A cinque decenni dalla morte di Alfonso Gatto, Salerno ritrova una presenza che rifiuta le semplificazioni: non un nome da celebrare per dovere, ma una voce viva, tesa fra memoria intima, impegno civile, città e inquietudine esistenziale.
Sabato 30 maggio, all’Arco Catalano, va in scena “Alfonso Gatto. Un poeta e la sua città”: una serata che esplora l’opera e la biografia del poeta, illuminando il legame inestricabile con la città che lo ha plasmato e che continua a risuonare nella sua scrittura.
Pur spesso collocato nella stagione dell’ermetismo, Gatto si sottrae alle etichette: nella sua poesia convivono lirismo concentrato e materia quotidiana - il mare, i vicoli, l’infanzia, la miseria, il Sud, la guerra, i corpi, le partenze. Anche i versi più eterei conservano un’orma di concretezza, come se la lingua poetica fosse costretta a confrontarsi continuamente col peso dell’esistenza e della storia.
Alle 18 l’incontro si apre con un dialogo tra Enzo Rosco (associazione ART.TRE) e la prof.ssa Ida Lenza, dirigente del Liceo Classico “Torquato Tasso” di Salerno. Le “persone libro” dell’associazione Donne di carta porteranno poi i testi oltre la pagina: la poesia ritroverà la sua forma originaria, orale, fatta di voce che conserva e trasmette memoria.
La serata prosegue alle 19 con il reading musicale “I miei occhi mi lasciano partire. Gatto e Salerno”, curato da Corradino Pellecchia, con la partecipazione di Gaetano Fasanaro, gli interventi musicali di Marida Niceforo e Daniela Somma e l’adattamento scenico di Marcello Andria.