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L'acqua torna nella città

Inviato da tuxsa il

Per molto tempo la città moderna ha trattato l'acqua soprattutto come qualcosa da controllare:

  • Canalizzare.
  • Allontanare.
  • Tombare.
  • Far defluire rapidamente.

Proteggere edifici, strade e infrastrutture dagli allagamenti è naturalmente una necessità fondamentale. Ma una città quasi completamente impermeabile finisce per perdere una parte importante della propria capacità naturale di gestire l'acqua.

Salerno Verde propone quindi un cambio di prospettiva: non soltanto difendersi dall'acqua, ma tornare a farle spazio.

Dalla città impermeabile alla città che assorbe

Quando la pioggia cade su un terreno naturale:

  • una parte viene assorbita.
  • una parte evapora.
  • una parte alimenta la vegetazione.
  • una parte scorre lentamente.

Quando invece cade su asfalto, cemento e superfici impermeabili, il comportamento cambia radicalmente. L'acqua viene concentrata e convogliata più rapidamente verso tombini, collettori, canali e corsi d'acqua. La città diventa così sempre più dipendente dalla capacità delle proprie infrastrutture di drenaggio.

Salerno Verde vuole introdurre un principio complementare: trattenere, rallentare, infiltrare, riutilizzare.

L'acqua come infrastruttura blu

Nel nostro Piano il verde non può essere separato dall'acqua. Alberi, suolo, fiumi, valloni, rain garden e superfici permeabili formano un unico sistema.

Per questo parleremo di: infrastruttura verde e blu.

La componente verde riguarda vegetazione e suolo. La componente blu riguarda acqua, corsi d'acqua, drenaggio, raccolta e infiltrazione.

Le due componenti devono essere progettate insieme.

I corsi d'acqua non sono semplici canali

Salerno possiede una struttura idrografica importante.

  • Irno.
  • Fuorni.
  • Picentino.
  • Torrenti.
  • Valloni.
  • Impluvi.

Per molto tempo molti corsi d'acqua urbani sono stati trattati prevalentemente come infrastrutture idrauliche.

Salerno Verde propone di recuperarne anche la funzione ecologica.

Un corso d'acqua può essere contemporaneamente:

  • sistema di drenaggio;
  • corridoio ecologico;
  • spazio paesaggistico;
  • elemento climatico;
  • percorso urbano;
  • connessione monte-mare.

Questa multifunzionalità deve diventare parte della pianificazione.

L'Irno come asse blu-verde

L'Irno rappresenta il caso più evidente. L'obiettivo non è trasformarlo tutto in un parco lineare uniforme.

È ricostruire, dove possibile:

  • continuità vegetazionale;
  • accessibilità;
  • qualità delle sponde;
  • permeabilità;
  • percorsi pedonali;
  • connessioni con i parchi;
  • rapporto con la foce.

L'Irno potrebbe diventare il primo grande asse blu-verde urbano di Salerno.

La foce come nodo climatico

La foce dell'Irno è particolarmente strategica.

È il punto nel quale si incontrano:

  • fiume;
  • mare;
  • città;
  • fascia costiera.

Qualunque intervento in quest'area dovrebbe quindi essere valutato anche rispetto alla sua capacità di:

  • aumentare la permeabilità;
  • rafforzare la vegetazione;
  • migliorare la continuità ecologica;
  • ridurre superfici inutilmente artificializzate;
  • mantenere accessibilità pubblica.

La foce non deve essere trattata soltanto come margine urbano. È un vero nodo ecologico e idraulico.

Il sistema Fuorni e i corridoi orientali

Anche il sistema del Fuorni merita attenzione. Qui il tema dell'acqua può diventare ancora più importante.

Dovremo capire:

  • quale spazio ha oggi il corso d'acqua;
  • quali tratti sono artificializzati;
  • quali superfici possono essere rinaturalizzate;
  • quali connessioni con la costa e con le aree interne possono essere recuperate.

Il modello non sarà identico a quello dell'Irno. Ogni corso d'acqua dovrà essere studiato secondo le proprie caratteristiche.

Valloni e impluvi

Salerno è segnata anche da numerosi valloni e impluvi. Sono strutture spesso poco visibili nella città quotidiana ma durante eventi meteorologici intensi possono tornare improvvisamente centrali.

Salerno Verde propone di riconoscerli come elementi della struttura ecologica. Non necessariamente da rendere tutti fruibili ma da proteggere da trasformazioni che ne riducano ulteriormente la capacità naturale di drenaggio.

In alcuni casi potranno diventare anche corridoi verdi, in altri dovranno semplicemente continuare a svolgere la propria funzione idraulica.

Rinaturalizzare dove possibile

Rinaturalizzare non significa riportare artificialmente un corso d'acqua a una condizione immaginaria del passato ma significa, dove tecnicamente e urbanisticamente possibile:

  • aumentare vegetazione;
  • ridurre superfici rigide non necessarie;
  • ampliare lo spazio fluviale;
  • migliorare la continuità delle sponde;
  • favorire habitat;
  • integrare percorsi pedonali compatibili.

Ogni intervento dovrà naturalmente rispettare esigenze di sicurezza idraulica.

La rinaturalizzazione non deve aumentare il rischio. Deve cercare di migliorare contemporaneamente funzione ecologica e resilienza.

Una città-spugna

Il concetto di città-spugna nasce dall'idea che una parte dell'acqua meteorica debba essere trattenuta localmente. Non tutto deve raggiungere immediatamente le reti di drenaggio.

Una città-spugna utilizza:

  • suoli permeabili;
  • parchi;
  • alberi;
  • rain garden;
  • bacini di ritenzione;
  • superfici drenanti;
  • tetti verdi;
  • aree umide;
  • sistemi di raccolta.

Salerno Verde propone di applicare questi principi in maniera progressiva e adattata al contesto locale.

I rain garden

I rain garden sono piccoli spazi vegetati progettati per ricevere e trattenere temporaneamente acqua piovana proveniente da superfici circostanti.

Possono essere collocati, quando tecnicamente possibile:

  • lungo strade;
  • nei parcheggi;
  • nelle piazze;
  • nei cortili scolastici;
  • vicino agli edifici pubblici.

Non devono essere immaginati come semplici aiuole decorative. Sono piccole infrastrutture idrauliche vegetate.

Le strade possono gestire acqua

Una strada può integrare:

  • alberi;
  • aiuole ribassate;
  • rain garden;
  • superfici drenanti;
  • sistemi di raccolta.

Questo permette di intercettare una parte dell'acqua prima che raggiunga la rete fognaria. Naturalmente non tutte le strade possono essere trasformate in questo modo ma in occasione di manutenzioni profonde o riqualificazioni, la possibilità dovrebbe essere valutata sistematicamente.

Le piazze possono trattenere

Anche una piazza può partecipare alla gestione dell'acqua non necessariamente creando grandi bacini visibili.

Può integrare:

  • aiuole;
  • zone permeabili;
  • pavimentazioni drenanti;
  • sistemi di raccolta sotto la superficie;
  • vegetazione.

La progettazione dello spazio pubblico deve quindi iniziare a chiedersi: dove va l'acqua quando piove?

È una domanda semplice, ma dovrebbe diventare ordinaria.

Le scuole come laboratori dell'acqua

Le scuole possono diventare luoghi privilegiati per sperimentare questi sistemi.

Un cortile può integrare:

  • rain garden;
  • orti;
  • alberi;
  • raccolta dell'acqua piovana;
  • superfici permeabili;
  • piccoli sistemi didattici di osservazione.

L'acqua diventa così anche strumento educativo. I bambini possono comprendere concretamente la differenza tra una superficie impermeabile e un terreno capace di assorbire.

Recuperare l'acqua piovana

Una parte dell'acqua meteorica può essere raccolta e riutilizzata. Dove tecnicamente possibile, edifici pubblici, scuole, impianti sportivi e altre strutture potrebbero integrare sistemi di raccolta per:

  • irrigazione;
  • pulizia;
  • altri usi compatibili.

Questo ridurrebbe anche la dipendenza dall'acqua potabile per il mantenimento del verde.

Il verde deve consumare meno acqua

L'aumento del patrimonio vegetale non può tradursi automaticamente in una crescita incontrollata dei consumi idrici. La strategia deve quindi agire su più fronti:

  • scelta delle specie;
  • pacciamatura;
  • suoli capaci di trattenere acqua;
  • irrigazione efficiente;
  • raccolta della pioggia;
  • riuso dove possibile.

Una foresta urbana mediterranea deve essere anche idricamente sostenibile.

L'acqua e il caldo

Acqua e vegetazione contribuiscono insieme al microclima urbano: suolo permeabile, alberi e superfici vegetate possono ridurre il surriscaldamento rispetto a grandi superfici minerali.

Ma Salerno Verde deve evitare la retorica. Non ogni fontana o ogni specchio d'acqua rappresenta automaticamente una buona soluzione climatica. Ogni intervento deve essere valutato rispetto a:

  • consumo idrico;
  • manutenzione;
  • effettivo beneficio;
  • compatibilità con il contesto.

L'acqua deve essere usata con intelligenza.

Le aree allagabili come parte del progetto

In alcuni contesti può essere utile accettare che determinate superfici si allaghino temporaneamente in condizioni controllate:

  • Parchi.
  • Aree sportive.
  • Bacini vegetati.
  • Spazi multifunzionali.

Non significa rinunciare alla sicurezza. Significa progettare spazi capaci di svolgere più funzioni. Durante la maggior parte del tempo sono utilizzabili. Durante eventi intensi possono contribuire temporaneamente alla gestione dell'acqua.

Il suolo deve avere spazio

Se non esiste terreno permeabile, l'acqua non può infiltrarsi. Se gli alberi sono confinati in piccoli spazi, non possono sfruttare adeguatamente le precipitazioni.

Per questo ogni intervento di depaving deve essere valutato anche in relazione alla gestione delle acque. E ogni progetto di drenaggio dovrebbe chiedersi se può contribuire anche alla creazione di verde.

Non tutto deve finire nelle fogne

Questa è forse la sintesi più semplice della strategia. L'acqua meteorica non deve essere vista esclusivamente come un volume da inviare alla rete fognaria. Dove possibile deve:

  • infiltrarsi;
  • essere temporaneamente trattenuta;
  • alimentare vegetazione;
  • essere riutilizzata.

La rete tradizionale rimane fondamentale ma non deve essere l'unica risposta.

Mappare il ciclo dell'acqua

Il Piano dovrà quindi produrre una:

Carta dell'Infrastruttura Blu

Dovrà rappresentare almeno:

  • fiumi e torrenti;
  • valloni e impluvi;
  • aree potenzialmente allagabili;
  • superfici permeabili;
  • principali superfici impermeabili;
  • parchi e aree verdi;
  • rain garden esistenti o potenziali;
  • bacini di raccolta;
  • corridoi blu-verdi;
  • punti di connessione con la costa;
  • aree strategiche per rinaturalizzazione.

Questa carta dovrà essere sovrapposta a:

  • Carta della Struttura Ecologica;
  • Carta della Città dei 300 metri;
  • Carta della Foresta Urbana;
  • Carta della Permeabilità.

I dati idraulici vengono prima delle proposte

Su questo tema Salerno Verde deve mantenere particolare prudenza: non possiamo proporre interventi su corsi d'acqua e drenaggio basandoci soltanto su osservazioni urbanistiche.

Serviranno:

  • studi idrologici;
  • dati pluviometrici;
  • piani di rischio;
  • cartografie ufficiali;
  • valutazioni tecniche.

La componente civica può indicare una direzione. La progettazione deve essere supportata da competenze specialistiche.

Verde e sicurezza non sono opposti

È importante chiarirlo. Salerno Verde non propone di rinaturalizzare contro la sicurezza idraulica.

Propone di cercare soluzioni nelle quali:

  • sicurezza;
  • ecologia;
  • spazio pubblico;
  • adattamento climatico
  • possano lavorare insieme.

In alcuni casi sarà possibile, in altri la priorità idraulica limiterà fortemente la fruizione. Il Piano deve accettare queste differenze.

La manutenzione dell'infrastruttura blu

Anche i sistemi naturali richiedono manutenzione:

  • Rain garden ostruiti.
  • Canali pieni di rifiuti.
  • Vegetazione non gestita.
  • Sistemi drenanti non controllati.

possono perdere efficacia.

Per questo la città-spugna non è una città senza manutenzione. È una città che sposta parte della manutenzione verso sistemi più complessi e multifunzionali.

Monitorare l'acqua

Dovremmo anche introdurre indicatori. Per esempio:

  • superficie deimpermeabilizzata;
  • volume di acqua meteorica potenzialmente trattenuto;
  • numero di sistemi di drenaggio sostenibile;
  • superficie rinaturalizzata lungo i corsi d'acqua;
  • continuità vegetazionale delle sponde;
  • uso di acqua recuperata per irrigazione.

Non fissiamo ancora target. Prima dobbiamo conoscere la situazione iniziale.

L'acqua torna visibile

C'è infine anche una dimensione culturale. Molte città hanno progressivamente nascosto l'acqua:

  • Torrenti tombati.
  • Canali chiusi.
  • Percorsi naturali cancellati.

Salerno Verde propone, dove possibile e sicuro, di restituire visibilità all'acqua. Non come spettacolo ma come parte dell'identità urbana. Un fiume visibile e accessibile viene anche percepito più facilmente come patrimonio collettivo.

Dalla collina al mare

L'infrastruttura blu ci permette infine di leggere Salerno secondo una continuità territoriale completa:

pioggia

suolo

valloni

fiumi e torrenti

parchi e città

foce

mare

Questo ciclo esiste indipendentemente dalla pianificazione. Il nostro compito è evitare che la città lo interrompa inutilmente.

Una città che lavora con l'acqua

Per decenni la città ha cercato soprattutto di piegare l'acqua alle proprie necessità. Salerno Verde 2050 propone di imparare anche a fare il contrario: adattare una parte della città al comportamento naturale dell'acqua.

  • Più suolo permeabile.
  • Più vegetazione.
  • Più spazio ai corsi d'acqua.
  • Più raccolta della pioggia.
  • Più drenaggio locale.
  • Meno superfici inutilmente impermeabili.

Non sarà sufficiente da solo a risolvere il rischio idraulico ma può diventare una componente essenziale di una città più resiliente perché una città mediterranea del futuro non dovrà soltanto sapere come liberarsi dell'acqua quando arriva ma dovrà anche sapere come conservarla quando manca.

Ed è tra questi due estremi — piogge intense e periodi siccitosi — che dovrà imparare a vivere la Salerno del 2050.