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Salerno e il coraggio di esistere: oltre il deserto del "Sistema"

Inviato da tuxsa il
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Le prossime elezioni comunali di maggio non saranno una semplice conta di voti o una sfida tra simboli sbiaditi. Per Salerno, rappresentano qualcosa di molto più profondo: un test di dignità. Siamo chiamati a decidere se restare sudditi di un ingranaggio collaudato o riscoprirci cittadini di una comunità viva.

Viviamo in un paradosso. Da trent’anni la città è plasmata da un modello — il cosiddetto "deluchismo" — che ha saputo blindare ogni spazio di governo e sottogoverno. È un sistema che non si limita a gestire il potere, ma lo capillarizza, rendendo la critica un atto di eresia e l'alternativa un'utopia irraggiungibile.

In questo scenario, il vero danno non è solo amministrativo, ma culturale: si è creato un deserto di idee. Quando il dissenso viene soffocato o deriso, la politica muore e resta solo la gestione di un apparato che, per metodi e pervasività, finisce per opprimere la libera iniziativa dei singoli.

In una città dove l’esito appare spesso scritto prima ancora del voto, l'obiettivo del ballottaggio assume un valore simbolico immenso. Non si tratta necessariamente di aver trovato la "soluzione perfetta" o la coalizione ideale — che spesso appare ancora inadeguata — ma di dimostrare che il sistema è scalfibile.

Andare al ballottaggio significherebbe gridare che Salerno non è una proprietà privata, ma un bene comune.

La critica più dura che possiamo muovere a noi stessi è quella di esserci adagiati. Per troppo tempo è passata l'idea che l'efficienza (vera o presunta) giustificasse l'asservimento. Ma un popolo che scambia i propri diritti per favori, o la propria voce per un posto a tavola nel sottogoverno, è un popolo che ha smarrito la propria anima.

Rompere questo "infame sistema" significa:

  • Rivendicare il diritto all'indignazione: Non abituarsi al degrado o all'arroganza del potere.

  • Sfidare la paura: Il sistema si regge sul timore dell'isolamento. Ritrovare l'orgoglio significa capire che siamo in tanti a desiderare aria nuova.

  • Costruire il "dopo": Anche senza una direzione politica ancora chiara, il primo passo è liberare il campo dalle macerie di un modello vecchio e superato.

Non ci serve un messia, ci serve un risveglio delle coscienze. La "rinascita" di cui Salerno ha bisogno parte dal basso, dal rifiuto di essere complici — anche solo con il silenzio — di un metodo che premia la fedeltà anziché il merito, e il silenzio anziché la proposta.

Maggio è vicino. Non chiediamoci solo chi vincerà, chiediamoci chi vogliamo essere: se gli eredi di una storia di servilismo o gli architetti di una Salerno libera, orgogliosa e finalmente padrona del proprio futuro.