Nel suo solito stile — quello di dividere, individuare presunti colpevoli e alzare i toni — il candidato sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, in una delle sue consuete filippiche, si lamenta del fatto che “vanno a rubare i PC e gli elettrodomestici lasciati per strada per andarseli a vendere” (sembra quasi uno sketch di Crozza).
Una narrazione già vista. Una strategia ormai consolidata: individuare pseudo-colpevoli senza offrire soluzioni concrete. È la politica dello “sceriffo” che sbraita e minaccia, utile forse a rincuorare animi già disorientati, ma completamente sterile sul piano amministrativo.
E basta!
“U’ no: statte a cas!” — direbbe qualcuno in napoletano.
Perché qui il problema non è chi raccoglie rifiuti elettronici abbandonati. Il problema è perché quei rifiuti finiscono per strada, perché il sistema di raccolta non funziona come dovrebbe e perché, dopo oltre trent’anni di governo ininterrotto della città — diretto o tramite delegati — ci si ritrova ancora a parlare di emergenze che emergenze non dovrebbero più essere.
Dopo decenni di controllo capillare su enti, partecipate e società miste — tra cui Salerno Pulita — oggi ci viene raccontata la favola degli “ignoti” che di notte saccheggiano elettrodomestici “per strada”.
Ma la realtà è molto meno suggestiva e molto più concreta:
- la carenza di controlli non è responsabilità degli alieni;
- le difficoltà nell’accesso e nell’utilizzo delle isole ecologiche non sono responsabilità degli alieni;
- l’assenza di una visione moderna sulla gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) non è responsabilità degli alieni;
- l’assenza di un confronto/conoscenza anche delle “vere” realtà associative salernitane.
È responsabilità di chi governa da trent’anni e più.
Eppure, altrove — in Italia e nel mondo — i rifiuti elettronici non sono un problema, ma una risorsa. Esistono modelli virtuosi basati su:
- centri di riuso e riparazione;
- filiere del ricondizionamento;
- programmi pubblici di donazione tecnologica;
- collaborazione tra enti locali, associazioni e cittadini.
In molte città europee, i RAEE vengono raccolti, selezionati, rigenerati e rimessi in circolo, riducendo sprechi, inquinamento e divari sociali. Non è fantascienza: è amministrazione. E soprattutto si introduce una politica del “fare concreto” con le realtà attive sul territorio e non sul “fare chiacchiere”.
E senza andare troppo lontano — senza uscire dalla realtà — qualcosa accade anche a Salerno.
Fino allo scorso anno, l’associazione Hop Frog (attiva a Salerno dal 2000) ha portato avanti un’iniziativa concreta: raccolta volontaria (non “per strada”) di dispositivi dismessi e loro donazione a cittadini con basso reddito. Più di 50 PC recuperati, sistemati e restituiti alla comunità. Non solo: ogni dispositivo è stato reso perfettamente funzionante e liberato da software proprietari, contribuendo anche alla diffusione di una cultura della legalità e dell’uso consapevole della tecnologia.
Quest’anno, quell’esperienza — dopo lo scioglimento di Hop Frog — è stata raccolta e rilanciata dal Collettivo TUXSA con il progetto “Officina TUXSA – rigeneriamo tecnologia, connettiamo Salerno”.
E i risultati si vedono subito. In appena un mese:
- sono già arrivati 3 PC donati da cittadini responsabili;
- uno di questi verrà consegnato già martedì a un’associazione salernitana che ne ha bisogno;
- si è riattivata una rete di solidarietà concreta, fatta di competenze, tempo e impegno reale.
Questa è la differenza.
Da una parte: le chiacchiere, le accuse, la ricerca del nemico.
Dall’altra: le azioni, i risultati, le soluzioni.
I rifiuti elettronici non sono un’emergenza da raccontare: sono un’opportunità da gestire.
Ma per farlo serve una cosa che non si improvvisa nelle conferenze stampa né nelle invettive: visione, più ampia e prospettica. E forse, dopo trent’anni, è proprio quella che manca di più.