A Salerno si è toccato veramente il fondo. Ancora una volta, il momento elettorale – che dovrebbe rappresentare la scelta democratica dei rappresentanti e lo spazio per elaborare proposte politiche per lo sviluppo della città – è stato trasformato in un riflesso condizionato. Uno squallido plebiscito alla persona, finalizzato unicamente a riaffermare il potere personale di Vincenzo De Luca.
La parabola politica a cui abbiamo assistito rasenta il paradosso. Prima, la decisione di liquidare il sindaco precedente (suo delfino e uomo di fiducia) semplicemente perché non funzionale alle proprie ricandidature regionali. Poi, le critiche feroci e pubbliche all'operato della Giunta uscente, composta – sia chiaro – da quegli stessi uomini "fidati" cresciuti sotto la sua ala. Infine, dopo anni di continuità amministrativa e di gestione "militare" (per usare un eufemismo ed evitare querele) di ogni ganglio del sottogoverno locale, ecco il colpo di teatro: il neo-vecchio-solito eletto vara la nuova Giunta.
E qui avviene il miracolo: il nuovo esecutivo viene composto per il 90% dalle stesse identiche persone che facevano parte di quello precedente.
Il gioco delle tre carte e la responsabilità politica
A questo punto, una domanda sorge legittima: di chi è la responsabilità della situazione in cui versa la nostra città? Le ipotesi sono poche e bizzarre:
A Salerno hanno operato presenze aliene invisibili agli occhi dei cittadini?
Si tratta banalmente di casi di omonimia?
Oppure il "Capo" ha investito i vecchi assessori con una mistica imposizione delle mani, trasformandoli improvvisamente in amministratori capaci?
La realtà è molto più cinica. Viene da chiedersi come possano sentirsi oggi i suoi elettori e se mai si sveglieranno da questa ipnosi collettiva che sembra aver azzerato la percezione della realtà.
L'evidenza dei fatti e la fede cieca
Questa volta non c'è davvero nulla da interpretare, l'evidenza dei fatti è solare. Eppure, davanti a una fetta di elettorato, anche la logica si arrende. Viene in mente un celebre concetto espresso da Sant'Agostino, secondo cui è impossibile convincere chi ha deciso, per fede cieca o per ostinazione, di non voler vedere la verità.
Fino a quando Salerno deciderà di rimanere vittima di questo incantesimo, accettando la restaurazione spacciata per novità? La risposta, purtroppo, continua a stare nel silenzio di chi continua a credere all'incredibile.
Una piccola nota filosofica:
Sant'Agostino (dal Trattato sul Vangelo di Giovanni):
"Nemo credit nisi volens" (Nessuno crede se non vuole). Da questo assunto deriva il principio per cui se manca la volontà di vedere la verità, nessuna prova logica o evidenza dei fatti potrà mai convincere l'intelletto quindi non potrai mai convincere chi ha scelto di non credere, perché l'evidenza dei fatti non basta a chi ha deciso di chiudere gli occhi.