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L’Eclissi dell’Identità: Se il Turismo Diventa una Piaga Biblica

Inviato da tuxsa il
Trevi - Wikipedia

L’overtourism non è solo una questione di troppa gente nello stesso posto. È qualcosa di più profondo e sinistro: è un processo di espropriazione. È la sottrazione dell’identità di un popolo, della memoria dei luoghi e del senso stesso delle tradizioni.

Si parla spesso del turismo come "petrolio" dell'Italia, ma la realtà è che somiglia sempre più alla piaga delle cavallette dell’antico Egitto. In natura, la cavalletta non è un essere malvagio; risponde a un equilibrio ecologico. Diventa distruttiva, totalmente annientatrice, solo quando quell'equilibrio si spezza e mancano forme di contenimento. Oggi, l’equilibrio tra chi vive un luogo e chi lo visita è andato in frantumi.

Il vero danno non è causato solo dalla massa fisica di turisti (spesso disinteressati e pronti al vandalismo), ma dalla massa dei capitali. Investitori senza volto acquistano proprietà e attività locali per trasformarle in macchine da soldi a breve termine. Il risultato? Un’economia estrattiva che:

  • Espelle i residenti originali, impossibilitati a sostenere i costi degli affitti.

  • Distrugge il tessuto sociale e artigianale.

  • Sostituisce il "vissuto" con un "turismo d'immagine" finto e patinato.

L'esempio di Salerno è l'emblema di questa deriva. La città sta subendo una mutazione genetica che ne sta cancellando i tratti somatici più autentici.

Prendiamo il quartiere delle Fornelle. Il nome stesso evoca i maestri ceramisti, il fuoco delle fornaci, l'argilla che prendeva forma. Oggi, quell'artigianato è quasi scomparso, sostituito da una residenzialità turistica impersonale. Il nome "Fornelle" non indica più una funzione sociale o produttiva, ma resta lì, come un epitaffio su una tomba, a indicare qualcosa che non esiste più.

Via dei Mercanti, un tempo arteria nobile del commercio salernitano, è stata invasa da rosticcerie, fast food e negozi di souvenir dozzinali "Made in China". È un paradosso atroce: il turista sbarca a Salerno cercando il Mediterraneo e trova oggetti di plastica prodotti in serie dall'altra parte del mondo. La bottega storica, che vendeva prodotti del territorio o manufatti di pregio, ha ceduto il passo alla chincaglieria extracomunitaria di bassa qualità.

Il fenomeno delle navi da crociera rappresenta l'apice del turismo "mordi e fuggi". Migliaia di persone vengono riversate contemporaneamente nel Centro Storico, intasando i servizi e la viabilità, senza lasciare un reale valore aggiunto se non il consumo rapido di cibo da strada. È un assalto che satura gli spazi, rendendo la vita quotidiana impossibile per i pochi residenti rimasti.

Mentre Salerno rischia di diventare un involucro vuoto, altre realtà mondiali stanno provando a mettere dei "freni" a questa piaga:

  • Barcellona e Venezia: Hanno iniziato a porre limiti severi alle licenze per affitti brevi e hanno introdotto ticket o limitazioni per gestire i flussi, cercando di ridare priorità a chi la città la abita 365 giorni l'anno.

  • Zone a Tutela Merceologica: Alcune città d'arte hanno vietato l'apertura di nuovi fast food o negozi di souvenir seriali nei centri storici, obbligando i nuovi esercizi a rispettare standard di qualità o a vendere prodotti locali autentici.

  • Tassazione per il ripopolamento: Proposte di sgravi fiscali per chi affitta a residenti o a botteghe artigiane, finanziate proprio dalle tasse di sbarco dei crocieristi.

Se non mettiamo in atto forme di contenimento, Salerno e i nostri borghi faranno la fine dei raccolti egiziani sotto le cavallette: resteranno solo steli secchi. Non possiamo permettere che la nostra storia venga venduta un souvenir di plastica alla volta.

Dobbiamo decidere se vogliamo che le nostre città siano comunità vive o semplici scenografie per selfie. Perché una volta che l'ultimo artigiano se ne sarà andato e l'ultimo abitante avrà chiuso la porta, la città non sarà più una città. Sarà solo un museo a cielo aperto, triste e silenzioso, nonostante la folla.