Shelly (progetto Shelly-ALPM) è un gestore di pacchetti open source pensato come alternativa moderna e più user-friendly a pacman per Arch Linux e derivate (CachyOS lo ha adottato come interfaccia grafica predefinita). Non è un semplice frontend o wrapper di pacman: parla direttamente con libalpm, la stessa libreria usata da pacman, garantendo velocità e accuratezza. Gestisce in un’unica interfaccia:
- pacchetti ufficiali Arch
- AUR (Arch User Repository)
- Flatpak / Flathub
- AppImage
- pacchetti locali
Disponibile sia in versione grafica (GTK4, nativa Wayland) sia CLI.
La versione 3.0, rilasciata oggi 29 luglio 2026, non è un aggiornamento incrementale: è una riscrittura quasi totale.
Cambio di linguaggio: da C#/.NET a Zig Tutto il core (gestione pacchetti, CLI, tool keyring e interfaccia GTK4) è stato riscritto in Zig. Vantaggi dichiarati dagli sviluppatori:
- eseguibili nativi compilati ahead-of-time (niente runtime .NET né garbage collector)
- memoria e lifetime delle risorse più prevedibili
- controlli a compile-time più stretti sui binding delle librerie C (libalpm, GTK4, libarchive, GPG…)
- avvio più snello e minore consumo di risorse
- un unico flusso di build e test per CLI, GUI, keyring e backend Flatpak opzionale
La sviluppatrice Zoey Erin Bauer ha riassunto così: «La riscrittura dà a Shelly una base molto più pulita, elimina il runtime .NET gestito dall’applicazione principale e rende la connessione con le librerie native di Arch Linux di gran lunga più semplice. I comandi shelly e shelly-ui restano gli stessi, ma quasi tutto ciò che li alimenta è nuovo».
Novità principali della GUI (GTK4)
- Schermata di benvenuto migliorata al primo avvio (si possono attivare AUR, Flatpak e AppImage e Shelly può installare le dipendenze mancanti)
- Navigazione pacchetti con layout a lista e a griglia, colonne ordinabili, filtri per stato installato e etichette di provenienza
- Dettagli AUR più ricchi (dipendenze opzionali, anteprima PKGBUILD, output di makepkg visibile)
- Gestione Flatpak rifinita (nuova navigazione e pagina dedicata per bundle e ref)
- Installazione AppImage più sicura (meno “voci fantasma”)
- Pagina Utilities dedicata (sincronizzazione database, riparazione lock, permessi, cache, orfani)
- Impostazioni con salvataggio automatico, navigazione laterale o superiore configurabile, scorciatoie da tastiera
- Traduzioni aggiornate (tra cui italiano, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese semplificato, ecc.)
Novità della CLI
La CLI è stata ricostruita da zero:
- ricerca unificata (shelly <termini>) che interroga repository ufficiali + AUR e passa direttamente all’installazione
- aggiornamenti coordinati tra pacchetti standard, AUR, AppImage e Flatpak
- export/import backup pacchetti in formato TOML leggibile
- nuovi/estesi comandi per marking, downgrade, news Arch, keyring, cache, pacnew/pacsave, riparazione lock e permessi
- generazione completamenti Bash (oltre a Fish e Zsh)
- conferme e anteprime delle transazioni più chiare
- output JSON strutturato e modalità framed per la GUI
Flatpak davvero opzionale
Una delle scelte architetturali più intelligenti: il supporto Flatpak è ora in un pacchetto separato (shelly-flatpak-backend). L’installazione base di Shelly non dipende da libflatpak/GLib/OSTree. Chi non usa Flatpak tiene il sistema leggero; chi lo vuole lo aggiunge in un secondo momento senza ricompilare.
Altri miglioramenti tecnici
- Sincronizzazione parallela dei database dei repository
- Migliore gestione di pacchetti e gruppi ignorati
- Comportamento di rete “Happy Eyeballs” raffinato (timeout, redirect, fallback mirror, validazione body)
- Review di tutti i PKGBUILD modificati prima di un upgrade AUR (non più uno alla volta)
- Correzioni su dipendenze opzionali, hang di build AUR, versioni errate, voci AppImage fantasma
Come installarlo
Su CachyOS (metodo consigliato):
sudo pacman -S shellySu Arch e altre derivate via AUR:
yay -S shelly
# oppure
paru -S shellySono disponibili anche binari standalone e tarball sorgente sulla pagina di release GitHub del progetto.
Note di aggiornamento
- Le configurazioni esistenti vengono preservate (i campi sconosciuti vengono ignorati)
- Chi usa Flatpak deve installare anche shelly-flatpak-backend e flatpak
- Il tool keyring si chiama ora shelly-key (i comandi shelly keyring … restano validi)
- La CLI è cambiata molto: chi ha script automatici dovrebbe verificarli (meglio usare --json dove disponibile)
Shelly 3.0 rappresenta un esempio concreto di come un progetto software libero possa fare un salto di qualità radicale (cambio di linguaggio, architettura più pulita, backend opzionali) senza perdere usabilità. È particolarmente interessante per chi usa Arch/CachyOS e vuole un’interfaccia grafica moderna che non sacrifichi la potenza e la trasparenza di libalpm, e per chi segue l’evoluzione degli strumenti di gestione pacchetti nel mondo GNU/Linux.