La trappola del riarmo è una risposta antica a problemi che, invece, richiedono soluzioni nuove. L’Europa e l’Italia, oggi, sembrano cadere nella stessa illusione: credere che la sicurezza si compri con le armi. Eppure, la storia ci insegna che ogni guerra ha generato solo nuova violenza, mai pace duratura. Basta guardare alla Prima Guerra Mondiale, definita "la guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre", per capire come la logica militare sia un vicolo cieco. Oggi, nonostante la spesa militare globale abbia superato i 2.200 miliardi di dollari nel 2023 (dati SIPRI), i conflitti non diminuiscono. In Palestina e Libano, le armi non hanno mai risolto nulla: hanno solo alimentato un ciclo infinito di vendetta, occupazione e sofferenza.
In Palestina, il conflitto non è religioso o etnico, ma politico e umano. L’occupazione israeliana, il blocco di Gaza, la negazione del diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi sono le radici di una tensione che le armi non possono estirpare. Ogni operazione militare — dal 2008 al 2024 — ha generato solo nuove generazioni di combattenti, non pace. In Libano, invece, la crisi economica e la frammentazione interna sono esacerbate da interferenze esterne, mentre le armi distraggono dalle riforme necessarie. Hezbollah e Israele si affrontano in una guerra per procura che non porta altro che distruzione, mentre il popolo libanese paga il prezzo di una classe politica corrotta e di un sistema internazionale che preferisce vendere armi piuttosto che costruire soluzioni.
La pace, come ha ricordato Papa Francesco, non è assenza di guerra, ma presenza di giustizia. E la giustizia si costruisce con strumenti diversi dalle armi. Sul piano filosofico, serve un’educazione che insegni la convivialità pacifica, la tolleranza e il rispetto. Progetti come la Rete di Scuole per la Pace in Medio Oriente dimostrano che il dialogo è possibile, anche tra nemici storici. Sul piano economico, la pace passa per una redistribuzione equa delle risorse: in Gaza, ad esempio, il 90% dell’acqua non è potabile, mentre Israele controlla l’85% delle falde acquifere in Cisgiordania. Investire in acqua, sanità e istruzione sarebbe un modo concreto per ridurre le tensioni. Sul piano politico, la soluzione a due Stati — reale, non retorica — deve essere garantita da attori internazionali neutrali, con fine dell’occupazione, diritto al ritorno e sicurezza per tutti.
Ma come rispondere a chi dice che senza armi non ci si può difendere? La storia offre risposte chiare: la Costa Rica, senza esercito dal 1948, ha indici di sviluppo tra i più alti dell’America Latina. E Nelson Mandela, un tempo considerato un "terrorista", ha dimostrato che la pace si costruisce includendo, non escludendo. La vera difesa è la prevenzione: se si investe in giustizia, non si creano nemici.
C’è chi obietta che sia utopia, che il mondo non funziona così. Ma tutte le grandi conquiste — dai diritti umani alla fine della schiavitù — erano "utopie" fino a quando qualcuno non ha avuto il coraggio di lottare per realizzarle. La pace non è un’utopia: è una scelta. E questa scelta passa anche per noi, qui in Italia. Possiamo informarci attraverso fonti indipendenti, sostenere organizzazioni come Medici Senza Frontiere o UNRWA, che operano sul campo, e pretendere che il nostro governo fermi le esportazioni di armi verso i Paesi in conflitto. Possiamo ispirarci a realtà come Beati i Costruttori di Pace, il movimento fondato da Licia Pinelli, o alle città italiane che hanno detto no alle armi, come Napoli, che nel 2023 ha approvato una mozione per il disarmo e la pace.
La pace non è un rinvio della guerra, ma la sua definitiva sconfitta. E per ottenerla, servono armi diverse: la verità, la giustizia, la solidarietà. Solo così si spezza il circolo vizioso della violenza e si costruisce un futuro in cui la convivenza non sia un’eccezione, ma la regola.
"‘I care’ (Mi sta a cuore). È il modo di dire che non sono indifferente, che mi interessa, che non sono estraneo a ciò che accade agli altri." don Lorenzo Milani
Riferimenti e risorse per approfondire:
SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute): sipri.org
Beati i Costruttori di Pace: beaticostruttoridipace.it
BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni): bdsitalia.org
Rete di Scuole per la Pace: scuoleperlapace.it