primo passo, non l'ultimo. Abbiamo formalizzato le nostre richieste di chiarimento agli enti competenti e ne pubblicheremo gli esiti. Continueremo a monitorare - questo sì, con gli strumenti della trasparenza e del diritto, non con un drone - l'evoluzione della vicenda.
Non siamo contro la sicurezza dei cittadini, né contro la tecnologia. Siamo contro l'idea che la sorveglianza si possa esercitare senza mandato, senza regole chiare e senza responsabilità - e contro il rischio, molto concreto quando si mescolano droni, social media e "segnalazioni dei cittadini" senza filtro, che tutto questo scivoli in una caccia alle streghe digitale, dove basta un fotogramma pubblicato online per trasformare chiunque in un bersaglio.
Continueremo a vigilare affinché questo non accada.
17 luglio 2026 : Aggiornamento
Inviata PEC al Garante per la protezione dei dati personali (richiesta di intervento urgente) - Allegata