Nel cuore della città esiste una grande presenza verde che Salerno vede ogni giorno e che, proprio per questo, rischia quasi di non vedere più: Colle Bellaria, conosciuto popolarmente come Masso della Signora.
Non si trova ai margini estremi del territorio comunale e non è una montagna lontana dalla città ma è dentro il paesaggio urbano di Salerno. La sua sagoma accompagna quartieri densamente costruiti e costituisce una delle presenze naturali più riconoscibili della città. Eppure il rapporto tra Salerno e il suo colle rimane debole: lo guardiamo ma molto meno lo conosciamo.
Salerno Verde propone di cambiare questa relazione e di assumere Colle Bellaria come uno dei luoghi simbolici del Piano.
Con una proposta: costruire progressivamente il grande Parco Naturale Urbano del Colle Bellaria.
Prima il colle, poi il parco
La parola “parco” può però trarre in inganno. Potremmo immaginare immediatamente:
- sentieri;
- aree attrezzate;
- panchine;
- illuminazione;
- punti panoramici;
- strutture sportive;
- servizi.
Non è da qui che vogliamo partire. La prima infrastruttura del futuro parco esiste già ed è il colle stesso, il suolo, la vegetazione, la morfologia, il paesaggio, gli habitat. La prima domanda non deve quindi essere: cosa possiamo costruire su Bellaria? ma cosa dobbiamo evitare di perdere?
Un parco naturale urbano
La definizione che proponiamo è importante. Non semplicemente: Parco urbano. Ma: Parco Naturale Urbano. Vogliamo sottolineare così che la funzione principale deve essere la conservazione della struttura naturale del colle.
La fruizione viene dopo e deve essere compatibile con questa funzione.
Bellaria non deve diventare una Villa Comunale più grande, non deve essere riempita di attrezzature per dimostrare di essere stata “valorizzata”. La sua principale ricchezza è precisamente ciò che possiede già.
Il valore del non costruito
In una città densamente urbanizzata, una grande superficie non edificata possiede un valore crescente. Non soltanto economico ma ecologico, climatico, paesaggistico e sociale. Ogni metro quadrato di suolo che rimane permeabile rappresenta una risorsa difficilmente ricostruibile dopo la trasformazione. Bellaria deve quindi essere considerata innanzitutto come patrimonio di suolo libero.
Questo valore esiste indipendentemente dalla possibilità di realizzare un parco pubblico.
Non conosciamo ancora abbastanza Bellaria
Proprio perché attribuiamo al colle un valore così importante, dobbiamo evitare di costruire il progetto sulle impressioni.
Prima di formulare un masterplan servirà una vera fase della conoscenza. Dovremo ricostruire almeno:
- proprietà;
- destinazioni urbanistiche;
- vincoli;
- vegetazione;
- habitat;
- morfologia;
- geologia;
- rischio idrogeologico;
- rischio incendi;
- accessi;
- sentieri;
- manufatti;
- usi attuali;
- eventuali progetti o previsioni riguardanti l'area.
La proposta civica può anticipare la visione. La progettazione deve invece partire dai dati.
La Carta di Bellaria
Il primo progetto per Bellaria non dovrebbe quindi essere un'opera ma una mappa.
Una Carta conoscitiva del Colle Bellaria costruita sovrapponendo:
- catasto;
- proprietà pubbliche e private;
- strumenti urbanistici;
- vincoli;
- uso del suolo;
- vegetazione;
- rete ecologica;
- percorsi;
- pendenze;
- aree di rischio;
- connessioni con i quartieri.
Soltanto allora sapremo realmente su quale territorio stiamo costruendo la proposta.
Proprietà privata non significa assenza di interesse pubblico
È molto probabile che il sistema del colle presenti una struttura proprietaria complessa ma questo non indebolisce la proposta.
Un territorio può possedere una funzione ecologica di interesse collettivo pur essendo costituito anche da proprietà private.
Dovremo quindi distinguere sempre: tutela territoriale da fruizione pubblica.
La prima può riguardare l'intero sistema mentre la seconda richiede invece disponibilità delle aree, accordi, servitù, acquisizioni o altri strumenti giuridicamente appropriati.
Non serve acquistare tutto
Un Parco Naturale Urbano non implica necessariamente che il Comune debba acquisire ogni metro quadrato.
Potremmo immaginare una struttura composta da:
- aree pubbliche;
- proprietà private tutelate;
- terreni agricoli;
- percorsi regolati;
- eventuali accordi con proprietari;
- acquisizioni selettive.
Le risorse pubbliche potrebbero così essere concentrate sulle superfici realmente indispensabili per:
- accessi;
- continuità dei percorsi;
- tutela di aree particolarmente delicate;
- servizi minimi;
- connessioni ecologiche.
Tutela preventiva
Bellaria rappresenta il luogo nel quale il principio introdotto precedentemente assume il significato più evidente: proteggere prima di trasformare.
Non dobbiamo aspettare che esista necessariamente un progetto formalizzato per discutere pubblicamente del futuro del colle. Se esistono segnalazioni o voci relative a possibili interessi e trasformazioni, queste possono legittimamente indurre la comunità a prestare maggiore attenzione.
Ma devono essere presentate per ciò che sono: una voce non diventa un atto urbanistico - una segnalazione non diventa una prova.
Il metodo rimane:
- verificare gli atti disponibili;
- monitorare gli strumenti urbanistici;
- distinguere fatti, segnalazioni e valutazioni politiche;
- dichiarare pubblicamente quale futuro proponiamo per l'area.
Prevenire è una funzione politica
Questa distinzione non significa che la società civile debba limitarsi ad aspettare. Al contrario. Il significato politico della proposta sta proprio nel dire prima: Bellaria per noi è un'area strategica. Il suo futuro riguarda l'intera città.
Qualunque ipotesi di trasformazione significativa deve essere discussa pubblicamente. La sua funzione ecologica deve entrare nel bilancio delle decisioni. Non è necessario accusare qualcuno di qualcosa per assumere una posizione. La nostra posizione può essere dichiarata indipendentemente da qualsiasi progetto: il patrimonio naturale del colle deve essere conservato come elemento strutturale della Salerno del futuro.
Una moratoria civica sul consumo di suolo
Potremmo spingerci anche oltre e formulare una proposta politica precisa. Salerno Verde potrebbe chiedere che, fino alla costruzione di un quadro conoscitivo completo e alla definizione della strategia di tutela del colle, non vengano introdotte nuove trasformazioni che producano consumo significativo di suolo o compromettano la continuità ecologica dell'area, fatti salvi gli interventi necessari alla sicurezza, alla gestione territoriale e quelli già assistiti da diritti e titoli che l'ordinamento imponga di rispettare.
La definirei una sorta di moratoria civica. Non un provvedimento amministrativo che possiamo imporre ma una richiesta politica rivolta alla città e alle istituzioni.
Conoscere prima di attrezzare
Una volta garantita la tutela, possiamo cominciare a immaginare la fruizione.
E qui Salerno Verde propone un principio: intervento minimo, accessibilità massima compatibile.
Bellaria non ha bisogno di essere urbanizzata per diventare accessibile.
Potrebbero bastare, in molte aree:
- sentieri;
- segnaletica;
- messa in sicurezza;
- gestione della vegetazione;
- piccoli punti di sosta;
- belvedere naturali;
- fontanelle dove sostenibili;
- informazione ambientale.
La qualità del parco non sarà proporzionale alla quantità di opere costruite.
Il sentiero come infrastruttura principale
La vera infrastruttura del parco potrebbe essere la rete dei sentieri ma prima dovremo verificare quelli esistenti.
Capire:
- quali siano pubblici;
- quali attraversino proprietà private;
- quali siano storici;
- quali siano sicuri;
- quali possano essere recuperati;
- quali connessioni offrano con i quartieri.
Solo dopo potremo progettare eventuali nuovi tracciati. L'obiettivo dovrebbe essere creare una rete capace di permettere alle persone di entrare nel colle senza trasformarlo in città.
Gli ingressi
Un grande parco naturale non dovrebbe avere necessariamente un unico ingresso monumentale. Bellaria potrebbe essere raggiungibile da più punti con piccoli accessi che distribuiti verso i quartieri possono avere un valore molto maggiore di una grande porta accompagnata da un parcheggio.
Il modello potrebbe essere: molti accessi leggeri, pochi interventi pesanti.
Questo permetterebbe anche di integrare il colle con la Città dei 300 metri. Per alcuni quartieri Bellaria potrebbe diventare il grande spazio verde raggiungibile direttamente a piedi.
Arrivare senza automobile
Se il progetto generasse automaticamente la necessità di costruire grandi parcheggi sul colle o ai suoi margini avremmo creato una contraddizione. La strategia dovrebbe privilegiare:
- accessi pedonali;
- trasporto pubblico;
- eventuali collegamenti ciclabili compatibili con pendenze e sicurezza;
- connessioni con la rete urbana.
Questo non significa ignorare le necessità delle persone con mobilità ridotta.
Alcuni punti accessibili dovranno essere progettati specificamente ma l'automobile non dovrebbe determinare la forma del parco.
Accessibilità e natura
La conformazione del colle rende impossibile immaginare che ogni sentiero sia accessibile a tutti. Accessibilità universale non significa modificare ogni versante naturale fino a renderlo pianeggiante.
Significa progettare almeno una parte significativa dell'esperienza del parco affinché possa essere fruita anche da persone con disabilità e mobilità ridotta, punti panoramici accessibili,aree di sosta, percorsi compatibili dove la morfologia lo consente, informazioni accessibili.
Il rispetto della natura e il diritto alla fruizione devono cercare il miglior equilibrio possibile.
Il grande belvedere naturale di Salerno
Bellaria possiede anche un evidente valore panoramico e proprio per questo bisogna evitare la tentazione di costruire grandi strutture panoramiche. Il colle è già un belvedere.
La progettazione dovrebbe soprattutto individuare e rendere sicuri alcuni punti dai quali leggere:
- la città;
- la costa;
- il golfo;
- le colline;
- il rapporto tra urbanizzato e territorio naturale.
Il paesaggio stesso diventa così uno degli strumenti educativi del parco.
Un luogo dal quale capire Salerno
Da Bellaria potremmo letteralmente osservare molti dei temi affrontati nel dossier:
- La densità urbana
- La costa
- L'Irno
- I quartieri
- Le superfici mineralizzate
- Gli alberi
- Il mare
- La cintura collinare.
Il parco potrebbe quindi diventare anche un luogo nel quale raccontare la città come ecosistema.
Anche mediante strumenti leggeri:
- pannelli;
- mappe;
- QR code;
- dati aperti;
- percorsi tematici.
La biodiversità prima dell'uso ricreativo
Prima di decidere dove far passare un sentiero dobbiamo sapere cosa attraversa. Un'area importante per habitat, nidificazione o vegetazione particolare potrebbe richiedere protezione mentre alcune zone potrebbero essere:
- liberamente accessibili;
- accessibili soltanto lungo sentieri;
- stagionalmente regolamentate;
- non accessibili.
Un parco naturale maturo non misura il proprio successo soltanto dal numero dei visitatori ma lo misura anche dalla capacità di proteggere ciò che i visitatori vengono a vedere.
Conoscere la biodiversità di Bellaria
Servirà quindi una ricognizione naturalistica:
- Flora
- Vegetazione
- Avifauna
- Insetti
- Habitat
- Eventuali specie di particolare interesse
- Specie invasive
Il lavoro potrebbe coinvolgere:
- università;
- naturalisti;
- associazioni;
- scuole;
- cittadini attraverso programmi strutturati di citizen science.
Bellaria potrebbe diventare uno dei principali laboratori della biodiversità urbana salernitana.
Citizen science (Scienza dei Cittadini)
Immaginiamo un progetto nel quale studenti e cittadini contribuiscano, sotto coordinamento scientifico, a censire:
- piante;
- uccelli;
- farfalle;
- impollinatori;
- fenologia;
- condizioni dei sentieri.
I dati potrebbero essere pubblicati in formato aperto e aggiornati nel tempo. Il parco non sarebbe soltanto un luogo nel quale andare ma diventerebbe un luogo che la città impara progressivamente a conoscere.
Gestire la vegetazione
Una parte della vegetazione potrebbe richiedere interventi:
- Prevenzione incendi
- Rimozione selettiva di materiale pericoloso
- Gestione delle specie invasive
- Protezione degli alberi
- Controllo dell'erosione
- Eventuali interventi forestali
Ogni operazione dovrebbe però essere inserita in un Piano di Gestione Ecologica del Colle, evitando interventi episodici privi di una strategia complessiva.
Bellaria e gli incendi
La posizione del colle a contatto con la città rende il rischio incendi particolarmente importante.
Il futuro parco dovrà integrare fin dall'inizio:
- prevenzione;
- monitoraggio;
- manutenzione;
- accessibilità dei soccorsi;
- gestione dell'interfaccia con gli edifici;
- informazione ai cittadini.
La sicurezza non è un elemento esterno alla tutela naturalistica ma una delle condizioni necessarie affinché il patrimonio possa essere conservato.
Bellaria e l'acqua
Anche l'acqua deve entrare nello studio del colle:
- Pendenze
- Impluvi
- Deflusso
- Permeabilità
- Erosione
La gestione del territorio collinare può avere effetti sulle aree urbane sottostanti. Non formuleremo soluzioni idrauliche senza studi specialistici ma il principio è chiaro: Bellaria deve essere studiata come parte del bacino urbano, non come un'isola verde indipendente dalla città sottostante.
Bellaria come nodo dei corridoi monte-mare
Bellaria può diventare uno dei principali nodi del sistema centrale. Dovremo studiare quali connessioni siano realisticamente possibili verso:
- quartieri circostanti;
- parchi;
- strade alberabili;
- altri sistemi collinari;
- fascia costiera.
Non sappiamo ancora quale sarà il tracciato. Ed è corretto così.
Prima la cartografia. Poi la proposta.
Non un'isola verde
Il successo del Parco Naturale Urbano non dipenderà soltanto da ciò che avverrà dentro il suo perimetro. Dipenderà da ciò che succede intorno.
Se il colle rimane circondato da una fascia sempre più impermeabilizzata e frammentata, una parte del suo valore ecologico verrà indebolita e per questo dovremo individuare anche una zona di relazione ecologica attorno al parco. Non necessariamente un nuovo vincolo uniforme ma una fascia nella quale le trasformazioni vengano valutate anche rispetto al loro impatto sul colle.
Le aree agricole
Se sul sistema Bellaria sono presenti superfici agricole ancora attive o recuperabili, dovranno essere studiate come parte del progetto. Non necessariamente trasformate in giardino pubblico. Un oliveto, un frutteto o un'altra coltivazione compatibile possono contribuire al paesaggio e alla gestione del territorio.
Il parco potrebbe quindi comprendere anche una dimensione di agricoltura periurbana, mantenendo distinti gli usi pubblici dalle attività private.
Recuperare senza musealizzare
Bellaria non deve diventare una fotografia immobile:
- la natura cambia
- la vegetazione evolve
- le attività agricole possono trasformarsi
- la gestione forestale modifica alcuni habitat
L'obiettivo non è congelare il colle nel 2026 ma garantirgli la possibilità di continuare a evolvere senza perdere la propria struttura naturale fondamentale.
Niente parco tematico
Salerno Verde propone esplicitamente di evitare un modello ovvero quello nel quale per rendere “attrattiva” un'area naturale si introducono progressivamente:
- grandi strutture;
- attività commerciali;
- attrazioni;
- impianti;
- parcheggi;
- edifici.
Bellaria non ha bisogno di diventare un parco tematico. Il suo elemento di attrazione è già presente: Bellaria.
Servizi sì, ma proporzionati
Questo non significa assenza totale di servizi. Potrebbero essere necessari:
- piccoli punti informativi;
- servizi igienici in posizioni appropriate;
- fontanelle;
- aree di sosta;
- sistemi di sicurezza;
- segnaletica.
Ma dovrebbero essere concentrati, leggeri e dimensionati sulla reale necessità.
Ogni nuovo manufatto dovrebbe rispondere a una domanda: è indispensabile per la fruizione e la gestione del parco oppure stiamo semplicemente aggiungendo costruito?
Luce soltanto dove serve
Anche l'illuminazione dovrà essere valutata con particolare attenzione. Illuminare indiscriminatamente un ambiente naturale può:
- consumare energia;
- alterare il paesaggio notturno;
- disturbare fauna e insetti;
- incoraggiare usi incompatibili.
Non ogni sentiero deve necessariamente essere percorribile di notte; dove l'illuminazione è necessaria per accessi e sicurezza dovrà essere progettata per ridurre l'inquinamento luminoso. Anche il buio è una componente dell'ecosistema.
Un parco anche per le scuole
Bellaria potrebbe diventare uno dei principali laboratori ambientali all'aperto della città:
- Geografia
- Botanica
- Ecologia
- Geologia
- Paesaggio
- Storia del territorio
- Cambiamento climatico
Le scuole potrebbero utilizzare percorsi e attività didattiche senza necessità di costruire grandi strutture dedicate. Il colle stesso sarebbe l'aula.
Un patrimonio di memoria
Dovremo inoltre ricostruire la storia del rapporto tra Salerno e Bellaria.
- Cartografie storiche.
- Fotografie.
- Usi agricoli.
- Sentieri.
- Toponomastica.
- Racconti degli abitanti.
- Trasformazioni della vegetazione.
Il nome popolare Masso della Signora fa già parte di questa memoria. Il progetto ambientale può quindi diventare anche progetto culturale.
Una doppia denominazione
Proprio per rispettare questa memoria, nella comunicazione del progetto si mantengono entrambi i riferimenti:
Parco Naturale Urbano del Colle Bellaria – Masso della Signora.
“Colle Bellaria” identifica correttamente il luogo.
“Masso della Signora” conserva il nome con il quale generazioni di salernitani lo hanno riconosciuto.
Non sono due luoghi. Sono due modi di raccontare lo stesso colle.
La partecipazione comincia prima del progetto
Bellaria sarebbe anche il luogo ideale per sperimentare una forma diversa di partecipazione. Non presentare ai cittadini un progetto già disegnato chiedendo un'opinione ma coinvolgerli prima.
- Quali sentieri vengono utilizzati?
- Quali luoghi sono significativi?
- Quali problemi vengono osservati?
- Quali aree devono essere protette?
- Quali forme di fruizione sono desiderate?
La conoscenza degli abitanti non sostituisce quella tecnica ma completa.
Un Patto per Bellaria
Potremmo arrivare a proporre un vero:
Patto civico per Bellaria
basato su pochi principi condivisibili:
- tutela del suolo;
- conservazione della struttura naturale e paesaggistica;
- stop alla frammentazione ecologica;
- prevenzione degli incendi e gestione attiva;
- fruizione pubblica compatibile;
- trasparenza sulle trasformazioni urbanistiche;
- conoscenza aperta del territorio;
- partecipazione della comunità.
Prima ancora del progetto definitivo, la città potrebbe discutere e condividere questi principi.
Un progetto per fasi
Bellaria non richiede necessariamente una gigantesca operazione iniziale.
Potremmo procedere per fasi.
FASE 1 – CONOSCERE
Cartografia, proprietà, vincoli, biodiversità, rischio, sentieri.
FASE 2 – PROTEGGERE
Definizione della strategia di tutela e delle aree prioritarie.
FASE 3 – METTERE IN SICUREZZA
Incendi, dissesto, accessi, vegetazione, sentieri esistenti.
FASE 4 – CONNETTERE
Collegamenti con quartieri, rete verde e corridoi monte-mare.
FASE 5 – RENDERE FRUIBILE
Percorsi, punti di sosta, informazione, attività educative.
FASE 6 – MONITORARE
Biodiversità, utilizzo, incendi, stato ecologico, trasformazioni circostanti.
La gradualità permette di iniziare senza aspettare un unico grande finanziamento.
Prima azione: conoscere chi possiede cosa
Tra tutte le operazioni preliminari una è particolarmente importante: costruire la mappa delle proprietà e delle destinazioni urbanistiche.
Perché ci consentirà di distinguere immediatamente:
- ciò che è pubblico;
- ciò che è privato;
- ciò che è già tutelato;
- ciò che è potenzialmente vulnerabile;
- ciò che può essere connesso;
- ciò che richiede accordi o acquisizioni.
È la base per trasformare una visione politica in proposta territorialmente realistica.
Seconda azione: documentare lo stato attuale
Dovremmo poi costruire una fotografia del colle nel 2026.
- Ortofoto
- Fotografie georeferenziate
- Vegetazione
- Sentieri
- Aree degradate
- Manufatti
- Discariche abusive eventualmente presenti e documentate
- Tracce di incendio
- Aree agricole
Questa fotografia avrebbe anche una funzione futura: permetterci di capire cosa cambia.
Monitorare le trasformazioni
Bellaria potrebbe diventare il primo territorio sul quale applicare l'Osservatorio civico.
Periodicamente potremmo verificare:
- atti urbanistici;
- progetti pubblici;
- eventuali varianti;
- interventi;
- trasformazioni fisiche osservabili.
E pubblicare le informazioni, non per costruire sospetti ma perché la migliore tutela di un territorio strategico comincia dalla trasparenza.
Un grande progetto fatto soprattutto di natura
Alla fine il Parco Naturale Urbano di Bellaria potrebbe apparire molto diverso dai grandi progetti ai quali siamo abituati.
Potrebbe non avere:
- un edificio iconico
- una grande piazza d'ingresso
- una pavimentazione riconoscibile
- una quantità enorme di attrezzature
Potrebbe essere costituito soprattutto da:
- un colle protetto;
- vegetazione gestita;
- sentieri;
- biodiversità;
- agricoltura;
- paesaggio;
- punti panoramici;
- connessioni con la città.
Ed essere proprio per questo una delle più importanti opere pubbliche di Salerno.
Il paradosso di Bellaria
La grande sfida è quasi paradossale: per trasformare Bellaria in uno dei progetti più importanti della Salerno del 2050 potrebbe essere necessario soprattutto evitare di trasformarla troppo.
- Conoscere
- Proteggere
- Gestire
- Ricucire
- Rendere accessibile con misura
- Lasciare spazio alla natura
sono azioni meno spettacolari di una grande costruzione ma possono avere effetti molto più duraturi.
Il colle come scelta di città
Bellaria può quindi diventare molto più di un parco, può rappresentare una scelta simbolica. Una città che ha consumato suolo decide che una delle sue grandi superfici naturali non è uno spazio in attesa di una destinazione.
La destinazione è già lì.
- Suolo
- Natura
- Paesaggio
- Biodiversità
- Clima
- Comunità
il progetto serve a proteggerli e a permettere alle persone di conoscerli e non a sostituirli con qualcos'altro.
Il Parco Naturale Urbano del Colle Bellaria – Masso della Signora
La proposta di Salerno Verde 2050 può quindi essere riassunta in un obiettivo:
riconoscere Colle Bellaria – Masso della Signora come grande patrimonio naturale urbano della città e costruire progressivamente le condizioni perché venga tutelato, gestito e reso fruibile come Parco Naturale Urbano.
Prima di qualsiasi opera:
- conoscenza.
- Prima di qualsiasi attrezzatura:
- tutela.
- Prima di qualsiasi trasformazione:
- trasparenza.
E prima di chiederci quanto possiamo aggiungere al colle, una domanda che dovrebbe accompagnare ogni decisione futura:
quanto Bellaria vogliamo lasciare a chi vivrà Salerno nel 2050?
La risposta di Salerno Verde è semplice: il più possibile.