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assicurazioni
La medicalizzazione della vita normale – quando un dato diventa una diagnosi (Puntata 3)
Il tuo smartwatch ti notifica: "Frequenza cardiaca a riposo più alta del solito". Oppure: "Qualità del sonno: scarsa". O ancora: "Rilevata possibile fibrillazione atriale". Sono messaggi pensati per rassicurarti, per darti consapevolezza. Ma spesso producono l'effetto opposto: ansia, visite mediche non necessarie, autodiagnosi errate, e talvolta interventi sanitari dannosi.
Assicurazioni, datori di lavoro e governi – chi usa i tuoi dati contro di te (Puntata 2)
I dati raccolti dal tuo smartwatch non servono solo a migliorare il tuo sonno o a motivarti a fare più passi. Hanno un valore economico enorme, e non solo per le aziende che li raccolgono. Sempre più spesso, questi dati vengono utilizzati - o potrebbero esserlo - da tre categorie di attori con un interesse diretto sulla tua vita: le assicurazioni, i datori di lavoro e i governi.
Il polso come password – cosa raccolgono davvero i nostri dispositivi (Puntata 1)
Indossiamo un Apple Watch, un Fitbit, un Oura Ring o un anello cinese da 20 euro. Lo carichiamo ogni notte, lo laviamo sotto l'acqua, lo guardiamo decine di volte al giorno. Ci dice quante calorie abbiamo bruciato, quanto abbiamo dormito, se il nostro cuore batte regolare. Ma c'è una domanda che quasi nessuno si fa: dove vanno a finire questi dati?