Ogni estate la storia si ripete. Titoli a tutta pagina della stampa locale celebrano i numeri da capogiro: “Salerno sold-out”, “Invasione di turisti”, “Tutto esaurito nelle strutture ricettive”. Si contano gli arrivi, si stimano i ricavi dell'indotto, ci si bea di una città che si scopre attrattiva e internazionale.
Ma dietro questo trionfante bilancio contabile esiste un'altra realtà, vissuta sulla pelle di chi questa città la abita tutto l'anno e di chi, ignaro, prova a viverla da visitatore: quella dei servizi essenziali lasciati al collasso.
Parlare di turismo senza parlare di mobilità è un esercizio di pura miopia. La realtà estiva a Salerno è fatta di ore di attesa sull'asfalto rovente, corse saltate o soppresse senza preavviso e fermate che sono spesso semplici pali arrugginiti piantati sul marciapiede, totalmente prive di una pensilina per ripararsi dal sole d'agosto.
Mentre il centro e la stazione si riempiono di bagagli e passeggeri, il trasporto pubblico urbano applica tagli drastici al servizio per via dell'orario "estivo/non scolastico". Un paradosso grottesco: nel momento dell'anno in cui la domanda di mobilità tocca il suo picco, l'offerta viene sistematicamente ridotta.
Ci si ritrova così incastrati in una trappola a due uscite, entrambe amare:
Per il cittadino: chi lavora in estate o vive nei quartieri collinari e orientali subisce un doppio danno. Meno corse, bus stracolmi e ritardi cronici.
Per il turista: l'impatto con la città si trasforma in un test di sopravvivenza urbana che lascia un ricordo amaro di inefficienza.
Ciò che sconcerta non è solo il disservizio in sé, ma la narrazione che lo circonda. Una parte della stampa locale sembra soffrire di un'incapace visione d'insieme: misura il successo di Salerno esclusivamente con la bilancia degli incassi privati e dei posti letto occupati, ignorando del tutto la sostenibilità pubblica.
Ma a cosa serve sbandierare il milione di presenze se poi la città non garantisce i servizi minimi per far muovere quelle persone dignitosamente? Un turismo sano non si misura con il "pallottoliere" degli arrivi, ma con la capacità di accogliere senza devastare la vivibilità di un territorio. Se le entrate della tassa di soggiorno e l'aumento dell'imposta indiretta non si traducono in pensiline d'attesa, corse aggiuntive, o in un'integrazione seria tra metropolitana e trasporti urbani, il "boom turistico" diventa un costo sociale scaricato interamente sulle spalle dei cittadini.
Una città che ambisce a essere una capitale del turismo non può continuare a gestire la mobilità con la mentalità della provincia degli anni '90. Non bastano i grandi eventi e le foto da cartolina se poi la quotidianità si misura in un'ora di attesa sotto il sole per un autobus che non passerà mai.
Finché la politica e gli organi di informazione continueranno a confondere la quantità dei flussi con la qualità della vita, il turismo a Salerno continuerà a essere vissuto non come un'opportunità di sviluppo, ma come una condanna stagionale.