Quanto verde possiede una città? È una domanda importante ma non è necessariamente quella che interessa di più a chi quella città la vive. Per un cittadino conta anche un'altra cosa: quanto è lontano il verde da casa mia?
Una città potrebbe possedere una quantità complessivamente elevata di verde concentrata in pochi grandi parchi e contemporaneamente lasciare interi quartieri senza un giardino raggiungibile facilmente a piedi.
Per questo Salerno Verde introduce un secondo modo di misurare il patrimonio verde.
Non soltanto: metri quadrati di verde per abitante.
Ma: abitanti che possono raggiungere uno spazio verde di qualità a piedi.
Da qui nasce la proposta della Città dei 300 metri.
Perché 300 metri
Trecento metri corrispondono, in condizioni normali, a pochi minuti di cammino. È una distanza sufficientemente breve perché uno spazio verde possa diventare parte della vita quotidiana. Non il luogo nel quale andare occasionalmente nel fine settimana ma quello nel quale:
- portare un bambino;
- sedersi;
- incontrare qualcuno;
- fare una breve passeggiata;
- cercare ombra;
- fermarsi tornando a casa.
Salerno Verde assume quindi i 300 metri come obiettivo progettuale di prossimità.
Non come numero magico. Non come rigido limite normativo. Come principio: il verde quotidiano deve essere vicino alle persone.
Trecento metri a Salerno non sono sempre trecento metri
La particolare conformazione della città impone però una correzione importante. Una distanza di 300 metri sul Lungomare e una distanza di 300 metri lungo una strada fortemente inclinata non rappresentano la stessa accessibilità.
Salerno si sviluppa tra costa e colline. Dislivelli, scale, pendenze, barriere stradali e caratteristiche dei percorsi possono modificare radicalmente la facilità con la quale uno spazio viene raggiunto. Per questo non utilizzeremo semplicemente un cerchio di 300 metri tracciato intorno a ogni parco. Dovremo misurare la distanza pedonale reale.
E considerare anche:
- pendenza;
- attraversamenti;
- marciapiedi;
- scale;
- barriere architettoniche;
- sicurezza;
- ombreggiamento del percorso.
La domanda non è: il parco si trova geometricamente vicino?
È: posso raggiungerlo facilmente a piedi?
Vicino non significa accessibile
Un giardino può trovarsi a duecento metri da un'abitazione ed essere separato da una strada difficile da attraversare. Un parco può essere vicino ma avere l'ingresso sul lato opposto. Una persona anziana può considerare proibitiva una pendenza che per un adulto giovane rappresenta un piccolo disagio. Una persona con disabilità può trovare completamente inutilizzabile un percorso teoricamente breve.
La Città dei 300 metri dovrà quindi essere anche una città dell'accessibilità.
Non misureremo soltanto la distanza ma misureremo progressivamente la qualità del collegamento.
Non tutti gli spazi verdi sono equivalenti
C'è poi un secondo problema: Che cosa consideriamo “verde” ai fini dei 300 metri?
Una piccola aiuola spartitraffico non può essere considerata equivalente a un giardino nel quale sia possibile entrare e sostare. Allo stesso tempo sarebbe sbagliato considerare soltanto i grandi parchi. Dobbiamo quindi costruire una classificazione.
Per Salerno Verde uno spazio verde di prossimità dovrebbe possedere almeno alcune caratteristiche fondamentali:
- accessibilità pubblica;
- possibilità reale di permanenza;
- vegetazione significativa;
- ombra, naturale o integrata;
- sedute;
- condizioni minime di sicurezza e manutenzione.
Le caratteristiche precise dovranno essere definite successivamente.
Ma il principio è già chiaro: non basta colorare di verde una superficie sulla mappa perché quella superficie offra realmente verde alle persone.
Una gerarchia del verde
La Città dei 300 metri non elimina la necessità dei grandi parchi. Al contrario propone una rete gerarchica.
Verde di prossimità
- entro circa 300 metri.
- Piccoli giardini, pocket park, piazze verdi, spazi scolastici eventualmente condivisi.
Parco di quartiere
- raggiungibile con un percorso pedonale più ampio.
- Offre maggiore spazio, giochi, attività, socialità.
Grande parco urbano
- serve una parte più vasta della città.
- Può offrire funzioni ecologiche, sportive e ricreative che il piccolo verde non può garantire.
Sistema naturale territoriale
- colline, boschi, fiumi e grandi aree naturalistiche.
- Ha funzioni ambientali e paesaggistiche di scala urbana e sovraurbana.
Un livello non sostituisce l'altro.
Il piccolo giardino sotto casa
In una città densamente costruita come Salerno, il livello più difficile da realizzare sarà probabilmente proprio il primo. Non esistono ovunque grandi superfici disponibili ma per creare verde di prossimità non servono necessariamente ettari.
- Un piccolo terreno.
- Uno slargo.
- Una parte di parcheggio.
- Un'area comunale inutilizzata.
- Un cortile scolastico.
- Una piazza eccessivamente mineralizzata.
- Una superficie residuale.
Tutti possono diventare piccoli nodi della rete.
Il loro valore non dipende soltanto dalle dimensioni. Dipende soprattutto da dove si trovano.
Cinquecento metri quadrati possono cambiare un quartiere
Immaginiamo due superfici verdi. La prima misura dieci ettari ma si trova a diversi chilometri di distanza. La seconda misura appena cinquecento metri quadrati ma si trova nel cuore di un quartiere privo di verde.
Quale delle due è più importante?
La domanda non ha una risposta unica.
Il grande parco offre funzioni che il piccolo giardino non potrà mai offrire ma per la vita quotidiana di chi abita intorno, quei cinquecento metri quadrati possono avere un valore enorme.
È per questo che Salerno Verde rifiuta l'idea di misurare il patrimonio soltanto attraverso la superficie complessiva.
La mappa del deficit
Per costruire la Città dei 300 metri dobbiamo innanzitutto scoprire dove non esiste.
Il Piano dovrà quindi produrre una:
Carta dell'accessibilità al verde
Sulla mappa saranno rappresentati:
- parchi;
- giardini;
- ingressi effettivi;
- rete pedonale;
- popolazione residente;
- distanze di percorrenza;
- pendenze;
- principali barriere.
Potremo così individuare le parti della città nelle quali i residenti non dispongono di uno spazio verde di prossimità.
Quelle aree diventeranno la nostra mappa del deficit.
Il deficit diventa priorità
Qui entra in gioco un principio politico fondamentale: se possediamo risorse limitate, dove dobbiamo creare il prossimo giardino?
- Non necessariamente dove è disponibile più facilmente un terreno.
- Non necessariamente dove l'intervento è più visibile.
- Non necessariamente dove esiste già molto verde.
Salerno Verde propone una regola: prima dove manca.
La mappa del deficit deve diventare mappa delle priorità di investimento.
Non basta il verde: serve ombra
Possiamo spingerci oltre. Un cittadino potrebbe avere un giardino a 250 metri da casa, ma dover percorrere una strada completamente esposta al sole per raggiungerlo. Durante le ore più calde dell'estate quella distanza potrebbe diventare molto meno accessibile.
La Città dei 300 metri deve quindi collegarsi alla rete dell'ombra introdotta nel capitolo precedente.
Non basta creare destinazioni verdi. Dobbiamo costruire percorsi verdi verso le destinazioni.
Casa → giardino.
Casa → scuola.
Casa → parco.
Casa → fermata del bus.
La qualità del percorso fa parte della qualità dello spazio.
Il percorso può essere il primo intervento
Questo introduce una possibilità interessante. In alcuni quartieri il parco esiste già. Il problema potrebbe essere raggiungerlo.
In questi casi non è necessariamente prioritario costruire un nuovo giardino.
Potrebbe essere più efficace trasformare il percorso:
- Alberi.
- Marciapiedi migliori.
- Attraversamenti sicuri.
- Sedute.
- Piccoli punti d'ombra.
- Riduzione delle barriere.
Una politica del verde può quindi intervenire anche tra casa e parco.
Bambini e anziani come misura della città
Per valutare la reale accessibilità proporrei di utilizzare idealmente due categorie particolarmente sensibili: bambini e anziani.
Se un bambino può raggiungere facilmente un giardino accompagnato a piedi, se una persona anziana può percorrere lo stesso tragitto senza affrontare barriere eccessive, probabilmente abbiamo costruito un buon percorso anche per gran parte degli altri cittadini.
Questo non significa dimenticare le esigenze specifiche delle persone con disabilità.
Al contrario.
L'accessibilità universale dovrà essere valutata esplicitamente.
Significa utilizzare le persone più esposte alle difficoltà urbane come parametro della qualità complessiva.
Le scuole e la città dei 300 metri
Le scuole tornano ad assumere un ruolo importante. Sono distribuite nei quartieri e possiedono una relazione quotidiana con le famiglie.
Dove esistono spazi esterni adeguati, la loro trasformazione ecologica potrebbe produrre un doppio beneficio:
- migliorare l'ambiente scolastico;
- aumentare la dotazione verde del quartiere.
In alcuni casi, compatibilmente con sicurezza, gestione e attività didattica, si potrebbe valutare l'apertura di una parte degli spazi verdi fuori dall'orario scolastico.
Non sarebbe possibile ovunque. Ma dove fosse possibile una scuola potrebbe diventare un vero nodo verde di quartiere.
Le piazze possono cambiare funzione
Anche alcune piazze possono contribuire. Una piazza non deve necessariamente diventare un giardino. Deve continuare a ospitare incontro, eventi e attività urbane.
Ma una grande superficie completamente mineralizzata può spesso accogliere:
- alberi;
- aiuole;
- suolo permeabile;
- sedute ombreggiate.
Nasce così una categoria intermedia: la piazza verde.
Non parco. Non semplice spazio pavimentato.
Uno spazio pubblico urbano capace di offrire anche servizi climatici.
Recuperare spazio dai parcheggi
La questione più difficile sarà inevitabilmente quella dello spazio.
In alcuni quartieri la superficie pubblica disponibile è occupata quasi interamente da:
- strade;
- marciapiedi;
- parcheggi.
Se vogliamo creare nuovo verde dovremo quindi affrontare una domanda che non può essere evitata:
siamo disposti, in alcuni luoghi, a sottrarre spazio alla sosta per restituirlo agli alberi e alle persone?
Non proponiamo l'eliminazione indiscriminata dei parcheggi. Proponiamo di valutare il bilancio delle priorità.
In un quartiere completamente privo di verde, una parte di un'area di sosta potrebbe avere un valore sociale maggiore se trasformata in piccolo giardino.
Un parcheggio non è necessariamente tutto o niente
Anche qui evitiamo soluzioni ideologiche.
Non sempre dobbiamo scegliere tra: parcheggio
oppure parco.
Un parcheggio può essere:
- deimpermeabilizzato;
- alberato;
- dotato di rain garden;
- ridisegnato;
- integrato con piccole aree di sosta pedonale.
Possiamo quindi trasformare gradualmente anche infrastrutture che continuano a svolgere la loro funzione.
Il verde privato conta, ma non sostituisce quello pubblico
La mappa mostrerà inevitabilmente anche giardini privati e aree condominiali. Dal punto di vista ecologico sono importanti:
- Producono ombra.
- Mantengono permeabilità.
- Ospitano vegetazione.
Ma dal punto di vista della Città dei 300 metri dobbiamo distinguere.
Un giardino condominiale non accessibile agli altri cittadini non può essere conteggiato come spazio pubblico di prossimità.
Contribuirà alla struttura ecologica non alla disponibilità pubblica di verde.
Questa distinzione impedirà di sovrastimare la qualità urbana di quartieri nei quali esiste vegetazione ma non è accessibile alla popolazione.
La qualità conta quanto la distanza
C'è poi un rischio. Potremmo raggiungere formalmente l'obiettivo dei 300 metri creando molti piccoli spazi di scarsa qualità. Non è ciò che vogliamo.
Uno spazio di prossimità deve essere:
- curato;
- accessibile;
- sicuro;
- ombreggiato;
- utilizzabile.
Dovremo quindi associare alla distanza un Indice di Qualità del Verde di Prossimità.
Non lo costruiamo ancora.
Ma possiamo già stabilire che dovrà considerare almeno:
- vegetazione;
- ombra;
- permeabilità;
- sedute;
- accessibilità;
- manutenzione;
- biodiversità;
- possibilità di utilizzo.
Trecento metri di verde, non trecento metri di abbandono
Questo principio è importante soprattutto quando parleremo delle aree residuali. Un terreno incolto può possedere grande valore ecologico ma non diventa automaticamente un giardino pubblico.
La funzione naturalistica e quella sociale devono essere distinte. Alcune aree devono rimanere naturali. Altre possono essere rese fruibili. Altre ancora possono combinare le due funzioni.
La Città dei 300 metri riguarda specificamente la possibilità delle persone di accedere a uno spazio verde utilizzabile quotidianamente.
Una città policentrica del verde
Se riuscissimo progressivamente a raggiungere questo obiettivo, cambierebbe anche la geografia del verde cittadino. Non avremmo pochi luoghi verso i quali tutti devono spostarsi.
Avremmo centinaia di piccoli nodi distribuiti nei quartieri e collegati ai parchi maggiori.
La struttura sarebbe:
piccolo verde di prossimità
↓
parco di quartiere
↓
grande parco urbano
↓
corridoi ecologici
↓
sistemi naturali territoriali
Il cittadino potrebbe entrare nella rete praticamente sotto casa.
Una nuova misura della disuguaglianza urbana
La distanza dal verde può diventare anche un indicatore di disuguaglianza. Due famiglie che vivono nella stessa città possono avere esperienze ambientali completamente differenti.
Una può aprire la porta e trovare:
- alberi;
- ombra;
- un giardino;
- un percorso pedonale.
- L'altra:
- asfalto;
- automobili;
- superfici impermeabili;
- assenza di ombra.
Entrambe risultano statisticamente residenti nella stessa città.
Ma non ricevono gli stessi servizi ecosistemici.
Salerno Verde vuole rendere questa differenza visibile e misurabile.
Non soltanto metri quadrati per abitante
Alla tradizionale domanda: quanti metri quadrati di verde abbiamo per abitante?
aggiungeremo quindi almeno quattro indicatori:
- percentuale di residenti entro 300 metri da uno spazio verde di qualità;
- tempo medio pedonale per raggiungerlo;
- qualità dello spazio raggiunto;
- qualità e ombreggiamento del percorso.
È un cambiamento importante.
Passiamo dalla quantità astratta alla fruibilità reale.
100% come direzione
Quale dovrebbe essere l'obiettivo?
Idealmente: 100% dei cittadini con accesso pedonale a uno spazio verde di prossimità.
Non sappiamo ancora quanto sia realisticamente raggiungibile nella particolare struttura urbana di Salerno.
Centro storico, pendenze, densità edilizia e disponibilità degli spazi renderanno alcune situazioni molto difficili.
Non inventeremo quindi oggi una scadenza. Prima costruiremo la mappa.
Poi stabiliremo:
- situazione iniziale;
- potenziale;
- priorità;
- obiettivi intermedi.
Ma la direzione deve essere chiara. Nessun quartiere dovrebbe essere considerato inevitabilmente privo di verde.
Dove non possiamo creare un giardino
Ci saranno luoghi nei quali un vero spazio verde entro 300 metri potrebbe risultare materialmente impossibile. In quei casi non abbandoneremo l'obiettivo.
Utilizzeremo soluzioni complementari:
- piazze alberate;
- microgiardini;
- cortili;
- vegetazione in contenitore dove necessaria;
- pergole;
- strade verdi;
- piccoli spazi di sosta ombreggiati.
Non sostituiscono un parco ma possono ridurre il deficit ambientale nei tessuti più difficili.
La Carta della Città dei 300 metri
Questo capitolo dovrà produrre in futuro un secondo grande elaborato cartografico del Piano:
Carta della Città dei 300 metri
Dovrà mostrare almeno:
- spazi verdi pubblici accessibili;
- ingressi;
- percorsi pedonali;
- aree raggiungibili entro 300 metri;
- pendenze;
- barriere principali;
- popolazione servita;
- popolazione non servita;
- scuole;
- superfici pubbliche potenzialmente trasformabili;
- aree prioritarie per nuovi spazi verdi.
Sovrapponendola alla Carta della Struttura Ecologica costruiremo due letture complementari.
La prima guarda all'ecosistema.
La seconda guarda alle persone.
La domanda più semplice
Alla fine la Città dei 300 metri nasce da una domanda molto semplice.
Non: quanto verde possiede Salerno?
Ma: quando una persona esce di casa, quanto deve camminare per trovare un albero, dell'ombra e un luogo verde nel quale fermarsi?
È una domanda che chiunque può comprendere.
E proprio per questo può diventare uno degli indicatori più potenti dell'intero Piano. Una politica del verde non sarà realmente riuscita quando avremo raggiunto una determinata quantità complessiva di metri quadrati.
Sarà riuscita quando il luogo nel quale una persona vive non determinerà più il suo diritto quotidiano al verde.
Questa è la Salerno dei 300 metri.