Per millenni, i prati della Toscana e le campagne del Lazio sono rimasti incontaminati, cullati dal belato fiero e rigorosamente autoctono delle nostre storiche greggi. Poi, il dramma. Nel giro di pochi decenni, i nostri pascoli sono stati teatro di una vera e propria sostituzione etnica di massa, pianificata a tavolino da oscuri poteri globalisti (probabilmente con la complicità di Bruxelles e di qualche cagliata straniera).
Attraverso una strategia aggressiva di controllo delle nascite e tassi di fertilità insostenibili per le nostre razze locali, questi ovini alieni hanno colonizzato il territorio, riducendo gli spazi vitali e prosciugando le risorse idriche e alimentari dei nostri montoni tradizionali.
Ma la beffa più grande è culturale: un sofisticato lavaggio del cervello geopolitico. Invece di dichiarare la propria reale origine, queste greggi si sono appropriate culturalmente del territorio, camuffando i propri derivati e arrivando ad autodefinirsi abusivamente "Romani" persino sui marchi DOP.
«Basta con questi soprusi!» recita il durissimo comunicato finale approvato per acclamazione. «Basta con l'occupazione abusiva del trifoglio e il consumo a scrocco di risorse che per secoli sono appartenute solo a chi è nato qui! Pretendiamo che stalle, pascoli e mangimi siano assegnati prima in base all'autenticità e all'albero genealogico. Prima le Toscane e le Laziali!»
La linea dura: "Reimmigrazione" o sarà blocco della caciotta
I delegati dell'Assemblea sono stati chiari: se non si procederà a un piano di reimmigrazione assistita nei territori d'origine, da domani scatterà lo sciopero ad oltranza della mungitura. Niente più Pecorino Romano, niente più Caciotta se prodotti con latte di clandestina provenienza sarda. I consumatori sappiano che dietro quel formaggio c'è il sangue e il sudore sottratto alle nostre terre.
L'assemblea si è conclusa con il consueto, oceanico sciamare di pecore che hanno seguito belando il loro Leader Supremo. Il Capo-Gregge ha comunque già rivendicato una prima, storica vittoria sindacale contro il sistema:
D'ora in poi, le pecore autoctone non faranno più la fila insieme alle "Sarde" per entrare in quegli edifici d'élite, climatizzati e super protetti, situati alla fine della filiera.
Strutture esclusive, dove le istituzioni assicurano che "si sta da Dio", anche se l'opposizione fa notare che, per qualche strano motivo, da quegli stabilimenti di macellazione nessuna pecora è mai tornata indietro a recensire il soggiorno su TripAdvisor.