Una città possiede una struttura che noi tutti riconosciamo. Strade, edifici, ferrovie, piazze, quartieri e infrastrutture formano una rete attraverso la quale ci muoviamo e organizziamo le nostre attività. Esiste però un'altra struttura, molto meno evidente nelle rappresentazioni tradizionali della città.
È formata da:
- boschi;
- colline;
- aree agricole;
- fiumi e torrenti;
- valloni;
- parchi;
- giardini;
- alberi;
- suoli permeabili;
- vegetazione costiera.
Questi elementi vengono spesso rappresentati come superfici separate.
Salerno Verde propone invece di considerarli parti di un unico sistema: la struttura ecologica della città.
Non partiamo da un foglio bianco
Questa struttura non deve essere inventata. Una parte esiste già nella geografia di Salerno. Un'altra è riconosciuta dagli strumenti urbanistici, in particolare dalla Rete Ecologica Comunale. Un'altra ancora sopravvive in maniera frammentata all'interno della città costruita.
Il nostro compito non è quindi disegnare arbitrariamente una nuova rete verde sopra Salerno. È innanzitutto riconoscere quella esistente, proteggerla, ricucirne le interruzioni e completarla dove manca. La geografia ci offre già la prima indicazione.
Salerno si sviluppa tra due grandi sistemi naturali: le colline e il mare.
Tra essi si trova la città. Questa condizione deve diventare il punto di partenza del Piano.
Quattro sistemi, una sola infrastruttura
La struttura ecologica proposta da Salerno Verde può essere organizzata in quattro grandi componenti:
1. Cintura Verde Collinare
2. Corridoi Verdi e Blu Monte-Mare
3. Rete del Verde Urbano
4. Infrastruttura Verde Costiera
Non sono quattro progetti autonomi. Sono quattro livelli dello stesso sistema. La loro forza dipenderà soprattutto dalle connessioni che riusciremo a costruire tra essi.
1. La Cintura Verde Collinare
Alle spalle della città costruita esiste un patrimonio formato da colline, boschi, aree agricole, valloni, vegetazione spontanea e superfici ancora permeabili. Non è una fascia perfettamente continua e non deve necessariamente diventarlo fisicamente.
Il concetto di Cintura Verde Collinare indica piuttosto un sistema territoriale da riconoscere e proteggere unitariamente.
La sua funzione è multipla:
- conservare biodiversità;
- proteggere il suolo;
- favorire l'infiltrazione delle acque;
- limitare la frammentazione degli habitat;
- preservare il paesaggio;
- mantenere aree agricole;
- contribuire alla regolazione climatica;
- offrire spazi per una fruizione naturalistica compatibile.
La cintura verde rappresenta inoltre un limite culturale alla crescita indiscriminata della città costruita. Non tutto ciò che si trova ai margini dell'urbanizzato deve essere considerato spazio disponibile per future espansioni. Alcune superfici devono essere riconosciute come infrastruttura ecologica permanente.
Bellaria dentro la cintura
Colle Bellaria, noto popolarmente come Masso della Signora, assume in questa struttura una posizione particolare. Non deve essere considerato un elemento isolato. La sua importanza deriva anche dal rapporto con il sistema collinare circostante e dalla sua straordinaria prossimità alla città costruita.
Salerno Verde propone quindi di inserirlo nella Cintura Verde Collinare attribuendogli contemporaneamente una funzione specifica:
grande cerniera naturale tra collina e città.
Il futuro Parco Naturale Urbano di Bellaria, che approfondiremo successivamente, non sarebbe quindi semplicemente un nuovo parco. Sarebbe uno dei principali nodi della struttura ecologica.
2. I Corridoi Verdi e Blu Monte-Mare
Se le colline costituiscono il grande sistema naturale superiore e la costa quello inferiore, dobbiamo collegarli. È qui che entrano i Corridoi Verdi e Blu Monte-Mare.
La conformazione stessa del territorio salernitano suggerisce questa possibilità: fiumi, torrenti, valloni e impluvi scendono naturalmente dalle zone interne verso il mare.
Nel tempo l'urbanizzazione ha modificato, ristretto, artificializzato o interrotto molti di questi sistemi ma la loro struttura territoriale rimane. Salerno Verde propone di utilizzarla come matrice della riconnessione ecologica.
Il corridoio non è necessariamente un parco
È importante chiarire cosa intendiamo. Un corridoio ecologico non deve necessariamente essere una lunga striscia di parco perfettamente continua. Nella città costruita sarebbe spesso impossibile.
Può essere costituito da una successione di elementi:
- un corso d'acqua;
- una fascia vegetata;
- un parco;
- una strada alberata;
- un giardino;
- una scuola;
- un'aiuola;
- un'area permeabile;
- un tratto costiero.
Ciò che conta è ridurre progressivamente le discontinuità. Possiamo immaginarlo come una catena ecologica urbana. Più gli anelli sono vicini e connessi, maggiore sarà la capacità del sistema di funzionare.
L'Irno come corridoio pilota
Il primo asse da studiare è naturalmente quello dell'Irno.
La sua importanza deriva dalla possibilità di collegare:
- territorio interno;
- fasce fluviali;
- Parco dell'Irno;
- Parco Pinocchio;
- quartieri urbani;
- foce;
- fascia costiera;
- mare.
Non significa che oggi questa continuità esista integralmente. Proprio per questo l'Irno può diventare il corridoio pilota di Salerno Verde.
Dovremo individuarne cartograficamente:
- continuità;
- interruzioni;
- aree rinaturalizzabili;
- percorsi pedonali;
- vegetazione;
- superfici permeabili;
- connessioni con i parchi.
Da questa analisi potrà nascere un modello replicabile sugli altri assi.
Gli altri corridoi
Il sistema dell'Irno non può però essere l'unico. Fuorni, Picentino, corsi d'acqua minori, valloni e sistemi verdi esistenti dovranno essere analizzati per verificare dove sia possibile costruire ulteriori connessioni monte-mare. Non stabiliremo oggi sulla carta corridoi che non abbiamo ancora verificato.
Questo è uno dei casi nei quali il metodo definito nella Parte I deve guidarci: prima osservare, poi misurare, infine progettare.
Il Piano dovrà quindi produrre una specifica Carta dei Corridoi Verdi e Blu.
3. La Rete del Verde Urbano
Tra i grandi sistemi naturali esiste la città quotidiana. È qui che vive la maggior parte delle persone ed è qui che la struttura ecologica deve diventare capillare.
La Rete del Verde Urbano comprenderà:
- grandi parchi;
- parchi di quartiere;
- giardini;
- pocket park;
- alberature stradali;
- piazze alberate;
- verde scolastico;
- aree sportive permeabili;
- aiuole;
- rain garden;
- piccole superfici rinaturalizzate;
- verde privato quando svolge una funzione ecologica significativa.
La caratteristica fondamentale non sarà la dimensione del singolo elemento. Sarà il suo ruolo nella rete.
Dal parco-isola al parco-nodo
Oggi siamo abituati a pensare a un parco attraverso il suo perimetro. Si entra. Si esce. Fuori dal cancello ricomincia la città.
Salerno Verde propone di cambiare prospettiva. Ogni grande parco dovrebbe diventare un nodo dal quale partono connessioni verso il quartiere.
Immaginiamo il Parco del Mercatello. Il suo valore non dipende soltanto dai circa dieci ettari che occupa.
Aumenterebbe ulteriormente se fosse collegato attraverso percorsi alberati e sicuri:
- alle scuole;
- alla costa;
- agli altri giardini;
- alle fermate del trasporto pubblico;
- ai quartieri circostanti;
- agli eventuali corridoi ecologici.
Il confine del parco smetterebbe così di coincidere con il confine della sua funzione.
Le strade entrano nella rete ecologica
Questa impostazione cambia anche il ruolo delle strade. Una strada non è soltanto infrastruttura per il traffico.
Può essere contemporaneamente:
- percorso pedonale;
- asse ciclabile;
- corridoio alberato;
- sistema di drenaggio;
- connessione tra spazi verdi.
Non tutte le strade possono svolgere tutte queste funzioni. Ma alcune possono diventare vere strade verdi. Dovremo individuarle soprattutto dove possono collegare parchi, scuole, piazze, stazioni e costa.
La rete dell'ombra
All'interno della Rete del Verde Urbano Salerno Verde introduce un'altra infrastruttura, meno evidente ma immediatamente percepibile dalle persone: la rete dell'ombra.
Immaginiamo di sovrapporre alla mappa della città i principali percorsi quotidiani:
- casa → scuola;
- casa → fermata autobus;
- casa → stazione;
- casa → parco;
- quartiere → lungomare;
- centro → servizi pubblici.
Quanto di questi percorsi è ombreggiato?
La risposta può guidare la localizzazione delle nuove alberature molto meglio di una distribuzione uniforme. Un albero piantato nel luogo giusto può avere un valore sociale maggiore dello stesso albero collocato dove l'ombra è già abbondante.
Le scuole come nodi
Le scuole possiedono una distribuzione territoriale che le rende particolarmente interessanti. Sono presenti nei quartieri. Vengono raggiunte quotidianamente a piedi da bambini e famiglie. Possiedono spesso cortili o spazi esterni.
Possono quindi diventare nodi verdi di prossimità. Non soltanto rinverdendo gli edifici scolastici ma collegandoli attraverso percorsi alberati ai quartieri e agli altri spazi verdi.
La rete ecologica diventa così anche infrastruttura educativa.
4. L'Infrastruttura Verde Costiera
Il quarto grande elemento è la costa. Salerno Verde propone di leggerla come una lunga infrastruttura ecologica lineare. Non immaginiamo un unico parco dal porto al limite orientale. La costa è troppo complessa e presenta funzioni troppo differenti.
Immaginiamo invece una continuità di principi.
- Alberature.
- Ombra.
- Vegetazione mediterranea.
- Percorsi pedonali.
- Mobilità ciclabile.
- Permeabilità.
- Accesso pubblico al mare.
- Biodiversità.
- Riduzione delle superfici inutilmente mineralizzate.
Questi elementi possono assumere forme differenti nei diversi tratti mantenendo però una strategia comune.
Il punto nel quale i sistemi si incontrano
La foce dell'Irno mostra con particolare chiarezza la logica dell'intero Piano.
In quel luogo possono incontrarsi:
Cintura Verde Collinare
↓
Corridoio Verde-Blu dell'Irno
↓
Rete del Verde Urbano
↓
Infrastruttura Verde Costiera
↓
Mare
È uno dei punti nei quali la struttura ecologica della città diventa immediatamente leggibile. Per questo la foce non dovrebbe essere considerata soltanto come spazio urbano o waterfront. È un nodo ecologico strategico.
I nodi della rete
L'Irno non sarà l'unico nodo. Il futuro Piano dovrà individuare una gerarchia.
Nodi territoriali: grandi parchi, colline, sistemi fluviali, costa.
Nodi urbani: parchi di quartiere, grandi giardini, piazze verdi.
Nodi di prossimità: scuole, pocket park, piccoli giardini.
Micro-nodi: aiuole, rain garden, alberi isolati strategicamente collocati.
Non tutti avranno la stessa funzione ma tutti potranno contribuire alla rete.
Le connessioni contano quanto i nodi
Una rete composta da ottimi nodi senza collegamenti rimane frammentata.Per questo una parte significativa degli investimenti futuri dovrebbe essere destinata non necessariamente a costruire nuovi grandi parchi, ma a collegare quelli esistenti.
- Una strada alberata può essere una connessione.
- Un piccolo giardino può colmare una discontinuità.
- Una scuola rinverdita può diventare un passaggio.
- Una fascia fluviale recuperata può unire chilometri di territorio.
- Un tratto costiero rinaturalizzato può collegare sistemi prima separati.
Il valore di un intervento dovrà quindi essere valutato anche attraverso una domanda: quanto aumenta la connettività della rete?
Individuare le discontinuità
La futura cartografia non dovrà rappresentare soltanto ciò che possediamo. Dovrà mostrare anche ciò che manca.
- Le discontinuità ecologiche.
- Un corridoio interrotto da un grande piazzale.
- Un parco isolato da strade prive di alberi.
- Un corso d'acqua completamente artificializzato.
- Una scuola circondata dall'asfalto.
- Una costa priva di connessioni con il quartiere retrostante.
Questi punti possono diventare prioritari proprio perché un intervento relativamente piccolo potrebbe ricucire sistemi molto più grandi.
Verde pubblico e verde privato
La struttura ecologica non coincide necessariamente con la proprietà pubblica. Un grande giardino privato, un terreno agricolo, un'area condominiale alberata o una superficie non edificata possono contribuire alla biodiversità, alla permeabilità e alla continuità delle chiome.
Questo non significa confondere proprietà pubblica e privata. Significa invece riconoscere che l'ecosistema urbano non conosce i confini catastali.
Il Piano dovrà quindi distinguere chiaramente la proprietà, ma considerare anche il contributo ecologico delle superfici private.Gli strumenti per conservarlo saranno naturalmente differenti da quelli utilizzabili sulle aree comunali.
Anche il costruito può contribuire
Non tutte le parti della città potranno ospitare grandi quantità di verde a terra.Il centro storico e altre aree molto dense presentano limiti evidenti.
In questi casi potranno essere valutate, quando tecnicamente appropriate:
- piccole alberature;
- vegetazione in contenitore;
- pergole vegetate;
- tetti verdi;
- pareti vegetate;
- cortili rinaturalizzati.
Ma Salerno Verde stabilisce una gerarchia importante.
Il verde tecnologico non deve diventare l'alibi per rinunciare al suolo e agli alberi dove questi sono possibili.
Un tetto verde può essere utile ma non sostituisce un parco.
Una parete vegetale può avere valore ma non sostituisce una grande chioma sopra un marciapiede.
Una rete resiliente
Una struttura ecologica deve essere capace anche di affrontare le crisi.
- Siccità.
- Ondate di calore.
- Incendi.
- Tempeste.
- Fitopatie.
- Allagamenti.
Per questo non dobbiamo costruire un sistema eccessivamente dipendente da una sola specie, da un unico tipo di habitat o da grandi quantità di irrigazione. La diversità biologica diventa anche diversità funzionale. Se una parte della rete entra in crisi, le altre devono continuare a funzionare.
Prima conservare, poi ricucire, poi espandere
Possiamo quindi stabilire una prima gerarchia degli interventi.
1. CONSERVARE
- Proteggere ciò che possediamo e che sarebbe difficile ricreare.
- Boschi.
- Grandi alberi.
- Suolo libero.
- Aree agricole.
- Corridoi esistenti.
2. RICUCIRE
- Collegare ciò che oggi è frammentato.
- Parchi.
- Fiumi.
- Scuole.
- Quartieri.
- Costa.
3. RIGENERARE
Recuperare superfici degradate o inutilmente impermeabilizzate.
4. ESPANDERE
Creare nuovi parchi, giardini, alberature e spazi naturali dove la rete presenta deficit.
L'ordine non è casuale. Non avrebbe senso piantare continuamente nuovi alberi mentre perdiamo quelli maturi. Non avrebbe senso creare piccoli giardini mentre consumiamo grandi superfici naturali.
Una struttura che orienta anche l'urbanistica
La conseguenza più importante è probabilmente questa. La struttura ecologica non dovrebbe essere ciò che rimane dopo aver deciso le trasformazioni urbanistiche.
Dovrebbe diventare uno degli elementi attraverso i quali valutare quelle trasformazioni.
Ogni intervento significativo dovrebbe quindi rispondere almeno a quattro domande:
- consuma suolo permeabile?
- riduce o aumenta la copertura vegetale?
- interrompe o rafforza una connessione ecologica?
- aumenta o riduce la capacità climatica del territorio?
Non significa impedire qualsiasi trasformazione. Significa introdurre il patrimonio naturale nel bilancio delle decisioni.
Il saldo ecologico
Da questo principio possiamo ricavare uno strumento che svilupperemo successivamente: il saldo ecologico urbano.
Ogni grande trasformazione produce perdite e benefici:
- Superficie impermeabilizzata.
- Superficie deimpermeabilizzata.
- Alberi eliminati.
- Alberi piantati.
- Copertura arborea persa.
- Copertura prevista a maturità.
- Habitat eliminati.
- Habitat ricreati.
Il Piano dovrebbe permettere di contabilizzare questi elementi.
Con una regola di fondo: una città che vuole diventare più resiliente non può continuare ad avere un saldo ecologico negativo.
La Carta della Struttura Ecologica
Tutto questo dovrà infine diventare una carta. Non soltanto testo.
La futura Carta della Struttura Ecologica di Salerno Verde dovrebbe rappresentare almeno:
- Cintura Verde Collinare;
- aree naturali e agricole;
- Colle Bellaria;
- corsi d'acqua e valloni;
- corridoi monte-mare esistenti e potenziali;
- grandi parchi;
- parchi e giardini di quartiere;
- verde scolastico;
- principali alberature;
- aree strategiche;
- infrastruttura verde costiera;
- nodi ecologici;
- discontinuità da ricucire;
- superfici potenzialmente rinaturalizzabili.
Non sostituirà la Rete Ecologica Comunale.
Dovrà partire da essa, integrarla con i dati raccolti e tradurla nella prospettiva civica del progetto.
Una mappa che possa cambiare
La Carta non dovrà essere un'immagine congelata ma dovrà poter essere aggiornata.
- Un nuovo giardino dovrà entrare nella rete.
- Una strada alberata potrà creare una nuova connessione.
- Una superficie deimpermeabilizzata potrà colmare una discontinuità.
- Un'area persa dovrà essere registrata come perdita.
Per questo, quando arriveremo alla fase operativa, proporremo che la cartografia venga costruita attraverso dati geografici aperti e aggiornabili.
La struttura ecologica deve poter essere monitorata nel tempo.
La città come ecosistema
Alla fine il cambiamento più importante non riguarda una mappa. Riguarda il modo nel quale guardiamo Salerno.
- Un fiume non è semplicemente lo spazio tra due sponde.
- Una collina non è una superficie non ancora costruita.
- Un albero non è arredo.
- Un parco non è un'isola.
- Una strada non è necessariamente soltanto traffico.
- Un terreno agricolo ai margini della città non è un vuoto.
- La costa non è soltanto waterfront.
Sono parti dello stesso sistema. La città costruita e la città naturale non sono due Salerno differenti: Sono un unico ecosistema urbano.
Ed è su questa idea che Salerno Verde 2050 costruisce la propria struttura territoriale:
CINTURA VERDE COLLINARE
↓
CORRIDOI VERDI E BLU MONTE-MARE
↓
RETE DEL VERDE URBANO
↓
INFRASTRUTTURA VERDE COSTIERA
Non quattro progetti.
Una sola città.