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Salerno e il 'Lucchetto Digitale': perché l'App dei sogni rischia di diventare un incubo per la sovranità dei dati

Inviato da tuxsa il
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In Italia, l'acquisizione di software nella Pubblica Amministrazione è regolata dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD).

  • Articolo 68 del CAD: Impone alle PA l'obbligo di effettuare un'analisi comparativa prima di acquistare software. La priorità deve essere data a:

    1. Software sviluppato per conto della PA.

    2. Riuso di software già esistente in altre PA.

    3. Software libero o a codice sorgente aperto.

  • Articolo 69 del CAD: Obbliga le PA che sviluppano software ex novo a renderlo disponibile nel catalogo nazionale del riuso (gestito da Developers Italia).

    La domanda per Salerno: Se questa app verrà realizzata con fondi pubblici, il codice sarà rilasciato in Open Source per permettere il controllo dei cittadini e il riuso da parte di altri comuni, o sarà un "lucchetto" digitale di proprietà di un privato?

La dipendenza dalle Big Tech americane (Microsoft, Google, Amazon) espone i dati dei salernitani a normative extra-europee (come il CLOUD Act USA), in potenziale conflitto con il GDPR.

  • Il Cloud Europeo (Gaia-X): L'Europa sta spingendo per infrastrutture cloud che garantiscano l'interoperabilità e la portabilità dei dati, evitando il vendor lock-in (l'impossibilità di cambiare fornitore senza costi astronomici).

  • Localismo dei dati: Una strategia seria per Salerno dovrebbe prevedere che i dati dei cittadini risiedano su server pubblici o cloud nazionali certificati dall'ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), riducendo la dipendenza da infrastrutture d'oltreoceano.

Mentre la Francia è pioniera con il passaggio della Gendarmeria e di interi ministeri a Linux, in Italia esistono esempi virtuosi:

  • Torino e il modello Open Source: In passato ha avviato migrazioni verso LibreOffice e software libero per ridurre i costi di licenza e reinvestire in servizi.

  • L'esempio di Barcellona: La città catalana ha adottato una politica "Open Source First", decidendo che ogni euro investito in software deve generare un bene pubblico (codice aperto) e non un profitto privato per multinazionali.

Una "app cittadina" calata dall'alto è un'operazione di marketing; un ecosistema digitale è un'operazione di sviluppo economico.

  • Inclusione vs Dirigismo: Invece di affidarsi a consulenti esterni legati a logiche elettorali, il Comune dovrebbe attivare protocolli d'intesa con i dipartimenti di Informatica e Ingegneria dell'Università di Salerno.

  • Ricaduta Locale: Utilizzare software libero significa che i fondi non servono a pagare licenze a Seattle, ma a retribuire sviluppatori, startup e professionisti del territorio per la personalizzazione e la manutenzione del sistema.


La "fantomatica app" deve essere trasparente fin dalla sua concezione. I cittadini hanno il diritto di sapere:

  1. Chi detiene le chiavi? (Il codice è aperto o chiuso?)

  2. Dove dormono i dati? (Server locali/europei o cloud USA?)

  3. Chi "mangia" con questi fondi? (Multinazionali o intelligenze del territorio?)

Senza queste risposte, l'innovazione tecnologica rischia di essere solo l'ennesima "Luce d'Artista" digitale: scenografica, costosa, ideata, prodotta ed assemblata fuori dalla nostra Città.