Salta al contenuto principale

La foresta urbana

Inviato da tuxsa il

Quando pensiamo a una foresta immaginiamo normalmente un luogo lontano dalla città.Boschi, montagne, grandi superfici naturali.Eppure esiste un'altra foresta.È frammentata tra strade, piazze, giardini, scuole, parchi, cortili e terreni privati.I suoi alberi non sono necessariamente vicini tra loro e spesso non vengono nemmeno percepiti come parti dello stesso sistema. È la foresta urbana.

Salerno Verde propone di cominciare a considerare l'intero patrimonio arboreo cittadino in questo modo. Non come una somma di alberi da piantare, potare, abbattere o sostituire ma come una vera infrastruttura vivente della città.

Non contiamo soltanto gli alberi

Il numero degli alberi è importante. Dobbiamo conoscerlo. Dobbiamo sapere quanti esemplari possiede il Comune, quali specie, dove si trovano, quale sia il loro stato e come il patrimonio cambi nel tempo. Ma il numero, da solo, può essere ingannevole.

Immaginiamo due strade. Nella prima ci sono cinquanta giovani alberi appena piantati. Nella seconda trenta grandi alberi maturi.

Quale delle due possiede il patrimonio arboreo maggiore? Numericamente la prima. Dal punto di vista dell'ombra, della biomassa, del paesaggio e di molti servizi ecosistemici, probabilmente la seconda.

Per questo Salerno Verde propone di affiancare al numero degli alberi un indicatore molto più significativo: la copertura delle chiome.

Misurare la città dall'alto

Immaginiamo di osservare Salerno dall'alto. Quanta parte della superficie urbana è coperta dalle chiome degli alberi? Questa percentuale ci dice qualcosa che il semplice censimento numerico non può raccontare.

Una grande chioma può ombreggiare:

  • un marciapiede;
  • una carreggiata;
  • una piazza;
  • una fermata dell'autobus;
  • una parte di un edificio.

La canopy cover, o copertura arborea, dovrà quindi diventare uno degli indicatori fondamentali di Salerno Verde 2050.

Non ci limiteremo a chiedere: quanti alberi abbiamo?

Chiederemo: quanta città è coperta dagli alberi?

La copertura media non basta

Anche in questo caso dobbiamo però evitare l'inganno delle medie. Una città potrebbe avere una buona copertura arborea complessiva grazie a pochi grandi parchi e contemporaneamente presentare quartieri quasi completamente privi di alberi.

Dovremo quindi misurare la copertura:

  • a scala comunale;
  • nella città urbanizzata;
  • quartiere per quartiere;
  • lungo le principali strade;
  • nelle scuole;
  • nelle piazze;
  • lungo la costa.

Nascerà così una vera Carta della Copertura Arborea di Salerno.

La sua funzione principale non sarà mostrare dove gli alberi sono abbondanti. Sarà evidenziare dove mancano.

L'albero giusto nel posto giusto

Una strategia arborea non può però ridursi all'obiettivo di aumentare indiscriminatamente le chiome. Gli alberi sono organismi viventi, hanno esigenze differenti, dimensioni differenti, resistenze differenti.

Un albero adatto a un grande parco può essere completamente inadatto a un marciapiede stretto. Una specie capace di vivere nelle aree interne potrebbe soffrire lungo la fascia costiera. Radici, altezza, ampiezza della chioma, fabbisogno idrico, resistenza alla siccità, vento, salsedine e compatibilità con lo spazio urbano devono entrare nella progettazione.

Il principio sarà quindi: l'albero giusto, nel posto giusto, con spazio sufficiente per diventare adulto.

Piantare alberi che possano diventare grandi

Troppo spesso il conflitto tra alberi e città nasce molti anni dopo la piantumazione. Una giovane pianta viene collocata in uno spazio insufficiente. Poi cresce:

  • Le radici incontrano pavimentazioni e sottoservizi;
  • La chioma incontra edifici, illuminazione o segnaletica;
  • Cominciano potature sempre più invasive.

Alla fine l'albero viene considerato un problema.

Ma spesso il problema non era l'albero: era il luogo nel quale avevamo deciso di piantarlo. Salerno Verde vuole progettare pensando fin dall'inizio alla dimensione adulta.

Non dobbiamo domandarci soltanto se oggi c'è spazio per mettere a dimora un giovane albero.

Dobbiamo chiederci: ci sarà spazio per quell'albero tra trent'anni?

Il suolo dell'albero

Una grande chioma ha bisogno di un grande apparato radicale. Per questo la forestazione urbana non può essere separata dalla deimpermeabilizzazione. Un piccolo foro nel marciapiede circondato dall'asfalto non rappresenta necessariamente una condizione adeguata per far crescere un grande albero urbano.

Dove possibile dovremo aumentare:

  • superficie permeabile;
  • volume di terreno disponibile;
  • continuità del suolo;
  • capacità di trattenere l'acqua.

Albero e suolo devono tornare a essere progettati insieme.

Prima proteggere gli alberi maturi

Se vogliamo aumentare la foresta urbana dobbiamo cominciare da ciò che possediamo. Un albero maturo rappresenta decenni di crescita non può essere sostituito immediatamente. Possiamo sostituire l'esemplare ma non possiamo sostituire il tempo.

Questo porta Salerno Verde a stabilire una prima gerarchia:

1. proteggere gli alberi maturi sani;

2. migliorare le loro condizioni di vita;

3. sostituire gli esemplari quando realmente necessario;

4. aumentare progressivamente il patrimonio.

La nuova piantumazione non deve diventare una compensazione retorica per la perdita evitabile di grandi alberi esistenti.

Un albero non equivale a un altro albero

Anche il concetto di compensazione deve quindi essere ripensato. Abbattere un grande albero e piantare un giovane esemplare non produce un'immediata equivalenza ecologica.

Per molti anni avremo:

  • meno ombra;
  • meno chioma;
  • meno biomassa;
  • una diversa capacità di fornire servizi ecosistemici.

Quando un abbattimento è inevitabile, la compensazione dovrebbe quindi considerare non soltanto il numero degli alberi, ma la perdita di funzione.

Questo potrebbe portare in futuro a utilizzare indicatori come:

  • superficie di chioma perduta;
  • dimensione dell'esemplare;
  • tempo necessario alla ricostituzione;
  • valore ecologico e paesaggistico;
  • condizioni del luogo.

Il tempo entra nel bilancio arboreo

Possiamo quindi immaginare due contabilità differenti.

La prima è semplice: alberi piantati – alberi eliminati = saldo numerico.

La seconda è più importante: copertura arborea guadagnata – copertura arborea perduta = saldo delle chiome.

Ma anche questa deve considerare il tempo. Un giovane albero potrebbe produrre una grande chioma tra venti o trent'anni però nel frattempo esiste un deficit. Il Piano dovrà quindi imparare a ragionare non soltanto nello spazio, ma anche nel tempo biologico degli alberi.

Gli alberi del 2050 si piantano oggi

Torniamo così all'orizzonte temporale scelto per il Piano. Un albero messo a dimora nel 2026 avrà ventiquattro anni nel 2050.

Questo significa che buona parte della foresta urbana che vorremmo avere allora deve cominciare a essere costruita adesso.

Ma significa anche che molte delle grandi chiome che avremo nel 2050 sono già presenti oggi e sono gli alberi adulti della città.

Per questo protezione del patrimonio esistente e nuove piantumazioni non sono politiche alternative.

Sono le due parti della stessa strategia.

Piantare meno, perdere meno

Un principio apparentemente paradossale potrebbe diventare importante. In alcuni casi potrebbe essere ambientalmente più utile salvare dieci grandi alberi esistenti che piantarne cento nuovi.

Questo non significa ridurre le campagne di forestazione, significa smettere di misurarne il successo attraverso fotografie di giovani alberi appena messi a dimora.

Il successo arriva molti anni dopo:

  • Quando quegli alberi sono ancora vivi.
  • Quando sono cresciuti.
  • Quando producono ombra.
  • Quando sono diventati parte stabile del paesaggio urbano.

Non quanti piantiamo, ma quanti sopravvivono

Ogni programma di piantumazione dovrebbe quindi essere accompagnato dal monitoraggio dell'attecchimento.

Per ogni campagna dovremmo poter sapere:

  • quanti alberi sono stati messi a dimora;
  • dove;
  • quali specie;
  • quanti sono vivi dopo un anno;
  • quanti dopo tre anni;
  • quanti dopo cinque anni.

Il dato realmente significativo non è: 1.000 alberi piantati.

È: quanti di quei 1.000 alberi stanno diventando la foresta urbana del futuro?

Un patrimonio diversificato

Una foresta urbana resiliente non dovrebbe dipendere eccessivamente da poche specie. La diversità riduce il rischio che una singola fitopatia o un parassita possa compromettere una parte enorme del patrimonio. Ma la biodiversità non significa semplicemente utilizzare il maggior numero possibile di specie.

Le scelte devono essere coerenti con:

  • clima;
  • suolo;
  • disponibilità idrica;
  • funzione;
  • contesto urbano;
  • valore ecologico.

Salerno Verde dovrà quindi sviluppare progressivamente una strategia di diversificazione del patrimonio arboreo.

Una foresta mediterranea

Salerno non deve costruire una foresta urbana astratta ma deve costruire una foresta urbana mediterranea.

Le condizioni climatiche della città impongono particolare attenzione a:

  • siccità;
  • alte temperature;
  • salsedine nelle aree costiere;
  • vento;
  • riduzione della disponibilità idrica;
  • eventi meteorologici estremi.

Le specie utilizzate oggi dovranno essere capaci di vivere nel clima che probabilmente caratterizzerà la città nei prossimi decenni.

Questo non significa scegliere automaticamente soltanto specie che richiedono poca acqua ma significa costruire un patrimonio diversificato e climaticamente adatto, evitando scelte basate esclusivamente sull'estetica o sull'abitudine.

Specie autoctone e biodiversità

Dove le condizioni lo consentono, le specie autoctone e quelle ecologicamente coerenti con il contesto mediterraneo possono svolgere un ruolo importante. Ma anche qui eviteremo formule assolute.

La città è un ambiente profondamente modificato: suolo, temperature, disponibilità d'acqua e spazio possono creare condizioni molto differenti dagli habitat naturali circostanti.

La selezione dovrà quindi essere scientificamente motivata.

L'obiettivo non è costruire una collezione botanica. È creare ecosistemi urbani resilienti.

Gli alberi e l'acqua

La foresta urbana avrà bisogno d'acqua e il cambiamento climatico renderà questa risorsa sempre più preziosa. Non possiamo immaginare una grande espansione del patrimonio arboreo basata esclusivamente sull'utilizzo di acqua potabile per l'irrigazione.

Dovremo integrare progressivamente:

  • raccolta delle acque meteoriche;
  • rain garden;
  • suoli capaci di trattenere acqua;
  • pacciamatura;
  • sistemi irrigui efficienti;
  • eventuale riuso delle acque dove tecnicamente e normativamente possibile.

L'albero urbano dovrà entrare nel ciclo urbano dell'acqua.

Gli alberi contro il caldo

Una delle funzioni più importanti della foresta urbana sarà naturalmente climatica.

Le chiome intercettano la radiazione solare. Ombreggiano superfici. Contribuiscono al raffrescamento attraverso l'evapotraspirazione. Ma il beneficio dipende enormemente dalla posizione. Per questo le nuove piantumazioni dovranno essere orientate anche dalla futura Carta delle Isole di Calore.

Dove coincidono:

  • temperature elevate;
  • forte impermeabilizzazione;
  • scarsa copertura arborea;
  • alta densità abitativa;
  • assenza di verde;

avremo alcune delle principali priorità di intervento.

La rete dell'ombra diventa misurabile

Dovremo misurare progressivamente l'ombreggiamento di:

  • principali percorsi pedonali;
  • fermate del trasporto pubblico;
  • percorsi casa-scuola;
  • piazze;
  • aree gioco;
  • parcheggi;
  • percorsi verso parchi e servizi;
  • fascia costiera.

L'obiettivo della forestazione urbana non sarà quindi distribuire alberi uniformemente. Sarà anche costruire continuità di ombra.

Le fermate del trasporto pubblico

Un esempio rende evidente il principio: una fermata dell'autobus utilizzata quotidianamente da centinaia di persone e completamente esposta al sole può avere priorità maggiore rispetto a un'aiuola puramente ornamentale. Dove tecnicamente possibile, alberature e altri sistemi di ombreggiamento dovrebbero essere integrati con le fermate e con i principali nodi del trasporto pubblico.

Verde e mobilità diventano così parti dello stesso progetto.

Le scuole come piccole foreste urbane

Anche nel Piano della Foresta Urbana le scuole avranno un ruolo centrale dove cortili fortemente impermeabilizzati possono essere progressivamente trasformati attraverso:

  • alberi;
  • superfici permeabili;
  • vegetazione;
  • orti;
  • rain garden;
  • spazi didattici all'aperto.

Ogni scuola potrebbe possedere un proprio obiettivo di copertura arborea e ombreggiamento, compatibile con gli spazi disponibili. I bambini che frequenteranno quelle scuole nel 2050 potrebbero sedersi sotto alberi piantati dagli studenti di oggi.

Le strade alberate come corridoi

Gli alberi stradali non producono soltanto ombra. Se progettati come sistema possono contribuire alla connessione tra:

  • parchi;
  • giardini;
  • scuole;
  • corsi d'acqua;
  • costa;
  • sistemi collinari.

Una strada alberata può diventare quindi un piccolo corridoio della struttura ecologica. La forestazione urbana e la Carta dei Corridoi Verdi non possono essere progettate separatamente.

Le strade senza alberi

Dovremo quindi produrre anche una ricognizione inversa.

Non soltanto: dove sono gli alberi?

Ma: quali strade potrebbero ospitarli e oggi non ne hanno?

Non tutte potranno essere alberate perchè sottoservizi, larghezza, sicurezza stradale, edifici e caratteristiche dello spazio possono impedirlo. Ma la mappa permetterà di individuare le opportunità. E soprattutto di evitare che l'assenza storica di alberi venga considerata automaticamente inevitabile.

Ridisegnare lo spazio per fare posto agli alberi

In alcune strade la risposta potrebbe essere: oggi non c'è spazio.

Ma questo non significa necessariamente: non ci sarà mai spazio.

Lo spazio urbano è il risultato di scelte.

  • Carreggiate.
  • Parcheggi.
  • Marciapiedi.
  • Spartitraffico.
  • Arredi.

In alcuni casi sarà possibile ridistribuirlo.

Una nuova alberatura potrebbe richiedere di eliminare alcuni posti auto, ampliare un marciapiede o modificare una sezione stradale.

La domanda diventa quindi politica: quanto spazio siamo disposti a destinare alla foresta urbana?

I grandi parcheggi

I parcheggi superficiali rappresentano un'altra opportunità ma non proponiamo di trasformarli automaticamente in parchi.

Ma grandi distese asfaltate completamente prive di vegetazione possono essere ripensate.

  • Alberi.
  • Superfici drenanti.
  • Rain garden.
  • Fasce vegetate.
  • Percorsi pedonali ombreggiati.

La funzione di parcheggio può rimanere, mentre diminuisce l'impatto climatico della superficie.

Il patrimonio arboreo privato

La foresta urbana non termina ai confini della proprietà comunale. Giardini privati, condomini, strutture commerciali, aree produttive e altri spazi possono ospitare una parte importante delle chiome cittadine.

Dal punto di vista ecologico un grande albero privato produce benefici che superano il confine catastale.

  • Ombreggia.
  • Assorbe acqua.
  • Ospita biodiversità.
  • Contribuisce al paesaggio.

Il futuro Piano dovrà quindi studiare anche strumenti di tutela, incentivo e collaborazione rivolti al patrimonio arboreo privato, nel rispetto dei diritti dei proprietari.

Gli alberi monumentali e gli alberi di quartiere

Esistono alberi il cui valore supera la sola funzione ecologica perchè sono parte della memoria dei luoghi. Un grande albero può accompagnare più generazioni. Può diventare punto di riferimento di una strada o di un quartiere.

Accanto agli alberi eventualmente tutelati formalmente come monumentali, Salerno Verde potrebbe costruire anche un inventario civico degli alberi di valore storico, paesaggistico e comunitario.

Non una classificazione giuridica alternativa. Una mappa della memoria arborea della città.

Il Catasto Arboreo deve diventare pubblico

Tutto questo richiede conoscenza. Il Catasto Arboreo dovrà essere uno degli strumenti fondamentali. Salerno Verde propone che, compatibilmente con i dati disponibili e con le necessarie verifiche, il patrimonio arboreo pubblico venga pubblicato attraverso una mappa Open Data georeferenziata.

Ogni albero potrebbe essere associato progressivamente a informazioni come:

  • identificativo;
  • posizione;
  • specie;
  • dimensioni;
  • stato;
  • anno o classe di impianto quando disponibile;
  • interventi;
  • eventuale abbattimento;
  • eventuale sostituzione.

Non soltanto per gli addetti ai lavori. Anche per i cittadini.

Ogni abbattimento lascia una traccia

Una gestione trasparente dovrebbe permettere di ricostruire anche la storia del patrimonio. Quando un albero pubblico viene abbattuto, la sua scheda non dovrebbe semplicemente scomparire dal sistema.

Potrebbe essere archiviata indicando:

  • data;
  • motivazione;
  • eventuale documentazione tecnica;
  • sostituzione prevista;
  • nuovo esemplare quando realizzato.

In questo modo potremmo finalmente ricostruire il saldo arboreo reale della città.

Un passaporto dell'albero

Per gli alberi più significativi o per le nuove piantumazioni potremmo immaginare progressivamente una sorta di passaporto digitale. Non necessariamente un nuovo sistema amministrativo complesso ma potrebbe essere semplicemente l'interfaccia pubblica dei dati già raccolti.

Un codice associato all'albero potrebbe consentire di conoscerne specie, caratteristiche e storia. La tecnologia non è l'obiettivo.

L'obiettivo è rendere il patrimonio conoscibile.

Un bilancio arboreo annuale

Ogni anno Salerno dovrebbe poter pubblicare un semplice bilancio:

  • alberi presenti;
  • nuovi alberi;
  • abbattimenti;
  • mortalità delle nuove piantumazioni;
  • sostituzioni;
  • variazione stimata della copertura arborea.

Sarebbe uno strumento estremamente semplice da comprendere e permetterebbe di valutare le politiche nel tempo.

Non una campagna, ma un programma ventennale

Salerno Verde propone quindi di superare la logica delle campagne occasionali di piantumazione.

Non: quest'anno pianteremo X alberi.

Ma: questa è la copertura arborea che possediamo oggi; questa è quella che vogliamo raggiungere; questi sono i quartieri prioritari; questo è il programma necessario per arrivarci.

Il numero annuale delle piantumazioni diventerebbe una conseguenza del Piano, non il suo obiettivo principale.

Gli obiettivi verranno dopo i dati

Potremmo essere tentati di stabilire subito una percentuale:

  • 20%.
  • 25%.
  • 30%.

Non lo faremo.

Prima dobbiamo conoscere la copertura arborea attuale. Dobbiamo conoscere la distribuzione territoriale. Dobbiamo individuare le superfici nelle quali è realisticamente possibile aumentarla.

Solo allora fisseremo gli obiettivi:

  • 2030;
  • 2040;
  • 2050.

Un target credibile nasce da una base misurata. Non da un numero scelto perché suona ambizioso.

La Carta della Foresta Urbana

Da questo capitolo nasce quindi il terzo grande elaborato cartografico di Salerno Verde:

Carta della Foresta Urbana

Dovrà rappresentare progressivamente:

  • alberi pubblici censiti;
  • copertura delle chiome;
  • grandi alberi maturi;
  • eventuali alberi monumentali;
  • alberi di particolare valore storico e paesaggistico;
  • principali alberature stradali;
  • strade prive o povere di copertura arborea;
  • scuole;
  • piazze;
  • fermate e percorsi prioritari;
  • parcheggi potenzialmente alberabili;
  • aree con maggiore deficit di chioma;
  • connessioni con parchi e corridoi ecologici;
  • zone prioritarie per nuove piantumazioni.

Questa Carta dovrà poi essere sovrapposta alle altre due già previste:

Carta della Struttura Ecologica;

Carta della Città dei 300 metri.

Aggiungeremo successivamente anche la mappa delle temperature e della vulnerabilità.

È dall'incrocio di questi dati che emergeranno le vere priorità.

Dove piantare prima

Possiamo già formulare il criterio generale.

Non pianteremo prioritariamente dove è semplicemente più facile.

Pianteremo dove coincidono più bisogni:

  • poca copertura arborea;
  • molto calore;
  • alta densità;
  • poco verde di prossimità;
  • percorsi pedonali importanti;
  • presenza di scuole e servizi;
  • possibilità tecnica di garantire agli alberi spazio e sopravvivenza.

Questa sarà la base della futura priorità di forestazione urbana.

Non solo quantità, ma giustizia

La foresta urbana introduce quindi nuovamente il tema dell'equità. L'ombra non dovrebbe essere un privilegio legato al quartiere nel quale si vive. Due strade distanti poche centinaia di metri possono offrire condizioni completamente differenti durante un'ondata di calore. Una alberata l'altra completamente esposta. Questa differenza è misurabile e può essere corretta nel tempo.

La forestazione urbana diventa così anche una politica di giustizia climatica.

Gli alberi non risolveranno tutto

Dobbiamo però evitare di attribuire alla forestazione urbana capacità che non possiede.

  • Gli alberi non risolveranno da soli il cambiamento climatico.
  • Non sostituiscono la riduzione delle emissioni.
  • Non eliminano da soli il rischio idraulico.
  • Non possono essere piantati ovunque.
  • Non sostituiscono parchi, suolo permeabile o tutela delle aree naturali.

Sono una componente fondamentale di una strategia molto più ampia.

Ed è proprio per questo che Salerno Verde li inserisce nella struttura ecologica complessiva, invece di trasformarli nell'ennesima campagna isolata.

Una foresta che appartiene al futuro

Un albero urbano ci obbliga a ragionare oltre il presente:

  • Chi lo pianta probabilmente non vedrà il momento della sua massima maturità.
  • Chi gode oggi dell'ombra di un grande albero beneficia di una decisione presa molti anni prima.

La foresta urbana è quindi anche un patto tra generazioni. Noi utilizziamo gli alberi che qualcuno ha piantato prima di noi.E abbiamo la responsabilità di lasciare quelli sotto i quali cammineranno le persone che verranno dopo.

Per questo la domanda finale di Salerno Verde non sarà: quanti alberi abbiamo piantato?

Sarà:quale foresta urbana abbiamo consegnato alla Salerno del 2050?

Ed è una domanda alla quale possiamo cominciare a rispondere soltanto oggi.