Per decenni, la narrazione del "Sistema Salerno" si è retta sulla promessa della trasformazione urbana. Tuttavia, a uno sguardo attento, questa trasformazione appare oggi come una cementificazione senza precedenti. Mentre si inauguravano piazze monumentali, la città perdeva i suoi spazi di aggregazione naturale.
Viabilità nel caos: Invece di un trasporto pubblico efficiente, abbiamo assistito a politiche che favoriscono il privato, con piste ciclabili definite da molti "farlocche" che non garantiscono né sicurezza né mobilità alternativa reale.
Il Lungomare ferito: Quello che era il fiore all'occhiello di Salerno appare oggi degradato rispetto a trent'anni fa, vittima di un’incuria che stride con i rendering patinati dei nuovi progetti.
La critica più feroce riguarda il commercio e il tessuto sociale. La desertificazione del centro storico e l’omologazione commerciale non sono incidenti di percorso, ma il risultato di una mancanza di visione.
"Abbiamo importato luci (spesso dall'estero a prezzi esorbitanti) mentre vendevamo il patrimonio pubblico per far posto a appartamenti speculativi."
Le politiche abitative inesistenti hanno spinto i salernitani fuori dalla propria città, favorendo un ricambio demografico che guarda più ai capitali di dubbia provenienza che al benessere delle famiglie locali.
Eppure, nonostante il collasso dei servizi, il consenso continua a nutrirsi della retorica della sicurezza. L’immagine dello "Sceriffo" intransigente serve a rassicurare una certa borghesia, stupida ed ignorante, distraendo l’opinione pubblica dal vuoto pneumatico di proposte concrete per i giovani, per gli anziani e per le fasce deboli.
Si è forti con i deboli e assenti nelle scelte strategiche che contano:
Cultura: Uno svuotamento identitario del Centro Storico.
Servizi: Una carenza cronica che tocca ogni aspetto della vita cittadina.
Vocazioni locali: Completamente ignorate in favore di una monocultura dell'evento (come Luci d'Artista) che aliena risorse anziché crearne.
Chiedere a un sostenitore di questa gestione un'opera che abbia realmente migliorato la qualità della vita quotidiana produce spesso un silenzio imbarazzante. Salerno non ha bisogno di altri monumenti all'ego, ma di politiche pubbliche, spazi verdi, trasporti e dignità sociale.
È tempo di chiederci: vogliamo continuare a vivere in una cartolina sbiadita o vogliamo riprenderci la nostra città?