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La cintura verde collinare

Inviato da tuxsa il

Quando osserviamo Salerno dal mare, una parte fondamentale del suo paesaggio appare immediatamente evidente: dietro la fascia urbana costruita si innalza il sistema delle colline. È una presenza così familiare da rischiare di diventare invisibile eppure quelle colline rappresentano una delle più grandi risorse ambientali della città.

  • Boschi.
  • Vegetazione spontanea.
  • Aree agricole.
  • Valloni.
  • Suoli permeabili.
  • Paesaggio.
  • Habitat.

non sono semplicemente lo sfondo verde di Salerno. Sono parte della sua infrastruttura ecologica.

Salerno Verde propone di riconoscere questo sistema attraverso un concetto unitario: la Cintura Verde Collinare.

Una cintura che esiste già

Non vogliamo inventare un nuovo grande parco tracciandone arbitrariamente il confine sulla carta perchè la cintura verde esiste già, almeno in parte ed è il risultato della geografia, dell'agricoltura, della vegetazione spontanea e soprattutto delle superfici che il processo di urbanizzazione non ha trasformato.

Il problema è che spesso queste aree vengono percepite separatamente:

  • Un bosco.
  • Un terreno agricolo.
  • Una collina.
  • Un vallone.
  • Un'area incolta.

Salerno Verde propone invece di leggerle come componenti di uno stesso sistema territoriale.

Non tutto ciò che è incolto è vuoto

Uno dei cambiamenti culturali più importanti riguarda proprio il modo nel quale descriviamo queste superfici.

Nel linguaggio quotidiano un terreno non edificato e non coltivato viene spesso definito:

  • vuoto;
  • abbandonato;
  • inutilizzato.

Sono parole che sembrano semplicemente descrittive.

In realtà possono condizionare profondamente il modo nel quale guardiamo il territorio.

Un'area incolta può:

  • ospitare vegetazione
  • essere permeabile
  • svolgere una funzione di connessione
  • offrire habitat
  • contribuire al paesaggio
  • avere problemi di degrado, incendi o manutenzione e contemporaneamente possedere un grande valore ecologico.

Incolto non significa necessariamente inutile.

E soprattutto: non edificato non significa disponibile per essere edificato.

Il margine urbano non è una riserva di espansione

Per decenni le periferie delle città sono state spesso interpretate come territori in attesa.

Mentre la città costruita avanzava il terreno libero retrocedeva. Bisogna invertire questa prospettiva.

Il margine tra città e collina non deve essere considerato automaticamente come una riserva per future trasformazioni urbanistiche. In alcuni luoghi deve diventare un limite ecologico riconosciuto.

La domanda non può essere soltanto: dove potremo costruire domani?

Deve diventare anche: dove decidiamo che la città costruita deve fermarsi?

Una scelta politica prima ancora che progettuale

Stabilire che alcune aree debbano rimanere libere significa fare una scelta sul modello di città, sul paesaggio, sul consumo di suolo, sul clima, sulla biodiversità e inevitabilmente sul valore economico dei terreni.

Non fingiamo quindi che la Cintura Verde Collinare sia un progetto tecnicamente neutrale.

È anche una proposta politica, nel significato più pieno del termine: decidere collettivamente quale territorio vogliamo lasciare alle generazioni future.

Tutelare prima che arrivi il progetto

Qui assume particolare importanza il principio che abbiamo stabilito fin dall'inizio del dossier: la tutela non può cominciare soltanto quando appare un progetto edilizio.

Quando una trasformazione è già formalizzata, finanziata o avanzata amministrativamente, lo spazio della discussione pubblica può essersi enormemente ridotto.

Salerno Verde propone quindi una tutela preventiva:

  • Individuare oggi le aree che riteniamo strategiche
  • Studiare proprietà e vincoli
  • Verificare le previsioni urbanistiche
  • Osservare eventuali modifiche degli strumenti di pianificazione
  • Rendere pubblica la discussione

Non per accusare qualcuno di intenzioni che non possiamo documentare ma per dichiarare prima, apertamente: questo territorio per noi ha un valore che deve essere considerato prima di qualsiasi trasformazione.

Segnalazioni, fatti e interpretazioni

Questo approccio richiede però rigore: Una proposta urbanistica formalizzata è un fatto documentabile, una variazione di destinazione urbanistica è un fatto documentabile. Così come una proprietà catastale è un dato verificabile secondo le modalità previste mentre una voce relativa a possibili interessi su un'area è invece una segnalazione.

Può meritare attenzione, può suggerire la necessità di verificare atti e procedimenti, può persino anticipare sviluppi successivi ma non deve essere presentata come fatto accertato.

Salerno Verde adotterà quindi una distinzione esplicita tra:

  • DATI E ATTI
  • SEGNALAZIONI
  • INTERPRETAZIONI E POSIZIONI DEL PROGETTO

Questa distinzione non indebolisce la funzione politica del dossier anzi la rende più credibile.

La tutela preventiva non è immobilismo

Proteggere la cintura collinare non significa congelarla.

Questi territori hanno bisogno:

  • di gestione
  • in alcuni casi di agricoltura
  • in altri di manutenzione forestale
  • di prevenzione degli incendi
  • di contrasto al dissesto
  • di recupero dei sentieri
  • di gestione della vegetazione
  • di tutela della biodiversità

Una collina abbandonata a se stessa non è necessariamente una collina protetta.

La nostra proposta non è quindi: non fare nulla. È: fare ciò che serve senza distruggere la funzione ecologica del territorio.

Agricoltura come infrastruttura territoriale

Le aree agricole devono avere un ruolo specifico nella Cintura Verde Collinare. L'agricoltura periurbana non produce soltanto beni. Quando praticata in modo compatibile con il territorio può contribuire a:

  • mantenere suolo libero;
  • preservare paesaggio;
  • ridurre l'abbandono;
  • mantenere conoscenze locali;
  • creare presidio territoriale;
  • conservare una relazione tra città e campagna.

Per questo un terreno agricolo non deve essere considerato semplicemente un'area verde provvisoria in attesa di un utilizzo economicamente più intenso ma può essere parte permanente dell'infrastruttura della città.

Recuperare l'agricoltura abbandonata

Dove l'agricoltura è scomparsa, non sempre sarà possibile o opportuno ripristinarla. Ma alcune aree potrebbero essere recuperate attraverso:

  • agricoltura periurbana;
  • orti;
  • frutteti;
  • oliveti;
  • forme cooperative;
  • progetti sociali;
  • gestione comunitaria.

Naturalmente dovranno essere valutate proprietà, accessibilità, condizioni del terreno e sostenibilità economica. Non proponiamo una campagna romantica immaginaria. Proponiamo di considerare l'uso agricolo una delle possibili strategie di tutela attiva del suolo.

Il bosco urbano esteso

La Cintura Verde Collinare rappresenta anche la parte più grande della foresta urbana in senso ampio. Boschi e superfici boscate producono servizi ecosistemici che devono essere considerati nel bilancio complessivo di Salerno.

Ma devono anche essere gestiti.

Un bosco periurbano può essere esposto a:

  • incendi;
  • erosione;
  • specie invasive;
  • abbandono;
  • frammentazione;
  • pressione antropica.

La tutela richiede quindi conoscenza e gestione forestale, non semplicemente l'assenza di edificazione.

Il rischio incendi

Nel clima mediterraneo la prevenzione degli incendi deve diventare parte integrante del Piano. L'aumento delle temperature e i periodi siccitosi rendono questo problema ancora più importante.

La Cintura Verde Collinare dovrà quindi essere studiata anche rispetto a:

  • continuità della vegetazione;
  • accessibilità dei mezzi di emergenza;
  • aree di interfaccia urbano-forestale;
  • manutenzione;
  • presenza di materiali combustibili;
  • punti di approvvigionamento idrico;
  • sistemi di monitoraggio.

Più verde non significa automaticamente più sicurezza. Una buona infrastruttura verde è anche un'infrastruttura gestita.

L'interfaccia tra bosco e abitazioni

Salerno presenta numerosi punti nei quali edifici e vegetazione collinare si trovano molto vicini. Questa interfaccia merita particolare attenzione.

La tutela ecologica deve convivere con:

  • sicurezza delle abitazioni;
  • prevenzione incendi;
  • stabilità dei versanti;
  • accessibilità.

Non possiamo progettare la cintura verde come se la città terminasse improvvisamente lungo una linea netta in quanto esiste una fascia di transizione che dovrà essere pianificata con maggiore attenzione.

I valloni come ossatura

All'interno della cintura collinare i valloni assumono un ruolo fondamentale. Acqua, vegetazione, pendenza e continuità territoriale si incontrano.

Proteggere i valloni significa quindi contribuire contemporaneamente a:

  • drenaggio;
  • biodiversità;
  • connettività ecologica;
  • paesaggio.

Le colline e l'acqua

La gestione della cintura collinare ha conseguenze anche sulla città sottostante. Quando il suolo conserva capacità di infiltrazione e la vegetazione è gestita correttamente, una parte dell'acqua meteorica può essere trattenuta e rallentata. Quando invece il terreno viene fortemente impermeabilizzato o alterato, cambia il comportamento del deflusso.

Questo non significa attribuire alla cintura verde la capacità di eliminare il rischio idrogeologico (sarebbe tecnicamente scorretto), significa riconoscere che uso del suolo collinare e gestione dell'acqua urbana fanno parte dello stesso sistema territoriale.

Proteggere il paesaggio

Esiste poi un valore che non può essere ridotto ai soli indicatori ambientali: il paesaggio.

Le colline costituiscono parte dell'immagine stessa di Salerno e la loro trasformazione modifica il modo nel quale la città viene percepita dal mare, dalla costa e dai quartieri.

La tutela paesaggistica non deve essere considerata un lusso estetico perchèl paesaggio è una risorsa culturale collettiva e, una volta profondamente alterato, può essere impossibile ricostruirlo.

Il paesaggio non è una fotografia

Proteggere il paesaggio non significa però pretendere che rimanga identico per sempre: agricoltura, boschi e vegetazione cambiano, la città stessa cambia.

La questione è distinguere tra: evoluzione del paesaggio e perdita irreversibile della sua struttura.

Un terreno agricolo può cambiare coltura, un bosco può essere gestito un sentiero può essere recuperato ma una collina fortemente urbanizzata modifica in maniera molto più permanente il rapporto tra suolo, vegetazione e città.

Colle Bellaria, il cuore verde interno

Dentro questa strategia assume un ruolo particolare il Colle Bellaria, conosciuto popolarmente come Masso della Signora. Esso non è semplicemente una delle tante superfici verdi collinari perchè la sua posizione all'interno del sistema urbano gli attribuisce un valore particolare. È contemporaneamente:

  • collina;
  • presenza paesaggistica;
  • grande superficie permeabile;
  • potenziale nodo ecologico;
  • elemento di connessione;
  • possibile grande spazio naturale urbano.

Per questo lo consideriamo uno dei nodi principali della Cintura Verde Collinare e proprio per questo gli dedicheremo il capitolo successivo.

Bellaria: proteggere prima di progettare

Il principio applicabile a Bellaria deve essere però chiarito già qui. Prima di decidere quali funzioni inserire sul colle dobbiamo stabilire ciò che non vogliamo perdere:

  • Suolo
  • Vegetazione
  • Profilo paesaggistico
  • Continuità ecologica
  • Permeabilità

La progettazione viene dopo.

È un'inversione importante rispetto a un approccio tradizionale nel quale si parte chiedendosi cosa costruire in un'area.

Noi partiamo chiedendoci: quali caratteristiche devono sopravvivere a qualunque progetto?

Non ogni collina deve diventare un parco attrezzato

Lo stesso principio vale per l'intera cintura. Proteggere una superficie non significa necessariamente trasformarla in parco anzi una eccessiva attrezzatura può compromettere proprio i valori che intendiamo tutelare.

Non ovunque servono:

  • parcheggi;
  • illuminazione intensa;
  • edifici;
  • impianti sportivi;
  • pavimentazioni;
  • strutture ricreative.

In alcune aree potranno essere appropriate mentre in altre la migliore strategia sarà una fruizione leggera.

  • Sentieri
  • Segnaletica
  • Piccoli punti di sosta
  • Gestione della vegetazione
  • Accessi controllati

Una rete di sentieri

La cintura verde potrebbe diventare anche una grande infrastruttura per la mobilità lenta e la conoscenza del territorio.

Dove condizioni, proprietà e sicurezza lo consentono, possiamo immaginare una rete di:

  • sentieri;
  • percorsi naturalistici;
  • collegamenti pedonali;
  • itinerari storico-paesaggistici.

Non un'unica grande passeggiata ma una rete capace di collegare quartieri e territori collinari. Il cittadino dovrebbe poter conoscere le colline non soltanto guardandole dalla città.

Accessibilità senza urbanizzazione

Questo pone però un equilibrio delicato. Rendere accessibile non deve significare urbanizzare:

  • Una strada asfaltata non è necessariamente necessaria per raggiungere un luogo naturale (un sentiero può essere sufficiente)
  • Un grande parcheggio può essere evitato attraverso collegamenti pedonali e trasporto pubblico
  • Un punto panoramico non ha necessariamente bisogno di un edificio

Salerno Verde propone quindi il principio della: massima accessibilità compatibile con la minima trasformazione necessaria.

La cintura verde e i quartieri

Molti quartieri si trovano già a contatto con il sistema collinare e questa vicinanza può diventare una risorsa.

  • Accessi pedonali
  • Sentieri
  • Piccoli ingressi
  • Connessioni con scuole
  • Percorsi verso parchi e aree naturali

In questo modo la Città dei 300 metri e la Cintura Verde possono, in alcune zone, incontrarsi. Il grande sistema territoriale diventa anche verde di prossimità, senza perdere la propria natura.

La cintura e i corridoi monte-mare

I corridoi monte-mare devono partire, direttamente o indirettamente, da questo sistema e attraversare la città fino alla costa. La Cintura Verde Collinare non è quindi il confine finale della rete ma diventa uno dei suoi grandi serbatoi ecologici.

Da qui acqua, biodiversità e vegetazione possono entrare in relazione con la città costruita.

Fermare la frammentazione

Una delle principali minacce non è necessariamente la scomparsa improvvisa di una grande area.

Può essere la sua frammentazione progressiva:

  • Una strada
  • Un edificio
  • Una recinzione
  • Un parcheggio

Poi un'altra trasformazione; ogni intervento preso singolarmente può apparire limitato.

Nel tempo, però, il sistema naturale viene diviso in porzioni sempre più piccole.

La futura pianificazione dovrà quindi valutare non soltanto quanta superficie viene trasformata, ma anche come quella trasformazione incide sulla continuità ecologica.

Il valore strategico dei piccoli terreni

Questo significa che persino un terreno relativamente piccolo può diventare importante.

Se si trova tra due grandi aree naturali può costituire l'unico collegamento rimasto e a sua trasformazione potrebbe avere un effetto molto maggiore della sua superficie.

Ancora una volta: la posizione può contare quanto la dimensione.

La Carta della Cintura Verde dovrà quindi individuare anche questi punti di connessione delicati.

Proprietà e funzione ecologica

Gran parte della cintura sarà inevitabilmente costituita da proprietà private. La proposta di tutela non implica automaticamente acquisizione pubblica.

Dobbiamo distinguere: proprietà e funzione territoriale.

Un terreno privato può svolgere una funzione ecologica pubblicamente rilevante pur rimanendo privato.

Gli strumenti potranno essere:

  • vincoli esistenti;
  • pianificazione urbanistica;
  • accordi;
  • incentivi;
  • gestione agricola;
  • eventuali acquisizioni selettive quando realmente strategiche e sostenibili.

Non esiste un'unica soluzione.

Dove acquisire

Il Comune non può realisticamente acquistare tutta la cintura verde e nemmeno sarebbe necessariamente utile. Le eventuali acquisizioni pubbliche dovrebbero concentrarsi sulle aree nelle quali esiste una ragione specifica:

  • grande valore naturalistico;
  • connessione ecologica decisiva;
  • necessità di accesso pubblico;
  • creazione di un parco;
  • protezione di un'area particolarmente vulnerabile;
  • continuità di un corridoio.

Anche qui dovremo lavorare per priorità.

Conoscere le proprietà

Per proteggere seriamente la cintura dobbiamo quindi conoscere il territorio anche dal punto di vista amministrativo.

La futura analisi dovrà sovrapporre:

  • uso del suolo;
  • proprietà pubblica e privata;
  • destinazioni urbanistiche;
  • vincoli;
  • rete ecologica;
  • rischio idrogeologico;
  • aree percorse dal fuoco dove rilevante;
  • patrimonio agricolo;
  • boschi;
  • corsi d'acqua;
  • proposte di trasformazione conosciute.

Soltanto così la proposta politica potrà poggiare su una base conoscitiva solida.

Un Osservatorio civico delle trasformazioni

Proprio sulle aree della cintura potrebbe essere sperimentato uno strumento coerente con la natura di Salerno Verde: un Osservatorio civico delle trasformazioni del suolo.

Non un organismo che attribuisce intenzioni o formula accuse ma uno strumento che raccoglie e rende leggibili:

  • delibere;
  • varianti;
  • PUA;
  • permessi e procedimenti pubblicamente accessibili;
  • cambi di destinazione;
  • grandi compravendite quando conoscibili attraverso fonti legittime;
  • progetti;
  • segnalazioni dei cittadini.

Le segnalazioni resterebbero chiaramente distinte dai dati verificati.

La funzione sarebbe semplice: accorgersi delle trasformazioni prima che diventino irreversibili.

Il diritto della comunità a discutere prima

Questo principio merita di essere esplicitato perchè per noi è fondamentale. Una comunità non deve necessariamente aspettare che una scelta sia formalmente definitiva per discutere del futuro di un territorio.

Se emergono informazioni, proposte o anche segnalazioni credibili relative a un'area strategica, è legittimo chiedere:

  • quale futuro immaginiamo per quell'area?
  • quali valori vogliamo tutelare?
  • quali trasformazioni consideriamo compatibili?

Il dibattito pubblico preventivo non è una sentenza. È politica urbana.

La Carta della Cintura Verde Collinare

Da questo capitolo nasce quindi un altro elaborato fondamentale del Piano:

Carta della Cintura Verde Collinare

Dovrà rappresentare progressivamente:

  • boschi e superfici arborate;
  • aree agricole;
  • vegetazione seminaturale;
  • valloni e corsi d'acqua;
  • aree permeabili;
  • Colle Bellaria;
  • aree protette e vincolate;
  • rete ecologica esistente;
  • principali sentieri;
  • proprietà pubbliche;
  • aree strategiche di proprietà privata;
  • interfaccia urbano-forestale;
  • discontinuità;
  • corridoi monte-mare;
  • aree vulnerabili alla trasformazione;
  • possibili connessioni da tutelare.

Ma, come per le altre carte, dovremo distinguere graficamente ciò che è dato verificato da ciò che rappresenta proposta di Salerno Verde.

Una possibile classificazione

La cintura potrebbe essere articolata in categorie differenti.

  • Aree di conservazione prioritaria Dove la funzione naturalistica deve prevalere.
  • Aree agricole da preservare Dove mantenere o recuperare l'attività agricola può contribuire alla tutela.
  • Aree di connessione ecologica Strategiche soprattutto per collegare sistemi più grandi.
  • Aree di fruizione naturalistica Dove sentieri e accessi leggeri possono essere compatibili.
  • Parchi naturali urbani Grandi aree nelle quali tutela e fruizione possono essere integrate.
  • Aree da rigenerare Superfici degradate nelle quali occorre recuperare funzione ecologica.

Non assegniamo ancora queste categorie ai singoli terreni. Prima verrà la ricognizione.

Un limite verde alla città

Alla fine la funzione più ambiziosa della Cintura Verde Collinare potrebbe essere anche la più semplice da spiegare: definire un limite anche se non necessariamente una linea rigida.

Ma un principio territoriale: oltre una certa soglia la crescita della città non deve continuare a significare crescita del costruito.

La città del futuro dovrà rigenerare soprattutto ciò che ha già urbanizzato, recuperare edifici riutilizzare aree dismesse, deimpermeabilizzare trasformare superfici già compromesse.

Il suolo libero non può continuare a rappresentare la soluzione più semplice.

Crescere senza occupare altro territorio

Questa idea assume ancora maggiore significato in una città che ha conosciuto contemporaneamente trasformazioni edilizie e perdita di popolazione.

La relazione tra crescita urbana e crescita demografica non può essere data per scontata.

Salerno Verde pone quindi una domanda che dovrà attraversare tutto il Piano: perché consumare nuovo territorio se possiamo rigenerare quello che abbiamo già trasformato?

Non significa affermare che nessuna nuova costruzione sia mai possibile ma significa invertire l'onere della scelta.

Prima dobbiamo dimostrare che non esiste un'alternativa ragionevole nel territorio già urbanizzato e solo dopo discutere nuovo consumo di suolo.

Il patrimonio che non possiamo ricostruire

Possiamo ripavimentare una piazza, possiamo modificare una strada, possiamo demolire e ricostruire un edificio, possiamo piantare un giovane albero ma ricostruire una collina dopo averla urbanizzata è un'altra cosa.

Il suolo, la morfologia, a continuità vegetale, il paesaggio richiedono tempi lunghissimi o possono essere persi definitivamente.

Per questo la Cintura Verde Collinare rappresenta soprattutto una politica di responsabilità verso ciò che è difficilmente reversibile.

La città finisce, l'ecosistema continua

Salerno Verde 2050 propone quindi di smettere di considerare le colline come ciò che resta fuori dalla città. Le colline fanno parte della città proprio perché contribuiscono al suo equilibrio:

  • Trattengono suolo
  • Ospitano biodiversità
  • Conservano paesaggio
  • Accolgono attività agricole
  • Intercettano l'acqua
  • Alimentano i corridoi ecologici
  • Offrono spazi naturali

Sono la parte meno costruita di Salerno, ma non per questo la meno urbana nel significato più ampio del termine.

La città non termina dove finiscono gli edifici. Continua nel territorio che rende possibile la sua vita.

Per questo la Cintura Verde Collinare non deve essere ciò che rimane dopo aver deciso dove costruire.

Deve diventare una delle strutture attraverso le quali decidiamo dove non costruire, dove intervenire con cautela e dove restituire spazio alla natura.

Non una riserva di territorio per la Salerno che verrà ma una riserva di futuro per Salerno.